Tria: «L’industria farmaceutica deve far parte della sicurezza nazionale»
L’advisor del ministero dello Sviluppo economico sottolinea l’importanza di incidere sul quadro normativo a livello europeo per costruire una prevenzione efficace
di Rita Fatiguso
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I punti chiave
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In piena pandemìa Giovanni Tria, professore di economia politica all'Università Tor Vergata, già ministro dell'Economia e delle Finanze del 1° Governo Conte, ha accettato con spirito di servizio il ruolo di advisor del ministro dello Sviluppo economico del 1° Governo Draghi, Giancarlo Giorgetti. Senza oneri per lo Stato, così si legge nel decreto di nomina. Da circa un anno e mezzo il professor Tria lavora al dossier vaccini per la parte che riguarda la produzione industriale nazionale e i rapporti con l'Unione europea.
Un nuovo approccio strategico
In parallelo, si sono aggiunti 200 milioni di euro di interventi di ricerca e riconversione industriale per la produzione dei vaccini che si aggiungono ai fondi per la creazione del Polo per la vaccinologia e i farmaci biologici. Mai come in questo momento le risorse sono state stanziate e ci sono. Mai come ora è necessario un salto di qualità del contesto normativo, specie a livello europeo, per prepararsi in tempo a nuove sfide. Un tema estremamente sfaccettato, come si può notare, che tocca il ruolo dell'industria farmaceutica in Italia e più in generale in Europa, con tutti i suoi limiti e ritardi nel fornire vaccini e strumenti diagnostici richiesti dalla pandemìa.
Per affrontarlo con proposte concrete Giovanni Tria è partito dal presupposto che l'industria farmaceutica non è solo un'industria chiave per l'economia italiana, quanto “un elemento di sicurezza nazionale in termini di salute dei cittadini da inquadrare nel contesto della competitività dell'economia europea”. Industria farmaceutica e ricerca si basano su catene di approvvigionamento globalizzate, ma proprio per questa ragione è necessario rafforzarle in un ambito più ampio, anche nel rispetto della concorrenza dei vari Paesi nell'attrazione di investimenti.
Istituzioni pubbliche e aziende farmaceutiche private devono collaborare a una linea comune, perché bisogna preparare il terreno per una strategia farmaceutica europea proprio mentre industria e ricerca di base attraversano una fase di ricomposizione globale. Per giunta il funzionamento del mercato farmaceutico si basa su una domanda di prodotti e strumenti diagnostici che, anche in Italia, fa leva su una domanda pubblica sostenuta dal sistema sanitario nazionale.



