Arrivare presto. E' la regola fondamentale per affrontare il tumore. quanto prima si approda alla diagnosi, tanto maggiori sono le possibilità di curare al meglio la patologia. Per il tumore del pancreas, in particolare, una diagnosi precoce della lesione può moltiplicare le prospettive di sopravvivenza a cinque anni, passando da meno del 20% fin quasi all'80% negli stadi più iniziali. Facile a dirsi.
Difficile scoprire la malattia: la ricerca su 6mila pazienti
Purtroppo però è tremendamente difficile evidenziare la malattia fin dai suoi esordi visto che si manifesta spesso con sintomi aspecifici e tende ad avere a volte uno sviluppo estremamente rapido, con diffusione agli organi vicini e a distanza. Ci sono però condizioni, che, pur se scoperte per caso, possono dare il via ad un percorso di sorveglianza specifico che potrebbe migliorare le prospettive di riconoscimento rapido della lesione ai suoi albori. Stiamo parlando delle cisti, che vengono spesso individuate nel corso di una tomografia computerizzata o risonanza magnetica dell'addome eseguiti per altri motivi. Chi presenta queste lesioni, in presenza di particolari caratteristiche di sospetto, può avere un maggior rischio di sviluppare neoplasie maligne del pancreas nel corso del tempo. Ma come capire chi e quando sorvegliare l'evolversi del quadro? Una risposta viene dalla ricerca che ha coinvolto oltre 6.000 pazienti ed è stata condotta dagli esperti del Mass General Brigham di Boston, coordinati da Ramin Khorasani (primo autore Arya Haj Mirzaian), pubblicata su JAMA Network Open.
Loading...
Lesioni da tenere sotto controllo
Lo studio mostra chiaramente come le cisti vadano sorvegliate nel tempo, pur se con percorsi personalizzati, senza sottovalutare la situazione. gli esperti hanno utilizzato le immagini addominali (risonanza magnetica o tomografia computerizzata) di 499.631 pazienti visitati presso il Mass General Brigham tra il 2009 e il 2021, identificando 6.064 pazienti con cisti pancreatiche a basso rischio.
Questi pazienti sono stati seguiti per una media di 3,3 anni dopo la diagnosi iniziale di cisti pancreatica per identificare eventuali successivi riconoscimenti di tumori pancreatici. Questi si sono sviluppati in una percentuale davvero minima di pazienti, poco più di uno su 200. Si è visto che le probabilità di sviluppare il tumore sono apparse maggior in presenza di cisti pancreatiche più grandi, di età superiore ai 70 anni e se il dotto pancreatico principale (una sorta di “canale” che scorre all'interno dell'organo) è risultato ectasico, cioè particolarmente dilatato. Non solo. Il percorso di monitoraggio va portato avanti nel tempo. Il 26,3% dei tumori è stato diagnosticato più di cinque anni dopo la prima individuazione delle cisti pancreatiche, il che significa che il monitoraggio a lungo termine dei pazienti con cisti pancreatiche a basso rischio potrebbe ridurre le diagnosi mancate o ritardate di tumore al pancreas.
Come comportarsi
“Il nostro studio sottolinea la necessità di strategie di sorveglianza personalizzate a lungo termine per i pazienti con cisti pancreatiche a basso rischio scoperte incidentalmente” – è il commento di Khorasani -. Questo approccio potrebbe consentire una diagnosi precoce del cancro al pancreas, quando le probabilità di successo del trattamento sono maggiori”. Insomma: anche le cisti a basso rischio non vanno sottovalutate, considerando che comunque, stando allo studio la loro presenza innalza di quasi 14 volte il rischio di sviluppare nel futuro un tumore pancreatico. Per questo gli esperti segnalano come sia importante inserire la diagnostica per immagini in una un piano di sorveglianza multidisciplinare per ogni paziente con cisti pancreatiche a basso rischio, al fine di ridurre gli errori diagnostici e i danni al paziente associati a diagnosi mancate o ritardate di tumore al pancreas.
Loading...
“Ad oggi, non esiste un programma di screening efficace dedicato alle neoplasie pancreatiche, e le metodiche strumentali considerate di primo livello, quali l'ecografia e gli esami laboratoristici, non consentono di individuare tempestivamente e negli stadi più iniziali queste neoplasie nella popolazione generale – commenta Giuseppe Tirino, Dirigente Medico presso l'Uoc Oncologia Medica dell'AORN San Giuseppe Moscati di Avellino e Coordinatore del Gruppo Oncologico Multidisciplinare dei tumori del pancreas -. Allo stesso modo, quasi sempre la comparsa dei sintomi è tardiva e rappresentata da un corredo di disturbi spesso sfumati e fuorvianti”.
Proposte di miglioramento
L'individuazione di sottogruppi di pazienti particolarmente a rischio può consentire, nel giusto contesto clinico e organizzativo, di amplificare le possibilità di una diagnosi precoce e, di conseguenza, di una traiettoria che possa condurre verso una potenziale guarigione. “In questo senso, il riferimento va ai ai pazienti con una storia di patologie infiammatorie croniche del pancreas (spesso etilisti, con diabete o obesità), ai pazienti con una forte storia familiare di neoplasie pancreatiche e altre forme tumorali maligne (talvolte nell'ambito di vere e proprie sindromi genetiche eredo-familiari, quali quelle correlate alla presenza di mutazioni germinali dei geni BRCA1 e BRCA2) e, infine, ai soggetti portatori di particolari lesioni cistiche del pancreas, le cosiddette “PCLs” (Pancreatic Cystic Lesions, ovvero lesioni cistiche del pancreas) – fa sapere l'esperto -. Il monitoraggio clinico-strumentale metodico dei soggetti che presentano lesioni cistiche giudicate “sospette”, sulla base di elementi clinico-strumentali definiti in letteratura “worrisome features” (ovvero “caratteristiche di allarme”), si basa sull'utilizzo integrato di diverse indagini strumentali di secondo livello, quali la risonanza magnetica e l'ecoendoscopia, e sulla sorveglianza periodica con esame clinico ed esami laboratoristici dedicati, tra cui l'impiego ad esempio di marcatori tumorali dosabili nel sangue quali il CA19.9”.
L'effettuazione di questa sorveglianza nell'ambito dei cosiddetti Gruppi Oncologici Multidisciplinari, con la collaborazione dei diversi specialisti coinvolti (quali l'oncologo medico, il radiologo, il chirurgo, il radioterapista, il gastroenterologo endoscopista ed altri), permette di armonizzare e personalizzare, e quindi rendere maggiormente efficienti, questi percorsi diagnostici di per sé molto complessi e gravati da un alto tasso di potenziale “errore” o confondimento, in alcuni casi addirittura nell'ambito di unità multidisciplinari altamente specializzate di Centri di riferimento definite “Pancreas Unit”.
Invecchiare è diventato qualcosa da prevenire, rallentare e correggere. Botox, filler e lifting raccontano una società sempre più ossessionata dalla giovinezza.