Guerra da Mar-a-Lago

Trump apre all’Iran: «Vogliono parlare, ho accettato». Ma i bombardamenti continuano

«L’operazione andrà avanti fino a raggiungere la pace in tutto il Medio Oriente». Scontro con Russia e Cina mentre i sondaggi indicano che solo il 27% degli americani approva l’intervento

di Luca Veronese

Il presidente Donald Trump con i suoi collaboratori nella residenza di a Mar-a-Lago, in Florida

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Da Mar-a-Lago, chiuso nella sua residenza in Florida, Donald Trump esulta per «i grandissimi risultati già raggiunti» dall’operazione Epic Fury, minaccia nuovamente il regime di Teheran, ma apre anche al dialogo con i leader iraniani scampati ai bombardamenti.

La guerra iniziata contro l’Iran è la più insidiosa combattuta dalle forze americane dall’invasione dell’Iraq del 2003: «Siamo alle prime fasi, stiamo andando nella giusta direzione, abbiamo eliminato 48 leader del regime in un colpo solo», ha dichiarato il presidente Usa, ma il conflitto - ha aggiunto - potrebbe durare quattro settimane. «No boots on the ground», nessun militare americano sarà impiegato sul campo: questo è l’ordine ribadito, anche ieri, da Trump ai suoi generali, per evitare di restare impantanato - come in Iraq, come in Afghanistan, come anche in Ucraina (seppure indirettamente) - in «uno stupido conflitto senza fine»: così li aveva definiti lo stesso presidente quando prometteva ai suoi sostenitori Maga che gli Usa non avrebbero preso parte a guerre lontane.

Loading...

«I bombardamenti pesanti e mirati continueranno, per tutta la settimana o, per tutto il tempo necessario, a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il Medio Oriente e, in verità, nel mondo!», ha dichiarato ieri Trump, che poi ha avvisato le autorità della Repubblica islamica: «Hanno dichiarato che risponderanno agli attacchi, che colpiranno molto duramente, ma è meglio che non lo facciano, perché se lo faranno, li travolgeremo con una forza che non è mai stata vista prima!».

I raid tuttavia potrebbero non bastare, e nonostante le direttive perentorie della Casa Bianca, gli stessi esperti militari del dipartimento della Guerra continuano a ripetere che «sarà difficilissimo per Usa e Israele rovesciare il regime degli ayatollah senza un’azione di terra».

Dopo il messaggio diffuso sui social per annunciare l’avvio dei bombardamenti, Trump non si è più fatto vedere in pubblico, ha annullato gli incontri con la stampa, ha affidato le sue dichiarazioni ai social e a qualche intervista ben calcolata: con lui in Florida ci sono la capa dello staff della Casa Bianca Susie Wiles; il segretario di Stato Marco Rubio; e il direttore della Cia John Ratcliffe.

Dopo avere spiegato che «l’Iran avrebbe potuto arrivare alla bomba atomica nel giro di due settimane», dopo le nuove minacce al regime, dopo l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, il presidente Usa si è detto però pronto ad accettare il dialogo con Teheran. «Vogliono parlare, e io ho accettato di parlare, quindi parlerò con loro. Ma avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero potuto fare un accordo», ha detto, aggiungendo che «la maggior parte di quelle persone non c’è più. Alcune delle persone con cui trattavamo non ci sono più, perché è stato un colpo davvero grosso».

Dal Pentagono spiegano anche che una guerra lunga potrebbe portare a «morti tra i soldati americani» e mettere alla prova le scorte americane di missili e munizioni di difesa. Ma Trump in Medio Oriente sta anche sfidando gli alleati europei, la Russia dell’ex amico Vladimir Putin, e soprattutto la Cina di Xi Jinping: il presidente Usa ha in programma una missione a Pechino a fine marzo, mentre la tensione cresce, e ieri il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto che «è inaccettabile uccidere deliberatamente il leader di un Paese sovrano e istituire un cambio di regime».

Anche dentro agli Stati Uniti la guerra all’Iran sta portando conseguenze pesanti per l’amministrazione repubblicana e per il presidente. I democratici insistono nel chiedere una risoluzione del Congresso per limitare i poteri di guerra della Casa Bianca: «È una guerra illegale e pericolosa, Trump è il presidente del caos, qual è l’interesse americano in questa guerra?», ha chiesto il governatore della California, Gavin Newsom, leader emergente tra i democratici. La base Maga è in subbuglio e secondo un sondaggio Reuters-Ipsos solo il 27% degli americani approva i bombardamenti contro l’Iran.

Il dialogo con Teheran la possibile successione a Khamenei - per la quale «ci sono dei buoni candidati» - potrebbero essere per Trump una via d’uscita. «In alternativa - come ha confidato ad Axios - posso concludere tutto in due o tre giorni e dire agli iraniani: ci rivediamo tra qualche anno se iniziate a ricostruire missili e bombe nucleari».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti