Affitti brevi, il flop della cedolare al 26%: vale solo 17 milioni di gettito extra
di Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste
di Emanuele Bompan
3' di lettura
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L'attualità pesa tantissimo. Per molti, la gestione da parte di Donald Trump del Covid-19 è stata un totale disastro, reso ancora peggiore dall'accesso limitato alle cure soprattutto dei meno abbienti. Il 58 per cento degli americani – per non parlare di medici ed epidemiologi – non approva come il presidente ha lavorato. «Se vogliamo porre fine a questa crisi, tutta l'America deve sostenere gli esperti di salute pubblica, incluso il dottor Fauci, e stare con la scienza», ha affermato tranchant Thomas File Jr., presidente della Infectious Diseases Society of America, in una dichiarazione. Uno dei tanti segnali dei rapporti turbolenti tra epidemiologi e Casa Bianca.
Più caute le critiche al piano Warp Speed e i 7,6 miliardi di dollari erogati dal governo all'industria farmaceutica per trovare il vaccino al Covid-19 (possibilmente prima delle elezioni del 3 Novembre, ha intimato il presidente). «Sul vaccino l'industria farmaceutica e il governo hanno fatto bene. Prodotto rapidamente, sarà dato gratuitamente ai cittadini americani e ai residenti», spiega Francesco Santoni, cardiologo di New York. «Si spera che arrivi il prima possibile, ma non si può vaccinare tutta la popolazione subito. Preoccupa la diffidenza di tanti americani: quasi la metà ha dichiarato di non volersi vaccinare subito».
Al di là della crisi Covid, il rapporto dell'industria sanitaria e farmaceutica con la politica rimane molto complesso. Quinto settore per finanziamenti ai partiti in questo ciclo elettorale (circa 300 milioni di dollari versati a due mesi dalle elezioni), nel 2020 il settore medico-farmaceutico verserà contributi pari a cinque volte quelli del settore militare, stando ai dati di OpenSecrets, il database dei finanziamenti elettorali Usa. Sul piatto infatti c'è molto di più che la crisi Covid. Due sono i temi legati alla Sanità che infiammano ancora una parte importante degli elettori, nonostante la crisi occupazionale e le tensioni razziali.
Il primo è il costo dei farmaci, il più alto al mondo. Ogni persona spende in media 1.100 dollari all'anno in medicinali. La motivazione non è la quantità (comunque elevata), ma il costo. Un trattamento farmaceutico per il cancro può richiedere tranquillamente 12mila dollari al mese. Un paziente diabetico ne sborsa fino a 18mila l'anno. Ruth Albert, di Washington D.C., un'insegnante, paga ogni mese 1.450 euro di insulina. Se vivesse in Italia, sarebbe lo Stato a pagare il costo, che in questo caso si aggirerebbe intorno ai 200 euro (240 dollari). «Per noi medici può essere imbarazzante perché non sappiamo se stiamo prescrivendo medicinali che il paziente non può permettersi», continua Santoni.
È un problema che rientra nella questione molto più ampia del secondo tema, quello della riforma sanitaria. «La Sanità pesa per il 17,7 per cento del Pil, contro l'8,8 in Italia», spiega Vittorio Puppo, ceo della Bracco Diagnostics. Tutto il sistema è inflazionato, le retribuzioni dei medici, il costo degli equipaggiamenti, le assicurazioni, i manager ospedalieri. Certo va anche detto che l'industria farmaceutica americana sostiene i principali costi di R&D a livello mondiale. Le dieci scoperte farmaceutiche più recenti e rilevanti sono tutte americane. «La spesa farmaceutica va in parallelo a quella sanitaria. Rivedere il prezzo dei farmaci va fatto all'interno di una rivisitazione della sanità nel suo complesso». Uno sforzo immane.