Cassazione

Truffe sentimentali, si finge single per ottenere regali dagli uomini: condannata

Un falso identikit su misura per “accalappiare” un uomo dal quale farsi fare dei cadeaux con la prospettiva di un rapporto sentimentale: scatta un doppio reato truffa e sostituzione di persona

di Patrizia Maciocchi

Mattarella all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione

2' di lettura

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Un identikit su misura per fare credere di essere una donna libera e pronta ad allacciare una relazione sentimentale con un uomo che comunque doveva dimostrarsi generoso. La liason studiata tavolino finisce però in tribunale per un doppio reato: la tentata truffa, prescritta già in primo grado, e la sostituzione di persona. Lui, un romantico al quale il corteggiamento era costato circa 6000 euro tra regali e ricariche telefoniche, lei, una signora di origine sinti che si dichiarava non sposata e pronta per un rapporto amoroso.  Per la Cassazione, truffa a parte, c’è certamente la sostituzione di persona, perché tra omissioni e bugie il profilo descritto era ben lontano dalla realtà.

I pregiudizi sulle origini sinti

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La ricorrente però nega che nella sua “presentazione” ci fossero gli estremi del reato di sostituzione di persona, ammettendo magari la tentata truffa, tanto ormai era prescritta. Corrispondeva al vero che non era sposata: era convivente, con figli. Quanto all’origine sinti era stata nascosta per non suscitare diffidenza nei suoi confronti. Ad avviso della Suprema corte il reato c’è. La condanna, spiegano i giudici, non si basa tanto sulla circostanza che la signora si fosse dichiarata nubile, anche se, come avevano fatto notare i giudici di merito, è superata la differenza tra sposati e conviventi, quanto sulla falsa identità - a cominciare dall’etnia sulla quale i giudici ammettono l’esistenza di pregiudizi - e sulle false informazioni fornite per indurre la vittima del raggiro a crederla libera.

La Cassazione non crede a Cupido

L’aver occultato la presenza di un compagno nella sua vita e della prole era la via per instaurare una relazione finalizzata ad ottenere dei vantaggi economici. La bugia di non essere coniugata è dunque solo parte di una condotta che aveva raggiunto il suo scopo. Certo ormai dell’esistenza di un legame sentimentale, l’uomo elargiva denaro alla sua metà della mela. Senza successo la ricorrente nega l’inganno, la prova stava nel fatto che una volta venuto a conoscenza della sua reale identità, il suo lui aveva manifestato l’intenzione di non volerla perdere. Ma la Cassazione crede poco alla fatale freccia di Cupido, anche perché la vicenda era finita in tribunale e non sull’altare o davanti al sindaco.

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