Trivers e la teoria dell’autoinganno
L'autoinganno non è solo difensivo, ma strategico e offensivo per migliorare la nostra efficacia sociale
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Che cosa significa, davvero, conoscere sé stessi? La tradizione filosofica occidentale, da Socrate in poi, ha risposto a questa domanda con un invito alla trasparenza, a vedere lucidamente, a distinguere il vero dal falso e liberarsi dalle illusioni, dalle ombre della caverna platonica. Proviamo a pensare però in una differente prospettiva. Se fosse proprio questa immagine, di trasparenza, verità, affidabilità, ad essere nient’altro che un’illusione?
È Robert Trivers, uno dei più originali biologi evoluzionisti del Novecento, a rovesciare la questione. La mente umana, ci dice Trivers, non si è evoluta per vedere la realtà con chiarezza, ma per gestire in modo strategico il rapporto tra verità e interesse. L’inganno e l’auto-inganno non è malfunzionamento della nostra razionalità, ma talvolta una sua conseguenza necessaria.
L’intuizione alla base della teoria di Trivers nasce da un paradosso. I nostri sistemi percettivi sono straordinariamente sofisticati. Siamo capaci di vedere, ascoltare e di riconoscere modelli e regolarità con grande precisione. Eppure, una volta che l’informazione arriva pulita e affidabile, siamo noi stessi che spesso la distorciamo. Dimentichiamo ciò che ci mette in difficoltà, reinterpretiamo il passato in modo favorevole, costruiamo narrazioni che ci assolvono. Perché?
Ci inganniamo, ci dice Trivers, per ingannare meglio gli altri. Una risposta chiara e netta. Perché l’autoinganno diviene in questo modo una strategia adattativa. Se credo davvero alla mia versione dei fatti, sarò più convincente con gli altri. La menzogna, anche quando non è cosciente, costa meno fatica, non ci mette in discussione, lascia meno tracce, meno esitazioni, meno contraddizioni, minori costi cognitivi, colpe e rimorsi. In un mondo fatto di relazioni ripetute, reputazione e competizione, la capacità di sfruttare in modo ottimale l’autoinganno può fare la differenza.
Non si tratta, quindi, soltanto di un difetto della mente umana. Si tratta di un sistema complesso ed evoluto nel quale inganno e rilevazione dell’inganno coevolvono. Mentire agli altri produce un costo cognitivo elevato. Per questo occorre sopprimere la verità, costruire una versione alternativa coerente, ricordarla, controllare i segnali corporei che potrebbero tradirci. Per minimizzare il costo della menzogna.









