Il giuramento da presidente

Trump annuncia «la nuova età dell’oro dell’America» e lancia la guerra agli immigrati

Nel discorso che ha accompagnato la cerimonia annunciati atti esecutivi per dichiarare l’emergenza ai confini con il Messico mobilitando l’esercito e l’intenzione di eliminare lo ius soli. Dazi non subito ma un’agenzia per le nuove tariffe, abolizione del Green Deal, cancellazione delle politiche di diversità.

dal nostro corrispondente Marco Valsania

Trump firma primi ordini esecutivi. Emergenza energetica e stop allo ius soli tra le priorità

3' di lettura

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NEW YORK - Una «nuova età dell’oro per l’America comincia ora». Donald Trump, inaugurato quale 47esimo presidente degli Stati Uniti a coronamento di una storica riscossa politica, ha proclamato nel suo discorso al Paese l’avvento d’una «nuova era di successo», di quattro anni, i prossimi, che saranno «i migliori di tutti i tempi, metteranno fine a declino e tradimenti».

Ha rivendicato, in un intervento di 29 minuti, una «rivoluzione del buon senso», ma pur sempre una dura rivoluzione. Che, archiviato il protocollo, è cominciata con un blitz di ordini esecutivi e prese di posizione, almeno cento fin dalle prime ore: ha firmato e annunciato offensive contro l’immigrazione illegale, dichiarando un’emergenza al confine con il Messico che mobilita l’esercito per «respingere invasioni». Emergenza ha decretato anche sull’energia, per «liberarla» da regole e accelerare la produzione di petrolio e gas. Ancora: nei primi atti sono delineate drastiche riforme della burocrazia. «Saremo di nuovo un Paese ricco» e «rispettato», ha detto, «una nazione che cresce e capace anche di espandere il suo territorio».

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Il neopresidente ha mostrato maggior flessibilità su uno dei temi della sua America First più delicati per alleati e avversari, la politica commerciale: non ha imposto immediati dazi. Ha scelto un memorandum che chiede indagini su pratiche sleali di interscambio e valutarie sleali, in particolare da parte di Cina, Messico e Canada. Ha però preannunciato la creazione della External Revenue Service, agenzia ispirata al fisco e da dedicare alle entrate da future tariffe. Né sono mancate simboliche mosse unilaterali: per decreti ha rinominato il Golfo del Messico come Golfo d’America. E nel discorso ha ribadito di voler «riprendere il Canale di Panama».

L’inaugurazione ha visto un cerimoniale ripensato per le temperature sottozero a Washington, che hanno costretto gli appuntamenti iconici al coperto: giuramento e arringa programmatica al Paese hanno avuto luogo nella Rotonda del Congresso, per la prima volta dal 1985. Davanti a una platea affollata da dignitari internazionali e nazionali, da ex presidenti e da top executive della Corporate America (i Ceo dei colossi tech). Solo indiretta invece la partecipazione di decine, centinaia di migliaia di americani giunti nella capitale per il battesimo della nuova amministrazione. Chi ha potuto si è recato all’arena Capitol One, aperta per trasmettere la giornata.

Tutti hanno però ascoltato la nuova “dottrina” di Trump. Che se ha evitato la cupa immagine di una «carneficina americana» evocata al debutto del suo primo mandato nel 2017, è però rimasta fedele a priorità ambiziose e aggressive per risolvere «tutte le crisi» in nome di un nuovo espansionismo nazionalista. Alla presidenza, ha detto, «ritorno fiducioso e ottimista. Un’ondata di cambiamento sta travolgendo il Paese. Il mio messaggio agli americani oggi è che è giunto il momento di agire con coraggio, vigore e la vitalità della più grande civiltà nella storia».

Nel segno del nervosismo che serpeggia a Washington sul dipanarsi dei disegni di Trump, il presidente uscente Joe Biden ha lasciato la Casa Bianca con un’ultima serie di provvedimenti di grazia preventiva, per esorcizzare vendette della nuova amministrazione contro “nemici” dichiarati: protezione dallo spettro di accuse è stata garantita a Liz Cheney, ex deputata repubblicana tra le grandi critiche di Trump, e Anthony Fauci, volto della lotta alla pandemia inviso agli ultra conservatori.

Più significativi, però, per caratterizzare la nuova presidenza, appaiono gli ordini esecutivi a tutto campo. I più influenti, se potrebbero dar vita a ricorsi legali, prendono di petto l’immigrazione: viene autorizzato il ricorso a soldati ai confini per fermare i clandestini e migliaia di soldati sarebbero già in pre-allarme. L’emergenza consente inoltre di dirottare fondi per una costruzione del muro con il Messico. Trump intende poi bloccare richieste di asilo, invocando ragioni di salute pubblica, e sospendere per quattro mesi l’ingresso di rifugiati. Tra i passi più discussi, spicca la cancellazione dello Ius soli, il diritto di cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti, una decisione che potrebbe scontrarsi con la Costituzione.

Non mancano altri terreni controversi di intervento, anche culturali e sociali: ha cancellato politiche di diversità, equità e inclusione nella pubblica amministrazione. E nel discorso ha invocato valori cari alla destra: ha detto che «esistono solo due generi, maschile e femminile».

Sull’ambiente ha messo al bando Green Deal e strette sulle emissioni. In un colpo ai dipendenti federali, nel mirino del Dipartimento per l’efficienza governativa di Elon Musk, riclassificherà migliaia di posizioni come incarichi politici, facilitando i licenziamenti. Trump ha infine graziato numerosi sostenitori condannati per l’assalto al Congresso il 6 gennaio 2021.


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