Trump conquista le Big tech e nasce il turbo-tecno liberismo
Amazon, Apple, Google e gli altri giganti si sono inchinati al nuovo inquilino della Casa Bianca non solo per questioni di affari e di opportunismo politico
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Il giorno dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca erano uno vicino all’altro. C’erano fianco a fianco Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai e Elon Musk (ovvero Tesla, Facebook, Amazon e Google), tutti arrivati a Capitol Hill per rendere omaggio al nuovo presidente degli Stati Uniti. È stato scritto che in meno di cinque metri quadrati c’erano ricchezze per un valore di 912 miliardi di dollari, miliardo più o miliardo meno. Le immagini ritraggono volti tirati, schiene dritte, un po’ di tensione e pochissimi sorrisi. Sembrava per loro il primo giorno di scuola o la notte prima di Natale, come hanno commentato alcuni in Silicon Valley.
Il giorno dopo abbiamo capito qualcosa di più. Anzi, poche ore dopo, perché il 20 gennaio 2025, durante il suo primo giorno in carica, tra i suoi primissimi e numerosissimi ordini esecutivi, ha revocato con un colpo di mano quello del 2023, firmato dall’ex presidente Joe Biden, che mirava a mitigare i rischi associati all’intelligenza artificiale (IA) per consumatori, lavoratori e sicurezza nazionale. L’ordine di Biden richiedeva agli sviluppatori di sistemi di IA di condividere con il governo i risultati dei test di sicurezza prima del rilascio pubblico e introduceva standard per tali test, affrontando rischi legati a armi chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari e di sicurezza informatica.
In Europa l’avevamo giudicato un provvedimento tardivo e debole rispetto alla regolamentazione del nostro AI Act. Ora però non c’è più neanche quello.
Nell’ordine esecutivo si vuole creare un “Piano d’Azione sull’Intelligenza Artificiale” entro 180 giorni, con l’obiettivo di rafforzare la leadership degli Stati Uniti nel settore dell’IA. Questo piano prevede la revisione delle politiche esistenti per eliminare quelle che potrebbero ostacolare lo sviluppo dell’IA
La mossa di Trump è stata definita subito il primo passo di una deregulation più ampia che lascerà mano libera alle Big Tech. Da sinistra hanno commentato che siamo all’inizio di un’era di turbo-tecno-capitalismo che mette i giganti dell’Ai nella condizioni migliori per accelerare in un campo come quello dell’intelligenza artificiale che è terreno di scontro tra le superpotenze. Da destra si invoca una autarchia digitale, un nazionalismo delle tecnologie imperialista.



