Usa

Trump vince di slancio le primarie del New Hampshire, Haley non si arrende

L’ex Presidente sente sempre più vicina la nomination repubblicana con la conquista dello stato moderato dopo l’Iowa. La rivale: continuo la sfida

di Marco Valsania

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4' di lettura

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Donald Trump vince di slancio le primarie del New Hampshire, con circa undici punti percentuali di vantaggio. Un risultato parso chiaro fin dai primi minuti dalla chiusura delle ultime urne alle 8 di sera ora locale. E un esito che lascia la sola rivale rimasta in corsa per la nomination conservatrice per la Casa Bianca, Nikki Haley, in evidente difficoltà. Ma che non ha chiuso del tutto, almeno nell’immediato, la partita: Haley, alla quale non è riuscita la sorpresa di vincere contro ogni pronostico, ha rivendicato di aver limitato la sconfitta e non ha alzato bandiera bianca: «La corsa è lungi dall’essere finita», ha affermato esprimendo l’intenzione di rimanere in gara in vista di quello che considera il prossimo significativo appuntamento, nel suo stato natale della South Carolina a fine febbraio.

Trump ha ottenuto il 54% di voti contro il 43% dell’ex governatrice della Carolina del Sud ed ex ambasciatrice all’Onu . Ed è diventato il primo candidato repubblicano a vincere sia i caucus dell’Iowa che le primarie del New Hampshire, i primi due appuntamenti per la nomination, dal 1976. Non basta: nessun candidato che ha vinto entrambe le contese ha mai perso la nomination. E una sua nomination sarebbe la terza consecutiva, un record.

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Anche il Presidente in carica Joe Biden, il più che probabile candidato democratico per un nuovo mandato alla White House, considera ormai i giochi fatti. «È chiaro ormai che Donald Trump sarà il candidato repubblicano», ha fatto sapere invitando gli americani a unirsi ai democratici per batterlo. «Il mio messaggio al Paese è che nel 2024 la posta in gioco non potrebbe essere più elevata», citando dalla democrazia, al diritto di voto e al rilancio dell’economia.

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Trump da parte sua ha previsto che prima o poi Haley sarà costretta a ritirarsi dal duello repubblicano per il diritto a correre contro Biden a novembre, anzi che avrebbe già dovuto farlo. Anche se Haley per ora non ne ha dato segno. «Abbiamo conquistato quasi metà dei voti», ha detto sfoggiando ottimismo nonostante la sconfitta. «Il New Hampshire è il primo stato nella nazione a svolgere primarie, non l’ultimo, abbiamo appena cominciato», ha detto. Ha esposto le ragioni della sua candidatura: «Non possiamo sostituire il caos dei democratici e di Joe Biden con il caos repubblicano», che seguirebbe un successo di Trump. Di più, ha ammonito che i repubblicani seguendo l’ex Presidente hanno «perso le elezioni nel 2018, nel 2020 e nel 2022».

Ha citato, lei 52enne, quale fattore squalificante per la Casa Bianca anche l’età sia di Trump che di Biden. «Il primo partito che pensiona un candidato ottuagenario vincerà le elezioni e io voglio che i repubblicani vincano». Una nomination di Trump risulterebbe, ha detto, in «una vittoria di Biden» alla Casa Bianca.

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Il dettaglio del voto ha tuttavia mostrato oggi i punti di forza di Trump. Anche in primarie aperte anche ai non iscritti al partito quali quella del New Hampshire, ha potuto far leva sul cuore della base repubblicana a lui fedele, anzitutto bianca, con minor livello di istruzione, con redditi inferiori e più rurale. Una base sensibile ai suoi comizi populisti e nazionalisti. Tra i soli iscritti repubblicani, con tematiche cruciali quali il pessimismo economico, la lotta all’immigrazione e il nervosismo per le guerre, Trump ha in realtà battuto di ben 50 punti Haley. Nelle exit polls il 52% degli elettori ha oltretutto considerato Trump adatto alla Presidenza anche in caso di una condanna nei quattro processi penali che ha a carico.

A conti fatti Trump ha così saputo conquistare anche un degli stati sulla carta a lui meno favorevoli: il New Hampshire ha una tradizione più centrista, indipendente e meno ideologica. Soprattutto, come già accennato, consente a elettori registrati come “undeclared”, vale a dire senza etichetta di partito, di votare alle primarie: circa il 40% degli elettori è indipendente. E questa volta hanno partecipato ampiamente alle primarie repubblicane, con Haley che è riuscita a fare bene grazie alla sua capacità di attirarli con un messaggio più moderato. Ha saputo rastrellato persino il 6% di democratici che hanno preferito prendere parte alle primarie repubblicane. E’ un’abilità che sarà assai meno significativa nelle prossime primarie repubblicane, in massima parte riservate ai soli elettori registrati come repubblicani.

A Haley in New Hampshire non è bastato neppure l’appoggio appassionato del popolare governatore repubblicano locale, Chris Sununu. Un fatto raro: Sununu è tra i pochissimi esponenti dell’establishment repubblicano finora a schierarsi con lei. Trump ha al contrario raccolto e mobilitato il sostegno di circa 200 notabili conservatori, inclusi i vertici del partito nello stato di Haley, la South Carolina, dove i sondaggi lo danno in netto vantaggio.

Un ultimo risultato, poco influente, dal New Hampshire riguarda i democratici: non hanno svolto primarie ufficiali in New Hampshire, il primo appuntamento per il partito sarà in South Carolina, ma nel voto informale Biden ha vinto con il 67 per cento.


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