Trump annuncia dazi su Messico, Canada e Cina: tensioni commerciali in aumento
Il presidente-eletto ha detto di voler i colpire i Paesi che reputa responsabili di immigrazione clandestina e traffico di stupefacenti. Ma uno degli obiettivi è la rinegoziazione del trattato di libero scambio in Nord America
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Dal nostro corrispondente
NEW DELHI - Il presidente-eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato nella notte dazi del 25% su tutti i prodotti importati dal Messico e dal Canada e di un ulteriore 10% su quelli in arrivo dalla Cina, prendendo così di mira i tre principali partner commerciali del suo Paese che da soli valgono un terzo di tutto ciò che gli Usa scambiano con il resto del mondo. Le tariffe - ha scritto Trump in una serie di post sul suo social network Truth - verranno ratificate non appena si insedierà alla Casa Bianca e resteranno in vigore fino a che i Paesi in questione non fermeranno i flussi migratori illegali e il traffico di stupefacenti verso gli Usa.
Un annuncio in aperta violazione dei trattati
«Il 20 gennaio, con uno dei miei primi numerosi ordini esecutivi, firmerò tutti i documenti necessari per imporre a Messico e Canada dazi del 25% su TUTTI i prodotti in ingresso negli Stati Uniti», ha scritto Trump, definendo più avanti «ridicoli» i confini dei due Paesi. L’annuncio, il più specifico in materia di commercio dal giorno della vittoria elettorale, sembra in aperta violazione dell’Usmca, il trattato di libero scambio tra gli Usa e i due Paesi confinanti firmato dallo stesso Trump nel 2020. Secondo William Reinsch, un ex presidente del National Foreign Trade Council americano, le minacce di Trump potrebbero mirare a rinegoziare il trattato prima del luglio del 2026, la data stipulata per il riesame dei suoi contenuti.
Se Trump desse corso alle minacce, i dazi avrebbero un impatto pesantissimo sui due Paesi confinanti: più dell’83% dei prodotti esportati dal Messico prendono la via degli Stati Uniti, mentre per il Canada il dato si attesta al 75 per cento. Subito dopo l’annuncio, il dollaro si è rafforzato nei confronti delle valute dei due Paesi, con il peso che ha perso il 2% ed è scivolato ai minimi da un anno e il dollaro canadese che ha toccato i minimi da maggio 2020.
Rischio paralisi per l’automotive
Tra gli effetti collaterali di tariffe così alte - al netto delle rappresaglie e dell’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti - c’è anche il rischio di paralizzare una serie di settori economici, dall’alimentare all’automotive, dato che i mercati nordamericani sono fortemente integrati da più di 30 anni, con un gran numero di imprese statunitensi dipendenti dalle catene di fornitura messicane e canadesi.








