Salicoltura

Tra turismo e tutela della biodiversità, il sale marino chiede di diventare attività agricola

Gli stati generali del settore in Confagricoltura. Il riconoscimento garantirebbe accesso ai fondi anticalamità e regime fiscale agevolato. Giansanti: saline polo di attrazione per i turisti

di Giorgio dell'Orefice

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Basta con l’espressione “sale quanto basta”. Il sale non è una commodity indifferenziata ma un prodotto che ha caratteristiche anche sensibilmente diverse e va valorizzato in funzione delle sue qualità ma anche in rapporto al suo ruolo multifunzionale: le saline sono luoghi di attrazione turistica e di presidio del territorio e della biodiversità.

Riconoscere la salicoltura come attività agricola

E’ quanto è emerso a Roma dagli Stati Generali della Salicoltura che si sono tenuti nella sede nazionale di Confagricoltura. La principale richiesta che è emersa dai produttori e dalla filiera è quella del riconoscimento della salicoltura di attività agricola. Imprimatur che dovrebbe venire dal ministero dell’Agricoltura e che consentirebbe alle imprese di accedere agli aiuti del Fondo anticalamità previsto a favore delle aziende agricole oltre che al relativo regime fiscale agevolato.

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In Francia col riconoscimento accesso ai fondi anticalamità

Un esempio in questo senso è venuto dalla Francia dove il settore conta su un fatturato di 65 milioni di euro e 1.200 addetti e dove la “coltivazione del sale” (che è quella in mare ed è diversa dall’estrazione in miniera da salgemma) è già diventata attività agricola dal 2019. «Grazie a questo riconoscimento – ha spiegato Aude Yvon della Salins du Midi – i lavoratori del sale di Guerande ricevettero aiuti durante le piogge che negli scorsi anni impedirono la raccolta del prodotto. Il riconoscimento ha inoltre garantito una valorizzazione del patrimonio nazionale perché le paludi salmastre sono centrali per la conservazione della biodiversità. A Giraud lo stop allo sfruttamento delle saline in pochi anni ha portato alla desertificazione».

In Italia da Nord a Sud 10mila ettari «coltivati» a sale

Agli Stati Generali del Sale in Confagricoltura hanno preso parte Atisale Spa che a Margherita di Savoia in Puglia, vanta le saline tra le più grandi di Europa con 4.500 ettari in produzione, e che insieme agli impianti di Sant’Antioco in Sardegna si configura come il maggior produttore di sale marino italiano. Presenti anche le Saline Ing. Luigi Conti Vecchi nella Laguna di Santa Gilla a due passi da Cagliari, con quasi 2.800 ettari in produzione.

Le saline sono diffuse anche in Sicilia e in particolare con gli impianti della Sosalt che nella fascia costiera tra Trapani e Marsala ha circa mille ettari in produzione. In Sicilia c’è anche Isola Longa nell’omonima isola dell’arcipelago dello Stagnone nel Trapanese con un’estensione di circa 200 ettari. Impianti che hanno riportato ingenti danni a causa del ciclone Harry e che al momento sono escluse da qualsiasi forma di ristoro.

A chiudere il novero dei partecipanti italiani il Parco della Salina di Cervia, oltre 800 ettari di estensione, fulcro dell’economia del ravennate e della Romagna per oltre 150 anni e che tanto ha fatto per la valorizzazione del sale marino italiano.

Giansanti: saline polo di attrazione di turisti

«Auspichiamo per il settore del sale marino – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – un percorso analogo a quello compiuto da altre tipologie di attività che non erano agricole e che poi lo sono diventate. Penso ad esempio alla manutenzione del verde o all’acquacoltura. Chi lavora il sale lavora con acqua, terra, vento e sole, gli stessi elementi degli imprenditori agricoli. I lavoratori delle saline come gli agricoltori sono soggetti ai capricci del meteo e alle calamità naturali e realizzano un prodotto alimentare che non ha alcuna controindicazione con l’attività delle imprese agricole. Le saline con le aziende agricole sono un polo di attrazione di turisti: lo scorso anno la sola salina di Marsala tra turisti e scolaresche ha accolto oltre 150mila visitatori. Il settore della coltivazione del sale marino ha bisogno di una associazione nazionale per il comparto e un inquadramento lavoristico visto che agli addetti si applicano i contratti più disparati come quello del settore chimico».

La Pietra (Masaf): misura all’attenzione del ministero

All’incontro ha partecipato anche il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra che ha sottolineato come l’inquadramento agricolo della produzione di sale sia all’ordine del giorno del ministero e potrebbe trovare una collocazione già nell’iter di approvazione del Coltiva Italia o in alternativa nella prossima legge di Bilancio.

Il fatturato del settore in Italia è di 60 milioni di euro

In Italia sono coltivati dalle saline marine quasi 10mila ettari di territorio con una produzione annua di 1,2 milioni di tonnellate di sale marino su 4,2 milioni di tonnellate di produzione totale (compreso quindi salgemma e salamoia). La produzione europea è di 40 milioni di tonnellate di cui 4 di sale marino. Il valore della produzione di sale marino in Italia è di 60 milioni di euro l’anno e conta circa 300 addetti.

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