Stati Uniti

Trump e i tagli agli atenei: ora gli studenti americani guardano al Canada

Impennata di richieste di iscrizioni, in arrivo dagli States, alla University of British Columbia, ma anche alle università di Toronto e

di Biagio Simonetta

Demonstrators rally on Cambridge Common in a protest organized by the City of Cambridge calling on Harvard leadership to resist interference at the university by the federal government in Cambridge, Massachusetts, U.S. April 12, 2025.   REUTERS/Nicholas Pfosi

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Sono numeri che iniziano a farsi preoccupanti, quelli pubblicati in queste ore dall’agenzia Reuters. Numeri che riguardano la “fuga” di studenti americani verso il Canada.

Proprio così, mentre il presidente Donald Trump taglia i fondi federali alle università e revoca i visti per gli studenti stranieri, è arrivata la risposta studentesca. E a quanto pare è fortissima. Mai così tanti studenti statunitensi stanno scegliendo di andare a studiare oltre il confine. E più precisamente in Canada.

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Secondo la Reuters, all’Università di Vancouver le iscrizioni da parte di studenti americani, a Marzo, sono cresciute del 27% rispetto all’anno scorso.

Aumenti simili sono stati registrati anche nelle università di Toronto e Waterloo.

Ma mentre queste due ultime università non hanno citato ragioni particolari per spiegare questo trend, la University of British Columbia ha attribuito chiaramente il tutto alle politiche dell’amministrazione Trump. Gage Averill, rettore e vicepresidente accademico dell’UBC Vancouver, ha attribuito l’impennata delle domande di ammissione negli Stati Uniti alla repentina revoca dei visti degli studenti stranieri da parte dell’amministrazione Trump e all’intensificarsi dei controlli sulle loro attività sui social media.

La storia è abbastanza nota: da quando si è insediato Trump, la Casa Bianca ha congelato centinaia di milioni di dollari di finanziamenti federali a numerose università, facendo pressione su di loro per apportare alcune modifiche. Ad esempio è stata chiesta l’eliminazione dei programmi di diversità, equità e inclusione, considerati da Trump promotori di ideologie progressiste.

Ma sono numerose anche le sospensioni o le espulsioni che riguardano studenti coinvolti in proteste pro-Palestina, accusati di antisemitismo.

Chiaramente, le più importanti università americane hanno espresso preoccupazione per queste azioni, considerandole un attacco alla libertà accademica e all’autonomia istituzionale.

Alcuni professori della Columbia University hanno addirittura intentato cause legali, sostenendo che le misure violano i diritti civili. Mentre la querelle con la Harward University è nota.

Quello che sta succedendo si inserisce all’interno dell’Agenda 47 di Trump, che prevede, tra le altre cose, la chiusura o il ridimensionamento del Dipartimento dell’Istruzione.

Un’azione politica forte che ha alimentato dibattito e preoccupazione. Tanto che anche l’ex presidente americano, Barack Obama, ha preso posizione, intervenendo in difesa delle università.

Le pressioni dell’amministrazione Trump sulle università sono state giustificate come misure contro l’antisemitismo nei campus, ma per i più critici - come Obama - questo è solo un pretesto per smantellare iniziative di diversità e indebolire istituzioni considerate roccaforti liberali in America.

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