Tumori di cervice uterina, endometrio e urotelio, così l’immunoterapia cambia le strategie di cura
Per la “quarta gamba” delle cure oncologiche insieme a chirurgia, chemio e radioterapia si allargano le prospettive d’impiego: triplice ampliamento della rimborsabilità per la molecola immunoterapica pembrolizumab che diventa utilizzabile in 28 diversi scenari terapeutici
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Avanza l’innovazione. E crescono le opportunità di controllare malattie neoplastiche apparentemente lontane tra loro. In questo ambito, si registra l’ok di Aifa per l’ampliamento della rimborsabilità di pembrolizumab, utilizzabile ora in ben 28 diversi scenari terapeutici
L’immunoncologia
Semplificando al massimo, grazie ai farmaci su misura, il sistema difensivo del corpo viene spinto a reagire da solo nei confronti delle cellule neoplastiche. E quindi si ribella al cancro, potenziando la risposta. Ma c’è di più: più si va avanti con la ricerca, più si scopre che l’immunoterapia dei tumori trova spazi sempre più ampi nel trattamento di varie forme neoplastiche, anche molto diverse tra loro. E soprattutto ci si rende conto che questa strategia di cura rappresenta una tappa fondamentale di quel percorso virtuoso che passa attraverso la prevenzione, gli screening e, appunto, l’innovazione terapeutica, in una sorta di “fil rouge” invisibile che lega condizioni patologiche apparentemente lontane tra loro.
Così, per quella che è stata definita la “quarta gamba” delle cure oncologiche (appunto l’immunoterapia), insieme a chirurgia, chemio e radioterapia, si allargano le prospettive d’impiego. Lo prova una volta di più il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla rimborsabilità di pembrolizumab in tre nuove indicazioni, che si aggiungono alle attuali 25. Cambia quindi la pratica clinica in due neoplasie ginecologiche: nel tumore della cervice uterina, con rischio di morte ridotto del 43% nelle pazienti in stadio III-IVA secondo la classificazione FIGO 2014, e nel carcinoma dell’endometrio, in cui il rischio di progressione della malattia è diminuito del 66%. Non solo. Si aggiunge un’ulteriore indicazione ovvero il trattamento del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico (l’urotelio rappresenta il rivestimento interno di vescica - 90% dei casi totali di tumore - pelvi renale, ureteri e uretra) in cui il rischio di morte è stato ridotto del 49% e la sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia.
Strategie di cura del tumore della cervice uterina
Nel 2024, in Italia, sono state stimate quasi 2.400 nuove diagnosi di tumore della cervice uterina, legato nella quasi totalità dei casi all’infezione da Hpv o Papilloma virus umano. In questo senso, la rimborsabilità di pembrolizumab, in associazione a chemioradioterapia (radioterapia a fasci esterni seguita da brachiterapia) in specifiche pazienti appare un passo avanti fondamentale. «Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante – segnala Domenica Lorusso, Responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University -. La combinazione di pembrolizumab con la chemioradioterapia concomitante esclusiva aumenta, in modo statisticamente significativo e clinicamente rilevante, la sopravvivenza globale».
Non solo: come emerge dai risultati dello studio KEYNOTE-A18, pubblicato su The Lancet in pazienti con stadio III-IVA del tumore del collo dell’utero (secondo la classificazione sopracitata) l’associazione ha ridotto il rischio sia di progressione che di morte del 43% rispetto alla sola chemioradioterapia. «Si tratta di un setting potenzialmente curativo - sottolinea la Lorusso. L’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chemioradioterapia consentirà di portare a una potenziale guarigione un maggior numero di pazienti. Con questo approccio, è possibile sommare i benefici a lungo termine dell’immunoterapia con l’efficacia immediata della chemioradioterapia che hanno già dimostrato in altre patologie un effetto di reciproco potenziamento quando somministrate insieme».


