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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Gli Stati Uniti fanno una ulteriore virata sull’energia e la scelta di Washington rischia di aprire una nuova frattura economica con l’Europa. Il 14 settembre l’amministrazione Trump ha formalizzato, attraverso l’Environmental Protection Agency (Epa), la revoca della maggior parte degli standard sulle emissioni delle centrali elettriche introdotti nel 2024. L’agenzia ha inoltre proposto di cancellare gli standard federali ancora in vigore per il settore elettrico.
I due provvedimenti hanno un peso specifico diverso. La revoca delle norme del 2024 è una decisione regolamentare definitiva dell’Epa, mentre la cancellazione degli standard ancora esistenti è per ora una proposta sottoposta al procedimento amministrativo. L’iter è ancora lungo. La direzione scelta dall’amministrazione, però, è chiara: ridurre gli obblighi che avrebbero imposto agli operatori investimenti rilevanti per la cattura e lo stoccaggio della CO₂, la sostituzione degli impianti più inquinanti o una riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili. L’Epa stima in circa 310 miliardi di dollari il beneficio economico complessivo della deregolamentazione.
Il punto, però, va oltre la politica climatica. Washington sta scegliendo di rinviare una parte consistente degli investimenti che nei prossimi anni sarebbero stati necessari per trasformare il sistema elettrico. Per molte centrali a carbone ancora operative, le regole del 2024 avrebbero significato installare sistemi di cattura della CO₂, modificare il combustibile o anticipare la chiusura degli impianti. Per le nuove centrali a gas destinate a funzionare come generazione di base erano previsti requisiti progressivamente più stringenti.
La loro cancellazione cambia quindi l’economia degli impianti già esistenti. Una centrale costruita e in gran parte ammortizzata non deve recuperare nuovamente il costo iniziale: deve sostenere combustibile, manutenzione, personale e nuovi investimenti. Se diminuisce anche il costo della regolazione, l’impianto può rimanere competitivo più a lungo. Chiaramente il tema della nuova generazione di centrali a carbone resta aperto.
I numeri dell’Epa mostrano quanto possa essere grande la differenza. Secondo le simulazioni contenute nella Regulatory Impact Analysis del settembre 2026, nel 2035 la produzione di carbone destinata alle centrali elettriche raggiungerebbe circa 388 milioni di tonnellate nello scenario di revoca delle norme, contro le 264 milioni previste mantenendo gli standard precedenti. Nel 2040 il confronto sarebbe tra 386 e 245 milioni di tonnellate. Nel 2045, invece, il divario diventerebbe enorme: 293 milioni di tonnellate nello scenario di deregolamentazione contro appena 19 milioni nello scenario regolato.