Il via libera Aifa

Tumori di cervice uterina, endometrio e urotelio, così l’immunoterapia cambia le strategie di cura

Per la “quarta gamba” delle cure oncologiche insieme a chirurgia, chemio e radioterapia si allargano le prospettive d’impiego: triplice ampliamento della rimborsabilità per la molecola immunoterapica pembrolizumab che diventa utilizzabile in 28 diversi scenari terapeutici

di Federico Mereta

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Avanza l’innovazione. E crescono le opportunità di controllare malattie neoplastiche apparentemente lontane tra loro. In questo ambito, si registra l’ok di Aifa per l’ampliamento della rimborsabilità di pembrolizumab, utilizzabile ora in ben 28 diversi scenari terapeutici

L’immunoncologia

Semplificando al massimo, grazie ai farmaci su misura, il sistema difensivo del corpo viene spinto a reagire da solo nei confronti delle cellule neoplastiche. E quindi si ribella al cancro, potenziando la risposta. Ma c’è di più: più si va avanti con la ricerca, più si scopre che l’immunoterapia dei tumori trova spazi sempre più ampi nel trattamento di varie forme neoplastiche, anche molto diverse tra loro. E soprattutto ci si rende conto che questa strategia di cura rappresenta una tappa fondamentale di quel percorso virtuoso che passa attraverso la prevenzione, gli screening e, appunto, l’innovazione terapeutica, in una sorta di “fil rouge” invisibile che lega condizioni patologiche apparentemente lontane tra loro.

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Così, per quella che è stata definita la “quarta gamba” delle cure oncologiche (appunto l’immunoterapia), insieme a chirurgia, chemio e radioterapia, si allargano le prospettive d’impiego. Lo prova una volta di più il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla rimborsabilità di pembrolizumab in tre nuove indicazioni, che si aggiungono alle attuali 25. Cambia quindi la pratica clinica in due neoplasie ginecologiche: nel tumore della cervice uterina, con rischio di morte ridotto del 43% nelle pazienti in stadio III-IVA secondo la classificazione FIGO 2014, e nel carcinoma dell’endometrio, in cui il rischio di progressione della malattia è diminuito del 66%. Non solo. Si aggiunge un’ulteriore indicazione ovvero il trattamento del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico (l’urotelio rappresenta il rivestimento interno di vescica - 90% dei casi totali di tumore - pelvi renale, ureteri e uretra) in cui il rischio di morte è stato ridotto del 49% e la sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia.

Strategie di cura del tumore della cervice uterina

Nel 2024, in Italia, sono state stimate quasi 2.400 nuove diagnosi di tumore della cervice uterina, legato nella quasi totalità dei casi all’infezione da Hpv o Papilloma virus umano. In questo senso, la rimborsabilità di pembrolizumab, in associazione a chemioradioterapia (radioterapia a fasci esterni seguita da brachiterapia) in specifiche pazienti appare un passo avanti fondamentale. «Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante – segnala Domenica Lorusso, Responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University -. La combinazione di pembrolizumab con la chemioradioterapia concomitante esclusiva aumenta, in modo statisticamente significativo e clinicamente rilevante, la sopravvivenza globale».

Non solo: come emerge dai risultati dello studio KEYNOTE-A18, pubblicato su The Lancet in pazienti con stadio III-IVA del tumore del collo dell’utero (secondo la classificazione sopracitata) l’associazione ha ridotto il rischio sia di progressione che di morte del 43% rispetto alla sola chemioradioterapia. «Si tratta di un setting potenzialmente curativo - sottolinea la Lorusso. L’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chemioradioterapia consentirà di portare a una potenziale guarigione un maggior numero di pazienti. Con questo approccio, è possibile sommare i benefici a lungo termine dell’immunoterapia con l’efficacia immediata della chemioradioterapia che hanno già dimostrato in altre patologie un effetto di reciproco potenziamento quando somministrate insieme».

Terapia su misura per l’endometrio

Le decisioni di Aifa in termini di rimborsabilità della terapia vanno a interessare anche il tumore dell’endometrio. Sono state circa 8.650 le nuove diagnosi di questa patologia nel 2024 in Italia. L’immunoterapico ha avuto il via libera in associazione a chemioterapia nel trattamento di prima linea di pazienti affette da carcinoma dell’endometrio primario avanzato o ricorrente con particolari condizioni, ovvero il deficit del sistema di mismatch repair (una sorta di malfunzionamento del meccanismo di riparazione del Dna presente in circa il 30% dei casi) e che sono candidate a terapia sistemica. «L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia rappresenta una nuova opzione terapeutica di prima linea per le donne con carcinoma endometriale primario avanzato o ricorrente con deficit del sistema di mismatch repair, dimostrando un miglioramento davvero significativo della sopravvivenza libera da progressione – commenta Lorusso. Si tratta di un risultato straordinario».

Sinergia virtuosa per i tumori della vescica

Infine, dopo molti anni, cambia anche il trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, grazie all’approvazione da parte di Aifa della rimborsabilità di pembrolizumab, in associazione a enfortumab vedotin, un anticorpo farmaco-coniugato. Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 31.000 nuovi casi di tumori della vescica, di cui oltre il 90% è costituito da carcinomi uroteliali. «Fin dagli anni 80 gli schemi di chemioterapia a base di platino hanno rappresentato lo standard di cura del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico – spiega Roberto Iacovelli, Professore Associato di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma -. La nuova associazione, per la prima volta, ha migliorato la sopravvivenza e il controllo di malattia. Siamo di fronte a una vera rivoluzione della cura e a un’innovazione decisiva per i pazienti, sia per i risultati ottenuti sia per la natura dei trattamenti».

In prima linea, secondo gli studi, l’associazione pembrolizumab più enfortumab vedotin è caratterizzata da una sinergia nel controllo della malattia a tutto vantaggio dei pazienti. «La malattia viene così contrastata su due fronti – riprende l’esperto. Uno è costituito dal sistema immunitario che viene riattivato contro il tumore grazie a pembrolizumab, l’altro è la maggiore selettività nell’aggressione delle cellule malate, grazie all’anticorpo farmaco-coniugato, che costituisce una forma di chemioterapia più evoluta. In questo modo, si ottiene un controllo più duraturo e profondo della neoplasia. La sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata e l’efficacia della terapia nel ridurre significativamente l’estensione della malattia è possibile in una percentuale rilevante dei pazienti, ovvero il 67% rispetto al 44% della chemioterapia».

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