Iperammortamento

Transizione 5.0, stop al cloud e cinque comunicazioni per le imprese

Decreto firmato da Urso. Salta l’estensione ai software con abbonamento Un nuovo obbligo, per controllare il flusso di spesa, appesantisce la procedura per le imprese

di Carmine Fotina

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L’esclusione dei software in cloud e un’ulteriore comunicazione obbligatoria per le imprese, la quinta. Con queste due novità dell’ultimissim’ora trova finalmente una forma definitiva il decreto attuativo del nuovo piano Transizione 5.0, che agevola con l’iperammortamento investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.

Il provvedimento è stato firmato lunedì 4 maggio dal ministro per le Imprese e il made in Italy (Mimit), Adolfo Urso, e subito dopo la bollinatura della Ragioneria sarà firmato dal ministro dell’Economia (Mef) Giancarlo Giorgetti. Secondo le previsioni ministeriali, i successivi passaggi – esame della Corte dei conti, decreto direttoriale che fissa l’apertura dei termini delle domande e avvio della piattaforma telematica del Gse (Gestore dei servizi energetici) – dovrebbero richiedere circa un mese, il via libera alle prenotazione dovrebbe arrivare dunque entro i primi 10 giorni di giugno.

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Di certo il decreto giunge al traguardo con notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia e il clima di incertezza ha fin qui indotto molte imprese a bloccare gli investimenti. Il confronto tecnico tra i due ministeri è stato più complesso del previsto, con una serie di correzioni richieste nelle scorse settimane dal Mef. Il via libera del Mimit alle ultime due modifiche, comunque peggiorative rispetto alle bozze iniziali secondo il punto di vista delle imprese, testimonia che la priorità era diventata ormai quella di concludere la concertazione per non prolungare lo stallo sugli investimenti.

Esclusi i software in modalità cloud

Riassumendo, salta l’inclusione tra i beni strumentali agevolabili delle soluzioni software in cloud, che vengono erogate in modalità as-a-service, cioè attraverso canoni di abbonamento, e in quanto tali non soggetti ad ammortamento tradizionale. Una delle precedenti bozze, in riferimento ai beni immateriali, contemplava questa possibilità prevedendo che il beneficio fosse «calcolato anche rispetto ai costi sostenuti a titolo di canone di accesso», limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo d’imposta. L’ampliamento, che il Mimit aveva l’intenzione di introdurre sulla base di un’interpretazione estensiva già adottata con il vecchio piano, non ha però avuto il placet dell’Economia.

L’esclusione viene considerata dalle imprese attive nel settore una limitazione molto rigida, considerando che i sistemi as-a-service erogati tramite cloud rappresentano oggi la modalità prevalente con cui le imprese adottano software e servizi digitali, arrivando a valere l’80% del mercato (stime Anitec-Assinform). Di fatto, gran parte della spesa delle aziende in beni immateriali sarà fuori gioco. E l’attrattività del piano si concentrerà così principalmente sui beni strumentali materiali di tipo tradizionale, considerando anche il fatto che per i moduli fotovoltaici finalizzati all’autoproduzione di energia il riferimento a specifiche sezioni del registro Enea ha di fatto limitato la scelta a prodotti di fascia alta di prezzo.

La quinta comunicazione

L’altra modifica rilevante del decreto è l’arrivo di una quinta comunicazione obbligatoria, ulteriore adempimento che finisce per appesantire la procedura e quindi l’onere burocratico a carico delle imprese. La novità tuttavia dovrebbe applicarsi solo per gli investimenti del 2027 e del 2028 e non per quelli dell’anno in corso. Il vecchio piano Transizione 5.0 prevedeva tre comunicazioni da parte delle imprese (preventiva, conferma dell’acconto pari ad almeno il 20% e completamento). Nelle scorse settimane, una bozza del decreto attuativo stabiliva per l’iperammortamento l’aggiunta di una quarta comunicazione, a fine anno, per il monitoraggio della spesa e quindi dell’impatto sui conti pubblici.

Le riflessioni finali della Ragioneria dello Stato hanno portato infine a uno schema basato su cinque comunicazioni. A partire dalla prima comunicazione preventiva, e fino al termine di fruizione dell’agevolazione, le imprese dovranno trasmettere: entro il 20 gennaio di ciascun anno, una comunicazione periodica con le informazioni relative agli investimenti effettuati, al costo sostenuto e alla previsione di utilizzo del beneficio; e poi entro il successivo 30 giugno una comunicazione integrativa della precedente in cui viene definito il piano di ammortamento, con indicazione delle quote relative all’incentivo imputate in ciascun esercizio. Il riferimento al 20 gennaio, termine ampiamente superato per l’anno in corso, fa presumere che l’obbligo si applicherà solo a partire dagli investimenti del 2027. Le comunicazioni dovranno essere trasmesse accedendo con Spid o carta d’identità elettronica nella sezione Area Clienti della piattaforma che sarà aperta dal Gse. Restano inoltre gli obblighi relativi alla perizia tecnica asseverata sui beni acquistati e interconnessi e alla certificazione contabile sull’effettivo sostenimento delle spese ammissibili.

Stop alla clausola made in Europe

La versione finale del decreto attuativo conferma poi, con l’eccezione dei moduli fotovoltaici, la soppressione della clausola made in Europe e che i limiti per l’individuazione degli scaglioni di investimento (iperammortamento dell’180% per la quota fino a 2,5 milioni, 100% oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni, e 50% oltre 10 e fino a 20 milioni) si calcolano annualmente.

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