Industria

Trasporto idroviario sul Po, potenziare la navigazione per gli standard europei

Via commerciale. Tra Verona e Rovigo

di Valentina Saini

3' di lettura

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Se il mare fa la parte del leone nella Blue Economy italiana (e non potrebbe essere altrimenti in un Paese con oltre 8.300 km di coste) anche i fiumi sono una risorsa dal grande potenziale. In particolare per un sistema di trasporto merci meno impattante di quello su strada. Guardando al Nordest la mente va subito all’idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, che collega Mantova all’Adriatico e che, per la maggior parte dei suoi 135 km, scorre attraverso le province di Verona e Rovigo.

E proprio a questa idrovia è dedicato il recente studio di The European House – Ambrosetti per Confindustria Veneto Est e Confindustria Mantova. Che evidenzia come questo collegamento sia un fattore chiave del trasporto idroviario commerciale italiano e si distingua per garanzia di navigabilità a pieno carico 365 giorni l’anno e sicurezza di destinazione delle merci su tempi certi e programmabili. Il suo utilizzo è aumentato del 160% in meno di dieci anni e la sua filiera coinvolge 25 macro-settori economici, oltre 4mila occupati diretti, indiretti e indotti, e genera un valore aggiunto di quasi 500 milioni (circa il 3% del Pil delle province di Rovigo e Mantova). Ma, secondo lo studio, il dispiegamento del pieno potenziale del trasporto integrato di merci lungo la Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante è inibito da ostacoli normativi, vincoli infrastrutturali e una flotta poco efficiente.

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«Il potenziamento delle vie navigabili interne padano-venete, da Mantova a Venezia, come modalità integrativa e intermodale di trasporto merci, riveste un ruolo fondamentale per il futuro del nostro territorio, così come per una manifattura alle prese con forme di riorganizzazione logistica delle catene del valore e con i target di decarbonizzazione, oltre che per la mobilità sostenibile e il turismo lento – dice a Il Sole 24 Ore Paolo Armenio, vicepresidente Confindustria Veneto Est per il territorio di Rovigo. – Le nuove sfide avanzano e dobbiamo farci trovare pronti, anche per dispiegare appieno le potenzialità della ZLS attirando investimenti pure dall’estero. I segnali sul potenziamento del sistema idroviario sono positivi, a cominciare dall’aggiudicazione da parte della Regione del Veneto dei lavori di completamento del ponte ferroviario sul canale di Rosolina (Rovigo). La priorità è rendere la navigazione interna sempre più sicura e adeguata agli standard europei».

Lo studio, che individua sei linee di azione prioritarie per rilanciare il settore idroviario, segnala che l’efficace messa a terra degli investimenti programmati potrebbe generare un giro d’affari aggiuntivo pari a 1,4 miliardi entro il 2030. E che, se altri 4 milioni di tonnellate di merci transitassero su idrovia, ci sarebbe un risparmio di 100.000 tonnellate di CO2. Un dato importante dato che oltre il 30% dei consumi energetici e il 20% delle emissioni di gas a effetto serra, in Italia, è dovuto al settore dei trasporti, e che Bruxelles vuole raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione anche aumentando del 25% il trasporto idroviario comunitario.

Certo, se da una parte i fiumi offrono grandi opportunità per un sistema di movimentazione delle merci meno impattante, dall’altra vanno monitorati e protetti, in primis dall’inquinamento. E l’uso delle risorse idriche, fondamentali per l’uso domestico ma anche per l’agricoltura e il turismo, dev’essere oculato e pianificato sulla base di dati costantemente aggiornati. Specie con la crisi climatica in corso, che provoca periodi di scarsità d’acqua o addirittura di siccità persino nelle zone alpine, fino a pochi anni fa immuni a questi rischi grazie alla neve che si accumulava in quota in inverno.

A questo pensa la trentina MobyGIS, realtà hi-tech che ha sviluppato Waterjade, applicativo per digitalizzare il ciclo dell’acqua: si tratta di un sistema di monitoraggio e previsione della portata dei corsi d’acqua, con applicazioni in campo industriale e idroelettrico. Incrociando i dati satellitari, ad esempio, un’impresa idroelettrica può capire quanta acqua “turbinerà” nei giorni successivi e regolare la sua produzione industriale, mentre un’azienda municipalizzata per la gestione dell’acqua può sapere se nel giro di sei o sette mesi si andrà incontro a siccità e agire di conseguenza.

Nell’ambito del concorso indetto ldall’Agenzia europea per il programma spaziale (EUSPA) per favorire la diffusione di applicazioni basate su dati satellitari, l’anno scorso MobyGIS è stata l’unica realtà italiana premiata e ha ottenuto 100mila euro.

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