Trump accusa l’euro: «È sottovalutato». E la Fed «distruttiva»
di Marco Valsania
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NEW YORK - Donald Trump si arma e parte per una nuova guerra valutaria, oltre che di politica monetaria e commerciale. In una serie di tweet mattinieri, il Presidente ha aggredito i partner a cominciare dall'Europa accusandola di svalutare la propria divisa, l'Euro, ai danni dell'America e della sua economia: «L'Euro e altre divise sono sottovalutate rispetto al dollaro, mettendo gli Stati Uniti in grande svantaggio».
L'altro grande bersaglio della nuova crociata del Presidente è stato del tutto interno: la Federal Reserve degli Stati Uniti. Ha accusato la Banca centrale, proseguendo nei suoi tweet, di «non capire nulla», per aver portato i tassi d'interesse «a livelli troppo alti» e aver messo a suo avviso in atto un «ridicolo quantitative tightening», vale a dire una stretta monetaria. Un messaggio condito da numerosi punti esclamativi. E da una considerazione sullo stato dell'economia: ha definito «una cosa bellissima l'inflazione molto bassa» negli Stati Uniti, un aspetto che in realtà preoccupa la Fed.
Gli assalti alla Federal Reserve sono solo gli ultimi di una nuova offensiva. In un'intervista nelle ore precedenti alla Tv finanziaria americana Cnbc, il Presidente ha alzato il tiro degli attacchi, apostrofando la Banca centrale come «molto distruttiva» per il Paese.
Ha denunciato quasi personalmente gli esponenti dei suoi vertici: nonostante abbia lui stesso nominato quattro degli attuali cinque componenti del board, che assieme a governatori a rotazione delle sedi regionali formano il comitato di politica monetaria della Fed, ha dichiarato che «non è gente mia». E ha accusato l'istituto centrale, per la sua prudenza nel lanciare nuovi stimoli alla crescita e tagliare i tassi d'interesse, di essere nei fatti un asso nella manica a vantaggio di… Pechino. Quasi una quinta colonna.
Lo j'accuse presidenziale minaccia di aggravare un clima particolarmente teso, con la guerra commerciale sino-americana in pieno svolgimento tra preoccupazioni per l'impatto sull'espansione globale. Trump che ha minacciato di procedere rapidamente con nuovi dazi su altri 300 miliardi di dollari di import cinese negli Usa se il leader Xi Jinping lo snobberà all'imminente vertice del G20 in Giappone. Dopo aver già fatto scattare aumenti dei dazi dal 10% al 25% su 250 miliardi di import ai quali Pechino ha risposto con rappresaglie su 60 miliardi di made in Usa. Tutto ciò mentre Trump combatte anche su altri fronti: ha raggiunto una tregua che potrebbe pero' rivelarsi ancora fragile su dazi anti-immigrati contro il Messico e non lesina affondi contro la Ue, l'ultimo ieri contro il vino francese.

