Trump, per Ai solo autoregolamentazione. Firmato l’ordine che cambia il nome in Super Intelligence
Pranzo alla Casa Bianca con decine di protagonisti dell’intelligenza artificiale americana per inaugurare la nuova era della Super Intelligenza. Nessuna menzione di rischi, crisi, e incidenti anche se forse nascerà un comitato consultivo di supervisione.
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Donald Trump ha convocato alla Casa Bianca l’elite tech americana usandola quale pubblico d’eccellenza per rilanciare a spada tratta il proprio laissez faire sull’intelligenza artificiale, anzi sulla Super Intelligenza come d’ora in avanti ha ordinato per decreto di chiamarla. Ha ignorato gli inviti di almeno una parte dei protagonisti del settore presenti al pranzo di lavoro, tra i quali Dario Amodei di Antrhopic, a frenare la corsa per scongiurare rischi. E affermando di essere invece soddisfatto di impegni «moralmente vincolanti» presi dalle imprese in sua presenza contro i pericoli di Ai, impegni che ha paragonato ad una «Costituzione». Alla fine, sposando il tecno-ottimismo dei più aggressivi e controversi paladini di Ai quali Jensen Huang e Mark Zuckerberg, l’avvento di una «nuova era».
Chiedilo al Sole
Quasi a simboleggiare la sua dottrina di corsa briglia sciolta, Trump ha anche lanciato anche un nuovo sito di servizi governativi dotato di Ai dedicato al pubblico. Dopo un pranzo con una ventina di top executive del settore, mai a corto di superlativi, ha affermato che «non soffocherò mai la crescita di una tecnologia che sarà più grande della rivoluzione industriale». Eventuali “bad actors”, criminali che usassero Ai per scopi illegali, potranno essere perseguiti dal Dipartimento della Giustizia e dall’Fbi con le leggi esistenti. Non ci saranno invece nuovi intrventi legislativi, nè norme federali, nè strette delle authority, piuttosto una «fantastica autoregolamentazione» da parte degli stessi marchi di Big Tech, colossi tuttavia ritenuti oggi dai critici poco credibili e quasi-monopolistici. Nel tech e in AI, oltretutto, è presente con investimenti anche l’impero familiare dello stesso Trump, fatto che ha sollevato anche espliciti sospetti di conflitto di interessi.
Trump ha precisato di aver discusso e concordato con i re di Ai il testo di un accordo (è rimasto riservato) che considera «moralmente vincolante» e con il quale le società avrebbero giurato di gestire e esorcizzare volontariamente spettri di gravi crisi causate da Ai. A suo avviso sarebbe una sorta di documento costituzionale fondante della nuova epoca. E’ emerso che potrebbe al più nascere, in aggiunta, una speciale commissione nazionale di dieci “saggi” che tenga d’occhio la tecnologia, ma la risposta a rischi e allarmi crescenti è rimasta ancora e sempre una deregulation spinta, senza la mano pesante del governo.
Tra gli esiti concreti annunciati del pranzo, uno è stato particolarmente caro al presidente, che ne aveva parlato anche nel suo discorso all’Onu: la decisione di cambiar nome a Ai. Per ordine esecutivo la ribattezza ufficialmente con il più altisonante nome di super intelligenza. Uno sforzo d’immagine, per inaugurare la nuova fase: Trump ha spiegato che artificiale dava l’impressione di qualcosa di finto, mentre occorre rassicurare l’opinione pubblica (che nei sondaggi boccia a grande maggioranza AI e il lassismo governativo nei suoi confronti). Con il rebranding il presidente indulge anche la sua personale passione per riscrivere il vocabolario: ha già rinominato, sempre via ordine esecutivo, il Lago Ontario come Lago America e il Golfo del Messico Golfo d’America.
La Casa Bianca ha accompagnato i nuovi atti presidenziali con un fact sheet molto scarno di fatti. Si ricorda che d’ora in avanti tutti i documenti ufficiali e di policy del governo parleranno di Si (Super Intelligence), non di Ai, in omaggio a quelle che vengono definite le «immense opportunità» della nuova frontiera tech, dove gli Usa hanno e manterranno la leadership mondiale. Di rischi e dubbi nessuna menzione, neppure a margine.







