Americhe

Trump annuncia dazi su Messico, Canada e Cina: tensioni commerciali in aumento

Il presidente-eletto ha detto di voler i colpire i Paesi che reputa responsabili di immigrazione clandestina e traffico di stupefacenti. Ma uno degli obiettivi è la rinegoziazione del trattato di libero scambio in Nord America

di Marco Masciaga

Trump su Truth: "Dazi del 10% a Cina contro traffico di droga negli Usa"

3' di lettura

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Il presidente-eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato nella notte dazi del 25% su tutti i prodotti importati dal Messico e dal Canada e di un ulteriore 10% su quelli in arrivo dalla Cina, prendendo così di mira i tre principali partner commerciali del suo Paese che da soli valgono un terzo di tutto ciò che gli Usa scambiano con il resto del mondo. Le tariffe - ha scritto Trump in una serie di post sul suo social network Truth - verranno ratificate non appena si insedierà alla Casa Bianca e resteranno in vigore fino a che i Paesi in questione non fermeranno i flussi migratori illegali e il traffico di stupefacenti verso gli Usa.

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Un annuncio in aperta violazione dei trattati

«Il 20 gennaio, con uno dei miei primi numerosi ordini esecutivi, firmerò tutti i documenti necessari per imporre a Messico e Canada dazi del 25% su TUTTI i prodotti in ingresso negli Stati Uniti», ha scritto Trump, definendo più avanti «ridicoli» i confini dei due Paesi. L’annuncio, il più specifico in materia di commercio dal giorno della vittoria elettorale, sembra in aperta violazione dell’Usmca, il trattato di libero scambio tra gli Usa e i due Paesi confinanti firmato dallo stesso Trump nel 2020. Secondo William Reinsch, un ex presidente del National Foreign Trade Council americano, le minacce di Trump potrebbero mirare a rinegoziare il trattato prima del luglio del 2026, la data stipulata per il riesame dei suoi contenuti.

Se Trump desse corso alle minacce, i dazi avrebbero un impatto pesantissimo sui due Paesi confinanti: più dell’83% dei prodotti esportati dal Messico prendono la via degli Stati Uniti, mentre per il Canada il dato si attesta al 75 per cento. Subito dopo l’annuncio, il dollaro si è rafforzato nei confronti delle valute dei due Paesi, con il peso che ha perso il 2% ed è scivolato ai minimi da un anno e il dollaro canadese che ha toccato i minimi da maggio 2020.

Rischio paralisi per l’automotive

Tra gli effetti collaterali di tariffe così alte - al netto delle rappresaglie e dell’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti - c’è anche il rischio di paralizzare una serie di settori economici, dall’alimentare all’automotive, dato che i mercati nordamericani sono fortemente integrati da più di 30 anni, con un gran numero di imprese statunitensi dipendenti dalle catene di fornitura messicane e canadesi.

Parlando con il «New York Times», il presidente della canadese Automotive Parts Manufacturers’ Association, Flavio Volpe, ha spiegato che «metà delle auto prodotte in Canada sono realizzate da aziende americane e metà dei componenti utilizzati in tutte le auto fabbricate in Canada proviene da fornitori statunitensi. Inoltre, più della metà delle materie prime proviene dagli Stati Uniti. Siamo più che partner. Siamo quasi inseparabili come una famiglia».

Senza contare le possibili rappresaglie commerciali dei due Paesi presi di mira da Trump.

La reazione cinese: guerra senza vincitori

Il riferimento a Pechino e all’ipotesi di aggiungere un ulteriore 10% di dazi su tutti i prodotti cinesi in ingresso negli Stati Uniti ha suscitato l’immediata reazione dell’ambasciata cinese a Washington che, attraverso un portavoce, ha puntualizzato che «la Cina crede che la cooperazione economica e commerciale tra Cina e Stati Uniti sia per sua natura mutualmente utile. Nessuno uscirà vincitore da una guerra commerciale o tariffaria».

Simili le reazioni in Messico, dove il presidente della Camera bassa del Parlamento Ricardo Monreal ha scritto sul social network X che «l’escalation delle rappresaglie commerciali non farà che colpire i portafogli delle persone, senza risolvere i problemi sottostanti». In seguito all’annuncio, secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, ci sarebbe stato un colloquio telefonico tra Trump e il primo ministro canadese Justin Trudeau.

La questione del fentanyl

Se le parole sulla necessità di fermare l’ingresso di immigrati irregolari negli Stati Uniti erano rivolte a Messico e Canada, il riferimento al traffico di stupefacenti era indirizzato a Messico e Cina. E ha particolarmente irritato Pechino, perché nel 2023 il Paese asiatico aveva aperto un dialogo con gli Usa sul tema, al termine del quale aveva annunciato che avrebbero fermato l’esportazione dei componenti impiegati nella produzione del fentanyl, un oppioide che da anni è la principale causa di overdose negli Stati Uniti.

«L’idea che la Cina consenta l’esportazione verso gli Usa dei precursori del fentanyl è contraria ai fatti e alla realtà», ha spiegato il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington. «I rappresentanti della Cina - si legge nel post di Trump - mi avevano detto che avrebbero applicato la pena massima, la pena di morte, per qualsiasi spacciatore colto a fare questo, ma, purtroppo, non hanno mai mantenuto la loro promessa».

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