Guerra e dialogo

Trump sblocca i porti dell’Iran e scommette su «negoziati rapidi»

Venerdì in Svizzera la firma del memorandum, poi via alle trattative su Hormuz e nucleare. Il presidente americano contro Netanyahu: «In Libano troppi morti»

di Luca Veronese

In attesa di passare. Navi mercantili nel Golfo Persico, vicino allo Stretto di Hormuz REUTERS

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Gli Stati Uniti hanno tolto il blocco militare dai porti iraniani. È questo il primo passo concreto - confermato dal governo di Teheran - verso la completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Ed è la prova più evidente di come Donald Trump stia scommettendo sui negoziati con il regime degli ayatollah che inizieranno dopo la firma del memorandum di intesa, venerdì in Svizzera.

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Il presidente americano dal G7 ha espresso grande ottimismo sulla crisi in Medio Oriente: «L’Iran - ha detto - vuole arrivare a un accordo. Devono tornare a fare affari e quindi penso che concluderemo piuttosto velocemente, intanto hanno già iniziato a sminare lo Stretto».

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«Il blocco navale è stato revocato prima della firma ufficiale», ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, per il quale la fine del blocco era «uno dei punti cruciali per iniziare a trattare».

Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna, in Svizzera. Si tratta di un breve testo, molto generico, nel quale vengono concordati il cessate il fuoco e la riapertura di Hormuz. Ma che rimanda ai negoziati, dei prossimi due mesi, ogni discussione sulle questioni per le quali Usa e Israele hanno scatenato la guerra: il programma nucleare iraniano, il sostegno militare dell’Iran alle milizie armate nella regione, le sanzioni internazionali contro il regime di Teheran, il congelamento degli asset iraniani all’estero. In questi tre mesi e mezzo di guerra si sono poi aggiunte la chiusura di Hormuz, con il conseguente shock energetico globale, e l’offensiva di Israele contro Hezbollah in Libano a infiammare la regione.

Trump comunque è sembrato impaziente di svelare i contenuti del memorandum, riaffermando che «ciò che conta più di tutto è che l’Iran ha rinunciato alle armi nucleari». Il presidente americano ha detto che «entro un paio di giorni» renderà pubblico il testo integrale del memorandum raggiunto con l’Iran. E ha lasciato intendere che, per evitare interpretazioni distorte, potrebbe essere lui stesso a leggere integralmente il testo del memorandum davanti alle telecamere.

Durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a margine del G7 in Francia, Trump ha indicato di volere «una cornice ufficiale» per diffondere il documento: «Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo», ha affermato. Poi ha detto che invierà al Congresso il testo per una revisione e che potrebbe convocare una conferenza stampa per illustrare il documento «parola per parola».

Secondo fonti vicine al governo Usa citate dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti - in segno di ulteriore apertura e a conferma della fine dei controlli sui porti - dovrebbero permettere all’Iran di iniziare a esportare petrolio e carburante, immediatamente dopo la firma del memorandum, offrendo così a Teheran anche un notevole incentivo finanziario per porre fine al conflitto.

Sempre dal G7, Trump ha voluto smentire le indiscrezioni del Financial Times secondo le quali l’amministrazione americana starebbe valutando la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari per l’Iran se il regime degli ayatollah rinuncerà al nucleare. «L’Iran ha accettato di avere armi nucleari. Non stiamo pagando Teheran, è una fake news diffusa dai democratici», ha detto Trump.

Da parte iraniana il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha dichiarato che i prossimi negoziati saranno suddivisi in due fasi. La prima riguarderà Hormuz (l’Iran insiste nel chiedere un pedaggio) e la ricostruzione, mentre «nella fase successiva si parlerà di nucleari e sanzioni».

A mettere a rischio i negoziati sono anche gli attacchi delle forze israeliane in Libano. «Non sono contento di quello che ha fatto Israele con il Libano e Hezbollah», ha detto ancora Trump, spiegando che «il premier israeliano Benjamin Netanyahu deve essere più responsabile nei confronti del Libano».

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