Stati Uniti

Trump, shock al Pentagono: volto di Fox News alla Difesa e board per le purghe

Il Presidente eletto spezza ogni norma e sceglie la personalità Tv di estrema destra Pete Hegseth quale ministro. Commissione per cacciare i generali inaffidabili

di Marco Valsania

Il presidente americano Donald Trump intervistato da Pete Hegseth, conduttore della Fox

4' di lettura

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Donald Trump rivoluziona il Pentagono, frantumando ogni norma: ha scelto a sorpresa Pete Hegseth, un veterano ma noto anzitutto nella divisa di conduttore del canale televisivo di fiducia della destra Fox News, quale suo Segretario alla Difesa. E ha pronto un decreto per dar vita ad una Commissione dalla missione davvero speciale: scatenare purghe che eliminino dissensi e resistenze nei vertici delle forze armate e premino gli “yes men”.

Chi è il fedelissimo Hegseth

Hegseth, che ha servito nella guardia nazionale in Iraq e Afghanistan, ha 44 anni e si è distinto sul piccolo schermo per il costante e convinto sostegno al presidente eletto. La sua nomina è considerata del tutto fuori dalle consuetudini, che nella posizione vede abitualmente politici o ex militari di provata esperienza per guidare con credibilità un Dipartimento con 1,3 milioni di militari in servizio.

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Il commentatore Tv ultraconservatore, quale riconosciuto merito principale, ha quello di aver difeso a spada tratta Trump da ogni scandalo, anche per le sue relazioni pericolose con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, per gli attacchi agli alleati e alla Nato. E si è battuto contro inchieste su militari Usa accusati di gravi crimini di guerra in Iraq, ottenendo successi durante la prima amministrazione Trump.

Anzi non ha solo preso le parti di soldati, ma anche di squadre paramilitari private che tra molte polemiche avevano in appalto mansioni di sicurezza: nel 2017 definì il massacro di 17 civili inermi e innocenti in una piazza di Baghdad da parte di guardie dell’allora società Blackwater come «un altro giorno di lavoro in Irak».

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Trump: «Pete è un fedele seguace»

«Pete è un duro, intelligente e fedele seguace di America First», ha detto Trump. «Con lui alla guida, i nemici dell’America sono avvisati, le nostre forze armate saranno di nuovo grandi e l’America non cederà mai». Hegseth, nel suo ruolo di combattente mediatico al fianco di Trump, abitualmente è sotto i riflettori della trasmissione Fox & Friends e delle trasmissioni celebrative di Capodanno. Fox lo ha definito un conduttore «eccezionale». E’ anche autore di libri.

Il comitato per le purghe

Le indiscrezioni sul comitato per le purghe hanno destato ancora più clamore. La chiamano il Warrior Board, la commissione dei guerrieri. Più che guerrieri saranno però dei crociati al servizio di Trump, incaricati di ripulire il Pentagono. Che sollevano lo spettro di rigurgiti di maccartismo, di pratiche da inquisizione senza precedenti ai vertici delle forze armate americane. Potrebbe nei fatti, secondo i critici, richiedere ai militari di esprimere posizioni politiche e indossare metaforicamente il cappello Maga.

La Commissione è prevista da uno degli ordini esecutivi che saranno sulla scrivania di Donald Trump al primo giorno della sua presidenza. Parola del Wall Street Journal, che ha preso visione della bozza del testo approntato da un gruppo che lavora a stretto contatto con la squadra di transizione di Trump. Rimane da vedere se lo firmerà davvero. Ma è nero su bianco ed è forse il più straordinario e controverso dei decreti: ha destato immediato allarme su una strategia di aperta politicizzazione di un’istituzione, le forze armate, che nella sua storia contemporanea ha sempre cercato di mantenere le distanze dalla politica di partito. Di sottolineare la sua professionalità, fedeltà alla Costituzione e l’obbedienza a tutti gli ordini che definisce legali.

Il precedente del 1940

Se i generali servono a discrezione del Presidente e non sono inediti casi di licenziamenti per divergenze divisione strategica o perdita di fiducia, un sistema esterno e parallelo ai normali canali di promozione ed esame del Pentagono sotto l’egida della Casa Bianca di valutazione dei comandanti sulla base di opachi criteri di affidabilità rappresenterebbe un terremoto. Lo stesso ordine esecutivo cita un unico precedente, che risale al 1940 e in un contesto assai diverso: l’allora capo di stato maggiore George Marshall, per preparare gli Stati Uniti alla guerra, avviò una riorganizzazione delle forze armate creando un board per accelerare il ringiovanimento nei ruoli senior con criteri professionali, rimuovendo alti ufficiali da automatiche promozioni per portare alla ribalta promettenti nuovi comandanti.

Il board delle purghe di Trump sarebbe composto da una serie di militari in pensione scelti dal Presidente con la missione esplicita di passare al setaccio le carriere di generali a tre e quattro stelle (e di ammiragli) e di raccomandare la loro rimozione «in mancanza delle richieste doti di leadership». Il test da passare per i comandanti di Trump dovrà essere, più in dettaglio, «di capacità di leadership, di preparazione strategica e di impegno all’eccellenza militare». Dietro le altisonanti parole, però, il rischio di un filtro molto politico e poco militare è evidente ai critici: Trump ha inveito a lungo contro i generali cosiddetti “woke”, progressisti e troppo attenti a inclusione e diversità tra i soldati. E contro chiunque ostacoli i suoi piani o dissenta.

L’utilizzo «inedito» delle truppe

«Saranno cacciati», ha detto parlando di quelli che definisce i «woke generals». Aggiungendo poi che tra i licenziati, «entro mezzogiorno della giornata dell’inaugurazione da Presidente», ci saranno anche tutti coloro che sono stati in qualche modo coinvolti nel drammatico e disastroso ritiro dall’Afghanistan. Di più: in gioco possono essere violazioni del tradizionale utilizzo delle truppe. Non ha fatto mistero di desideri di voler usare i militari anche per compiti domestici, spezzando così un tabù, non solo contro i migranti ma anche in città amministrate da rivali democratici (male secondo lui) e contro cittadini americani impegnati in dimostrazioni e proteste che giudichi intollerabili.

Durante la sua prima amministrazione si era già scontrato con numerosi generali, che avevano resistito ai suoi impulsi, da ritiri affrettati dalla Siria a ricorso a soldati contro manifestanti nella capitale Washington. E aveva promesso da allora proprio un repulisti delle forze armate. Tra i primi adesso a rischio di cacciata nella sua seconda amministrazione potrebbe esserci stando agli osservatori l’attuale capo degli stati maggiori riuniti, Charles Q Brown, colpevole di aver parlato di questioni razziali, delle difficoltà di fare carriera quale afroamericano.

La squadra di Trump Commander in Chief ha anche obiettivi più ampi al Pentagono dell’emarginazione di veri o presunti alti ufficiali non allineati con il suo credo politico: in gioco è una radicale riorganizzazione che riduca il personale del ministero e del centro di comando, in particolare quello degli stati maggiori riuniti, minando la sua autonomia e influenza. «È decisamente troppo vasto – ha fatto sapere una fonte vicina al neoeletto Presidente -. Molti verranno pensionati».

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