Trump al processo: «Attacco all’America». E Kennedy Jr. rifiuta di fare il suo vice
Parte il procedimento sui soldi all’ex pornostar Stormy Daniels, l’unico che potrebbe chiudersi prima delle elezioni. The Donald attacca il giudice
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Trump si è presentato in tribunale a New York per il caso del pagamento alla pornostar Stormy Daniels, primo processo penale per un ex presidente Usa. «È un attacco all’America», tuona il tycoon. E accusa: il giudice «è molto conflittuale» e «non mi verrà concesso un processo equo». Robert Kennedy Jr., intanto, afferma di aver rifiutato l’offerta di Trump di correre per la Casa Bianca come suo vice.
«Due sacchi di spazzatura». Basterebbe l’appellativo con il quale Donald Trump si è rivolto ai due testimoni chiave del processo a suo carico che si è aperto a New York per comprendere il tono dello spettacolo al quale gli Stati Uniti stanno per assistere. Un evento storico - nessun ex presidente americano ha mai affrontato un procedimento penale ed è soltanto il primo dei quattro per il tycoon - e destinato a creare scalpore non solo per le rivelazioni della pornostar Stormy Daniels sul loro affaire ma anche perché The Donald ha annunciato che salirà sul banco dei testimoni per dire «la sua verità». Questo processo è un «attacco all’America» e una «persecuzione politica». E, ancora, «non è mai successo niente di simile prima». Queste le prime parole pronunciate dall’ex presidente all’entrata del tribunale di Manhattan per l’inizio del procedimento a suo carico.
Trump è accusato di 34 capi di imputazione, in particolare di aver falsificato documenti aziendali per nascondere un pagamento di 130mila dollari all’attrice e regista hard nel 2016 in modo che non rivelasse la loro relazione. Oltre a Daniels, l’altra testimonianza clou sarà quella Michael Cohen, ex avvocato personale e faccendiere di Trump che ha materialmente staccato gli assegni per la pornostar e la coniglietta di Playboy Karen McDougal e poi, secondo il procuratore Alvin Bragg, è stato rimborsato dalla compagnia del tycoon che ha fatto passare le rate come spese legali.
«Testimonierò e dirò la verità. E la verità è che io non ho commesso alcun reato», ha dichiarato Trump qualche giorno fa attaccando Daniels e Cohen - «sono due bugiardi» - e il sistema di giustizia che lo «perseguita». A differenza degli altri procedimenti contro l’ex presidente - quello per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni vinte da Joe Biden in Georgia, aver istigato l’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 e aver gestito in modo inappropriato carte classificate - questo è l’unico che potrebbe chiudersi entro novembre, ovvero prima delle elezioni, ed è quindi considerato il più significativo per il futuro dell’ex presidente. Gli avvocati del tycoon sperano in un’assoluzione piena ma se dovesse essere giudicato colpevole ogni capo di imputazione comporta un massimo di quattro anni di carcere.
La domanda che, a questo punto, si pone la maggior parte degli americani è: «Se Trump dovesse essere giudicato colpevole, potrà comunque candidarsi alle presidenziali?». E la risposta è non solo che il tycoon potrebbe comunque correre per la Casa Bianca ma anche che, per la Costituzione americana, potrebbe persino guidare gli Stati Uniti dal carcere. È chiaro che al momento si tratta di uno scenario ipotetico ed è assai probabile che se condannato i suoi avversari cercheranno di metterlo sotto impeachment o contestare la sua presidenza.







