Stati Uniti

Trump denunciato per i post in vendita su Truth: «Sistema corrotto e incostituzionale»

Azione intentata da due organizzazioni: sotto accusa il nuovo servizio che consente l’accesso a pagamento alle dichiarazioni del presidente, molte delle quali in grado di influenzare i mercati

Donald Trump dallo Studio Ovale mostra una stampa di un suo post su Truth Social  REUTERS

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Donald Trump è stato citato in giudizio da due organizzazioni di giornalisti e attivisti che tentano di bloccare il nuovo servizio lanciato su Truth Social per l’accesso a pagamento ai post del presidente, molti dei quali in grado di influenzare i mercati.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La denuncia è stata depositata al tribunale federale di Manhattan da The Intercept, un’organizzazione giornalistica, e dalla Freedom of the Press Association, un gruppo indipendente schierato per la libertà di stampa. Sotto accusa è il servizio Truth Api di Trump Media & Technology Group che offre agli abbonati disposti a pagare fino a 100mila dollari al mese l’accesso anticipato ai post pubblicati dal presidente e da altri utenti di alto profilo. «Il presidente Trump - si legge nel ricorso presentato - si fa pagare 100mila dollari al mese per l’accesso prioritario ai suoi annunci ufficiali governativi su Truth Social, la piattaforma di social media che lui possiede. Questo schema è corrotto e incostituzionale».

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I querelanti hanno inoltre sostenuto che il servizio viola Primo Emendamento della Costituzione statunitense, poiché tutti devono avere un accesso paritario agli annunci di Trump e non sussiste alcun legittimo interesse pubblico nel vendere i post di Trump ad abbonati privati, consentendogli così di trarne profitto. «Il presidente - afferma la denuncia - intende avere guadagni economici dando informazioni governative in grado di muovere i mercati a quelli che sono disposti e possono pagare la sua società privata».

Trump utilizza da tempo Truth Social per diffondere notizie — ad esempio su dazi alle importazioni e conflitti in Medio Oriente — capaci di influenzare le quotazioni azionarie, il prezzo del petrolio e altri mercati.

Truth Api è stato lanciato il primo di agosto e quattro giorni dopo i senatori democratici Elizabeth Warren e Adam Schiff hanno chiesto alla Sec, la Securities and Exchange Commission di verificare se il servizio comprometta l’integrità dei mercati finanziari, arricchendo al contempo Wall Street, investitori privilegiati e Trump.

Secondo l’esposto, molti dei post e repost pubblicati da Trump su Truth Social - tra i 9mila e gli 11mila - durante il suo secondo mandato alla Casa Bianca non sono mai stati accompagnati da dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione.

Un portavoce di Trump Media ha dichiarato che «innumerevoli» piattaforme e testate giornalistiche — incluse molte che offrono feed in abbonamento — diffondono già le informazioni provenienti da Trump: «Ora - ha affermato il portavoce - attivisti di sinistra stanno cercando di strumentalizzare impropriamente il sistema giudiziario per censurare il presidente e danneggiare gli azionisti».

Tra gli altri account accessibili tramite le Api di Truth figurano quelli del vicepresidente JD Vance, del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., del direttore dell’Fbi Kash Patel e della stessa Casa Bianca.

Trump è il maggiore azionista di Trump Media, con una quota del 41,3% — del valore di circa 950 milioni di dollari — detenuta tramite il suo Donald J. Trump Revocable Trust, come indicano i dati di Reuters. Il figlio maggiore Donald Trump Jr. siede nel consiglio di amministrazione di Trump Media e gestisce il Trust. Forbes ha stimato che il patrimonio personale di Trump è salito da 2,3 a 6,5 miliardi di dollari dopo il suo ritorno alla casa Bianca.

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