Oncologia

Tumore dell’ovaio, ecco la rete lombarda dei centri doc con la strategia anti liste d’attesa

La Regione individua il network “stellato” di nove ospedali abilitati agli interventi chirurgici per le donne con neoplasia ginecologica con tanto di gestione dei tempi mirata, percorsi strutturati di presa in carico e agende dedicate

di Barbara Gobbi

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«Vogliamo garantire cure di altissima qualità, in centri con comprovata esperienza e volumi adeguati, secondo standard europei di eccellenza. La concentrazione della chirurgia del tumore dell’ovaio in strutture selezionate significa maggiore sicurezza, migliori esiti clinici e percorsi più appropriati. Allo stesso tempo lavoriamo sulla riduzione dei tempi di attesa e sull’organizzazione di agende dedicate, perché la tempestività è parte integrante della qualità della cura». Così l’assessore al Welfare di Regione Lombardia racconta la mini-rivoluzione affidata alla delibera che porta la sua firma, con cui si dà avvio a una rete di centri d’eccellenza per la gestione operatoria del tumore dell’ovaio. Una rete per così dire “esclusiva”, nel senso che solo le strutture selezionate sono autorizzate agli interventi in regime di Servizio sanitario nazionale. Ma non solo: con il network si guarda anche alla piaga liste d’attesa, fondamentale in caso di patologie dipendenti dalla rapidità della diagnosi e cura come quelle oncologiche.

La rete dei centri

Sulla base dei criteri stabiliti dal documento tecnico, è quindi individuata una rete che per il momento conta nove strutture, tutte già di riferimento anche per i pazienti che arrivano in Lombardia da ogni parte d’Italia e che così disporranno di una bussola in più per orientarsi. Dal 1 aprile, le strutture pubbliche e private accreditate a contratto non inserite nell’elenco non potranno erogare, a carico del Servizio sanitario nazionale, interventi di resezione del tumore dell’ovaio.

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Questa la “rosa” d’eccellenza abilitata: Istituto europeo di Oncologia (Milano); Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori (Milano); Irccs Ospedale San Raffaele (Milano); Ospedale Del Ponte, Asst Sette Laghi (Varese); Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori (Monza); Humanitas San Pio X (Milano); Spedali Civili di Brescia–Asst Spedali Civili (Brescia); Fondazione Irccs Policlinico San Matteo (Pavia); Ospedale Papa Giovanni XXIII–Asst Papa Giovanni XXIII (Bergamo).

La strategia anti-liste

La delibera, come sottolineano da Regione Lombardia, “definisce un modello di assistenza altamente specializzato nella prevenzione, diagnosi e cura, chirurgica e medica, delle neoplasie ginecologiche, individuando criteri oggettivi per l’identificazione dei Centri di riferimento, in linea con le raccomandazioni della Società europea di Ginecologia oncologica (Esgo) e coerenti con gli standard di eccellenza nazionali e internazionali”. La costruzione del network lombardo prevede interventi mirati anche alla gestione dei tempi di attesa, con la programmazione strutturata delle prestazioni ambulatoriali, sia pre che post intervento, e la garanzia di agende dedicate da parte degli erogatori sanitari. L’obiettivo è assicurare maggiore appropriatezza, continuità e tempestività dei percorsi di cura, rafforzando ulteriormente l’efficacia dell’offerta assistenziale regionale.

Check annuale

La rete dei centri sarà ampliabile così come sottoposta a costante monitoraggio: le strutture che intendano farne parte dovranno seguire una precisa procedura e la Direzione generale Welfare ha mandato di valutarne l’accoglimento in relazione all’evoluzione epidemiologica e alla coerenza con la programmazione sanitaria regionale. E la stessa Dg verificherà una volta all’anno, in raccordo con le aziende territoriali di riferimento, il mantenimento dei requisiti quali-quantitativi da parte dei Centri individuati, con possibilità di integrazione o modifica dell’elenco.

Il documento tecnico “Linee di indirizzo organizzativo-assistenziali per la presa in carico delle donne con neoplasie ginecologiche”, contenuto nell’atto approvato dalla Giunta regionale, è stato predisposto dalla Rete Oncologica Lombarda e dalla Commissione Tecnica “Salute della Donna” della Rete regionale ostetrico-ginecologica e neonatale.

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