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Truffe, costi, errori: così l’educazione finanziaria protegge i risparmiatori

Al via il Mese dell’educazione finanziaria: l’Italia prova a ridurre il gap di competenze, ma la scuola fatica ad avviare iniziative in materia

di Marco lo Conte

Giorgetti: "L'educazione finanziaria è un bene pubblico"

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Ormai è uno stillicidio quotidiano: via mail, Whatsapp o con il tradizionale sms i truffatori attentano al nostro denaro. E chi non è in grado di riconoscere una vera richiesta d’aiuto di un familiare da un’esca lanciata da chi attenta al nostro denaro, rischia grosso. Secondo una recente indagine quasi 6 milioni di italiani, circa il 10% del totale, ha subito una truffa finanziaria negli ultimi anni (2,8 solo nel 2024). Qual che colpisce è che secondo gli esperti l’83% dei truffati non aveva competenze tali da proteggerli dalle frodi.

Anche la capacità di riconoscere un tentativo di truffa fa parte del bagaglio di conoscenze e competenze che cadono sotto il nome di educazione finanziaria: significa essere in grado di proteggere il proprio denaro dalle mire dei malintenzionati, ma anche saper prendere decisioni convenienti, individuando i costi più bassi e il miglior rapporto rischio/rendimento, ad esempio. Così come saper compiere scelte corrette al momento giusto evitando, ad esempio, di procrastinare le scelte pensionistiche, evitando così di aderire agli strumenti previdenziali a disposizione per costruirsi un futuro un po’ più sereno di chi invece procrastina.

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Da alcuni anni il Mese dell’educazione finanziaria, promosso a novembre dal Comitato per l’educazione finanziaria, rappresenta un momento di sensibilizzazione per sollevare l’attenzione nei confronti di comportamenti finanziari corretti, arginando quelli nocivi per il nostro patrimonio e di conseguenza per gli obiettivi di vita da conseguire grazie al denaro.

Anche in Italia l’educazione finanziaria è entrata nelle scuole: ma solo sette ore l’anno all’interno del percorso di educazione civica. Non ci sono risultanze in merito alle esperienze messe in campo dell’anno scolastico 2024/25 da fonte Ministeriale: le iniziative nascono dalla buona volontà degli insegnanti e dai soggetti che ingaggiano gli istituti scolastici, associazioni, fondazioni, attori di mercato come banche e assicurazioni, giornali come Il Sole 24 Ore o come i molti creator che popolano la rete e i social diventando interlocutori privilegiati dei più giovani.

Sono utili queste iniziative? Un progresso c’è, anche se modesto: secondo Banca d’Italia dal 2020 al 2023 il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti in Italia è aumentato da 10,2 punti a 10,7, su una scala da 0 a 20. Entrando nel merito della declinazione dell’educazione finanziaria – conoscenza, atteggiamenti e comportamenti – a salire di più sono questi ultimi (da 4,2 a 4,7 su una scala da 0 a 9) e dagli atteggiamenti (da 2,0 a 2,3, su una scala da 0 a 4). E’ invece in leggero calo (da 3,9 a 3,7) la conoscenza della materia, che riguarda concetti come l’inflazione, il tasso di interesse semplice e composto e la diversificazione del rischio.

Il livello resta modesto e risulta ancor più sconfortante dal confronto internazionale: tra i paesi Ocse l’Italia sfiora la sufficienza (60/100) ma resta sotto la media e ben distanziata da paesi come Germania o Irlanda (76/100). Non va meglio ai giovani delle scuole superiori: nel 2022 il punteggio dei ragazzi italiani sale a 484 punti, dai 467 del 2012. Non che all’estero l’educazione finanziaria non sia un problema: le sfide di un mondo complesso come il nostro necessitano di competenze individuali più importanti rispetto al passato.

Da notare come l’offerta di beni e servizi finanziari registra una correlazione tra costi superiori e livelli inferiori di alfabetizzazione in materia: secondo Morningstar in Italia i fondi comuni di investimento presentano di gran lunga i costi più alti, con l’1,4% in media, mentre in Svizzera e Regno Unito i costi medi sono inferiori all’1%. Il che riflette un debole ruolo della domanda di prodotti nel mercato finanziario, dominato da un offerta che è in grado di imporre in modo captive condizioni remunerative per sé, specchio dei punteggi e dei confronti internazionali.

Ma c’è un altro terreno in cui la carenza di educazione finanziaria produce effetti poco coerenti con le esigenze dei risparmiatori. Ed emerge dalla recente indagine annuale Acri Ipsos, dal titolo “Risparmio: tutela, inclusione, sviluppo”, realizzata in occasione della 101esima Giornata mondiale del risparmio. Ne emerge un panorama di decisioni che mostra contraddizioni, bizzarrie e bias che insieme rivelano una scarsa capacità di pianificare.

Ad esempio, chi riesce a risparmiare riferisce che: 1) oltre un quinto afferma di non sapere dove investire 2) questa percentuale è storicamente decorrelata dagli andamenti di mercato o economica (il picco era stato nel 2019) e quindi non è giustificata da un momento di maggior incertezza rispetto al passato 3) si assiste da una parte a un’impennata di preferenze per l’immobiliare, che riflettono scelte tradizionali ma che prevede rischi non trascurabili, in un contesto in cui prezzi non appaiono certo convenienti 4) e dall’altra calano le preferenze sia dei cosiddetti strumenti “sicuri” e “a rischio” (definizioni per altro discutibile), il che riflette una scarsa capacità di allocare le proprie risorse per le necessità correnti e quelle future. Cui si aggiungono altri atteggiamenti che tracciano un quadro subottimale: dalla ridotta adesione alla previdenza complementare (circa il 30% del totale) e l’atavica bassa copertura assicurativa.

Insomma, il gap da colmare è rilevante e i risultati dell’educazione finanziaria non sono immediati. Ingaggiare gli studenti senza formare gli insegnanti è impresa ardua quasi quanto coinvolgere gli adulti. Ma il rischio di essere truffati, di pagare costi eccessivi o anche di sbagliare le scelte per il nostro futuro, ci porta a dover cogliere tutte le occasioni per migliorare le proprie capacità. L’unica strada percorribile.

Riproduzione riservata ©
  • Marco lo Conte

    Marco lo ConteResponsabile per lo sviluppo delle attività video multimediali de Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese, spagnolo

    Argomenti: social media, digital journalism, risparmio, previdenza, finanza comportamentale, educazione finanziaria

    Premi: Premio Federchimica "Per un futuro intelligente", 2001; Premio PrevAer 2019 per l’impegno a favore della cultura Previdenziale & Finanziaria

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