Stati Uniti

Trump fa causa al New York Times e a JPMorgan

Doppia offensiva giudiziaria del presidente contro stampa e finanza, tra accuse di sondaggi manipolati e discriminazione politica

Il presidente Usa Donald Trump

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Nella stessa giornata in cui è tornato ad attaccare con toni durissimi i presunti «sondaggi falsi», Donald Trump ha annunciato che allargherà la sua causa per diffamazione contro il New York Times includendo un recente sondaggio sfavorevole. Non pago, il presidente ha poi depositato una causa da almeno 5 miliardi di dollari contro JPMorgan Chase e contro il suo amministratore delegato Jamie Dimon: la banca sarebbe colpevole di averlo «debankato» per ragioni politiche, cioè di aver chiuso conti e servizi bancari in modo discriminatorio.

La prima vicenda nasce dall’ossessione del tycoon per i numeri del consenso e per il potere politico dei sondaggi. Trump ha dichiarato di voler ampliare la sua azione per diffamazione già in corso contro il New York Times dopo la pubblicazione di un sondaggio condotto dal quotidiano con Siena University che lo colloca su livelli di approvazione bassi. Il presidente ha spiegato che la sua contestazione del sondaggio verrà «aggiunta» alla causa già esistente contro il giornale, che era stata presentata nel 2025 e successivamente riformulata dopo un primo stop in tribunale.

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È la stessa linea che Trump ha ribadito in alcuni post su Truth Social, il social media di sua proprietà, in cui attacca frontalmente i «Fake Polls», li descrive come «fuori controllo» e sostiene che i dati bassi sarebbero incompatibili con risultati che lui definisce eccezionali su economia e confini. Il presidente aggiunge poi che «i veri sondaggi» sarebbero ottimi ma «si rifiutano di pubblicarli» e accusa il New York Times e «tanti altri» di pubblicare rilevazioni «consapevolmente false», arrivando a rivendicare che «devono pagare un prezzo» e che la causa da lui intentata sta «facendo il suo corso nei tribunali».

«I sondaggi falsi e fraudolenti dovrebbero essere considerati, virtualmente, un reato. Ad esempio, tutti i media anti-Trump che mi hanno seguito durante le elezioni del 2020 hanno mostrato sondaggi consapevolmente errati. Sapevano il fatto loro cercando di influenzare le elezioni, ma ho vinto con una valanga di voti, incluso il voto popolare, in tutti e 7 gli Stati indecisi», scrive su Truth, citando «i sondaggi fraudolenti», che «non avevano nulla a che vedere con i risultati finali» commissionati da New York Times, Abc, Nbc, Cbs, Cnn e Msdnc.

E ancora: «Persino i sondaggi di FoxNews e del Wall Street Journal sono stati, nel corso degli anni, pessimi! Ci sono stati grandi sondaggisti che hanno dato ragione» a quanto poi si è verificato nelle «elezioni, ma i media non vogliono sfruttarli in alcun modo. Non è triste quello che è successo al giornalismo americano? Farò tutto il possibile per impedire che questa TRUFFA dei sondaggi vada avanti!».

Il secondo fronte, quello contro JPMorgan, è più concreto sul piano legale perché poggia su un atto depositato e su riscontri di agenzie finanziarie. Trump ha presentato una causa da 5 miliardi di dollari contro JPMorgan Chase, sostenendo che la banca avrebbe chiuso «unilateralmente e senza preavviso» conti personali e aziendali. L’azione è stata depositata in un tribunale statale della Florida e, secondo la ricostruzione del presidente, la chiusura dei rapporti bancari sarebbe legata a motivazioni politiche.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’inquilino dello Studio Ovale ha depositato l’azione legale in un tribunale statale della contea di Miami-Dade, accusando l’istituto di credito di aver violato le norme della Florida sulle pratiche commerciali ingannevoli. Da tempo ormai il presidente è piuttosto critico nei confronti delle grandi banche statunitensi per la loro riluttanza a offrirgli servizi bancari dopo la sua uscita dalla Casa Bianca nel 2021.

JPMorgan, dal canto suo, respinge questa impostazione. L’istituto nega che le chiusure di conti avvengano per motivi politici o religiosi e sostiene invece che decisioni di questo tipo vengono prese quando un rapporto crea «rischi legali o regolatori» per l’azienda. La banca definisce dunque la causa priva di merito e afferma che si difenderà in tribunale.

Il Financial Times ricorda inoltre che JPMorgan aveva reso noto già lo scorso novembre che il governo stava indagando sull’accesso equo ai servizi bancari offerti ai clienti e che la banca aveva chiesto sia all’attuale amministrazione sia a quelle precedenti di modificare le regole che, a suo dire, l’hanno posta in questa situazione, sostenendo gli sforzi per evitare una «strumentalizzazione» del settore bancario.

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