Si aggiunga che la prospettiva di sgravi fiscali e di ricchissime commesse pubbliche potrebbe stuzzicare ulteriormente l’appetito delle Big Tech, che nei fatti hanno reagito in modo piuttosto inusuale, con atti di sottomissione che sono sembrati più una liberazione che provvedimenti di piaggeria opportunista per ingraziarsi il nuovo inquilino della Casa Bianca. I tecno-nerd della Silicon Valley nascono ribelli, non rivoluzionari. In California, ai piani alti delle sedi delle tecno-multinazionali, in passato si è respirata un’aria sottile.
San Francisco e la Bay Area sono luoghi liberal, roccaforti di idee progressiste. La regione ha una lunga storia di sostegno a politiche liberali, come i diritti LGBTQ+, la giustizia sociale e l’ambientalismo, che spesso si allineano con l’ala progressista del Partito Democratico. Ingegneri, data scientist e programmatori che lavorano in Google, Amazon e Microsoft hanno fatto sentire la loro voce quando sono stati firmati accordi per usare la loro tecnologia per scopi militari.
Anche recentemente, nel 2024, ci sono state proteste legate a contratti tra Big Tech e il governo israeliano. Ad esempio, i dipendenti di Google e Amazon hanno organizzato dimostrazioni interne e sit-in contro il progetto Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari per fornire servizi cloud e IA al governo e all’esercito israeliano.
È vero che negli ultimi anni c’è stata una reazione contro la “cancel culture” e l’eccessiva politicizzazione degli ambienti di lavoro, ma un cambiamento genetico così repentino nessuno se lo sarebbe aspettato. Ha stupito, per esempio, il cambio di passo repentino negli uffici del personale delle Big Tech, che in pochissimi giorni hanno smantellato i programmi su inclusione e diversity.
Qualcosa si è rotto, soprattutto ai piani alti. E forse, come suggeriscono i media di destra, la colpa è anche dell’amministrazione di Joe Biden, che ha adottato una linea dura contro le Big Tech, con azioni antitrust contro Google, Amazon e Apple. La Federal Trade Commission (FTC) di Lina Khan e il Dipartimento di Giustizia hanno spinto per smantellare il potere monopolistico di queste aziende. Biden ha cercato di aumentare le tasse sulle grandi corporation, mentre Trump ha ridotto le imposte sulle imprese con il Tax Cuts and Jobs Act del 2017.