Trump: «Per frenare l’AI basta un presidente forte e intelligente»
Il presidente Usa ha parlato di “molte forze negative a sollevare la questione”. Anche Pechino si opponea all’ipotesi di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale
4' di lettura
4' di lettura
«L’unico controllo o argine di cui l’AI ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome». Lo ha scritto Donald Trump, sul suo social Truth, sottolineando che «l’amministrazione Trump ha impedito a certi personaggi dell’IA di compiere azioni dannose o potenzialmente tali, come Dario» Amodei di Anthropic, «che ora finge di essere un angioletto perfetto, e continueremo a farlo».
Chiedilo al Sole
«È in atto una cospirazione malata contro l’AI e i data center, e l’unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia», ha detto. Paradossalmente, però, proprio Pechino si trova su questo fronte dalla stessa parte di Trump. La Cina, infatti, critica gli appelli lanciati dai leader Usa dei colossi dell’IA - tra cui Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di SpaceX - per rallentare lo sviluppo della tecnologia sui pericoli legati ai progressi troppo rapidi, a favore di sistemi di sicurezza. «Allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA», ha detto Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri. Domenica, il ministro della Sicurezza di Stato, Chen Yixin, ha pubblicato un articolo sollecitando l’accelerazione su prevenzione e controllo dei rischi per la sicurezza legati all’IA.
In precedenza Trump era già intervenuto sulla possibilità di porre un freno all’intelligenza artificiale. «Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno», ha detto il tycoon, facendo cadere nel vuoto l’ultimo allarme di Dario Amodei sull’IA che si sta sviluppando a un ritmo “esponenziale” e, senza un rallentamento, nel giro di 6-12 mesi, potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet.
Uno scenario da Matrix a cui il presidente americano ha replicato che gli Usa sono «in vantaggio rispetto alla Cina nell’IA. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto», ha aggiunto Trump, rivendicando la paternità dell’espressione: «L’ho coniata io ed è vera, chi vince prende tutto».
Eppure, appena sabato, Amodei ha lanciato sul suo blog l’appello per “rallentare” a livello globale il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati dell’IA per motivi di sicurezza: «I progressi sembreranno comunque rapidi e dovremo fare un uso saggio del tempo che guadagneremo», ha scritto. La proposta ha trovato l’immediato sostegno di due protagonisti indiscussi in America del settore: Elon Musk (SpaceX che controlla xAI) e Sam Altman di OpenAI. Che ha annunciato il rinvio al 2027 della maxi Ipo della sua azienda a Wall Street: «Ci concentreremo sulla sicurezza. Non sarebbe il momento opportuno per quotarsi in Borsa: direi che non avverrà nel 2026», ha spiegato, spazzando via, a poche settimane dal deposito in via riservata della documentazione per l’Ipo, le speculazioni sul possibile debutto sui mercati già per quest’anno.






-U16763373248GAv-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=650x341)
