Infrastrutture

Trevi vola dopo l'annuncio dell'Opa di Webuild da 295 milioni

L'offerta si pone in concorrenza con l’Ops annunciata il mese scorso da Icop e prevede un premio del 29,8% rispetto alle quotazioni precedenti alla notizia

 IMAGOECONOMICA

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Trevi Fin Ind corre a Piazza Affari dopo l’Offerta pubblica di acquisto (Opa) comunicata alla vigilia da Webuild , in concorrenza con l’Ops annunciata il mese scorso da Icop. Il titolo della società specializzata nell’ingegneria del sottosuolo si avvicina così ai 4,5 euro per azione in contanti offerti da Webuild.

A sostenere quest'ultima contribuiscono anche i risultati semestrali, che Intermonte definisce «solidi» e con «un outlook 2026 superiore rispetto alle attese di consenso». Webuild ha indicato per il 2026 ricavi superiori a 13,6 miliardi, un Ebitda oltre 1,2 miliardi e una posizione finanziaria netta positiva per più di 300 milioni. Le previsioni assorbono già la cancellazione dei progetti Neom in Arabia Saudita e non comprendono gli effetti dell’operazione Trevi, mentre il nuovo piano industriale al 2029 sarà presentato a fine settembre.

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Tornando all’Opa, questa riguarda la totalità delle azioni Trevi e attribuisce alla società una valutazione complessiva di circa 295 milioni di euro. Il prezzo di 4,5 euro incorpora, secondo Webuild, un premio del 29,8% rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio dell’offerta concorrente di Icop, che invece riconoscerebbe un corrispettivo di 0,133 azioni ordinarie di nuova emissione, incorporando un premio del 20,1% rispetto alla chiusura di Trevi del 26 giugno scorso. Webuild offre quindi circa il 14% rispetto alla valorizzazione implicita nell’Ops "rivale".

L’offerta Webuild è subordinata al raggiungimento di almeno il 66,7% dei diritti di voto di Trevi, una quota «significativamente inferiore rispetto alla soglia del 90% prevista dall’offerta concorrente», ha precisato l'ad Pietro Salini nel corso della call post conti. Sui tempi dell’operazione, Salini ha indicato che Webuild conta di depositare il documento d’offerta «dopo l’estate», avviare il periodo di adesione in autunno e chiudere l’Opa su Trevi «entro la fine dell'anno». Dal punto di vista finanziario, l’offerta «è già interamente finanziata. L’indebitamento aggiuntivo legato all’operazione sarebbe pienamente sostenibile e coerente con il profilo finanziario del Gruppo», ha precisato in call Salini.

Positivo il giudizio di Banca Akros, in primis sui conti Webuild, che «sono stati nettamente superiori alle attese, con una significativa espansione dei margini. La nuova guidance è leggermente superiore alle nostre stime sui ricavi e sulla cassa netta, mentre il target sull’Ebitda è in linea», scrivono, confermando su Webuild la raccomandazione "accumulate" e il prezzo obiettivo di 3,3 euro. Sull’Opa, «il razionale industriale consiste nell’integrare verticalmente nella piattaforma infrastrutturale globale di Webuild le competenze specialistiche di Trevi nell’ingegneria e nelle fondazioni, migliorando il controllo sull’esecuzione, sulla qualità e sui rischi di consegna», spiega il team di Akros.

«L’operazione Webuild appare prevalentemente come una integrazione verticale, con Trevi destinata a diventare una capability interna a supporto del backlog del gruppo», argomenta invece Equita, secondo cui «resta da approfondire l'impatto industriale dell'integrazione, in particolare il grado di sovrapposizione tra le attività ed eventuali dissinergie». «Il principale elemento da chiarire», concludono gli analisti, «riguarda il profilo temporale di realizzazione delle sinergie».

Un altro elemento che il mercato tiene in osservazione è la presenza nel capitale, sia di Webuild sia di Trevi, di Cdp. Il gruppo pubblico ha il 16,47% di Webuild (ma diritti di voto per il 21,62%), e il 21,3% di Trevi.

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