Il Report

Tra siccità e temperature crescenti, come si comportano i Paesi dell’Ue per salvaguardare la risorsa idrica

Sale l’indice di sfruttamento dell’acqua. Il dato aiuta a comprendere il livello di scarsità della risorsa idrica

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia) e Kim Son Hoang (Der Standard, Austria)

(Adobe Stock)

5' di lettura

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Le temperature aumentano, la siccità si fa sentire e cresce la pressione sulle risorse idriche. Nei Paesi dell’Ue, infatti, come emerge da uno studio Eurostat, sale “l’indice di sfruttamento dell’acqua plus” (Wei+). Il dato, come viene sottolineato dal rapporto, «aiuta a comprendere il livello di scarsità d’acqua misurando il consumo totale di acqua come percentuale delle risorse di acqua dolce rinnovabili disponibili per un determinato territorio e periodo».

In questo quadro, valori superiori al 20% «sono generalmente considerati un segno di scarsità d’acqua e valori superiori al 40% indicano una grave scarsità d’acqua».

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Nel 2022 indice Wei+ del 5,8%

Nel 2022, l’indice Wei+ dell’Ue era del 5,8%, con un aumento di 0,9 punti percentuali dal 2000. «È stato il valore più alto - viene rimarcato - da quando questa raccolta di dati è iniziata nel 2000».

La percentuale più alta tra i Paesi dell’Ue è stata a Cipro che ha registrato il 71,0%, «indicando che l’uso delle risorse di acqua dolce era insostenibile. Nel 2000, il WEI+ in questo paese dell’UE era già del 59,5%». Valori più bassi a Malta e Romania pari al 34,1% e 21,0% nel 2022. Più bassi ancora i dati registrati in Grecia, Portogallo e Spagna con rispettivamente il 13,8%, il 10,1% e l’8,8%, «erano al di sotto della soglia del 20%, ma ancora al di sopra della maggior parte dei paesi dell’UE».

I valori possono cambiare, come viene sottolineato a seconda dei territori e delle posizioni dei Paesi, oltre che dei mesi.

Il quadro dell’Italia

A delineare il quadro che riguarda l’Italia è stato l’Ispra con i dati del 2024, l’anno considerato molto piovoso. Nonostante questo però, l’Italia resta divisa in due parti con il Nord in condizioni migliori e il Sud (sopratutto le isole) con situazioni più delicate.

Il volume di precipitazioni stimato dall’Ispra è di circa 319 miliardi di metri cubi (corrispondenti a 1.056 mm). Un valore superiore di oltre il 10% alla media annua riferita all’ultimo trentennio climatologico 1991-2020.

Un Paese diviso in due

A leggere i dati si scopre un quadro con il Paese diviso in due parti. Al Nord, quantitativi di precipitazione superiori alle medie storiche, che in alcuni casi hanno causato eventi alluvionali, come quelli in Lombardia a maggio e in Emilia-Romagna a settembre e ottobre. In questo quadro Piemonte, Veneto e Liguria nel 2024 hanno visto un surplus annuo di precipitazione superiore al 40%, rispetto alla media di lungo periodo.

Nel Meridione e nelle isole maggiori la riduzione idrica è stata del -49% nel distretto idrografico della Sicilia, del -55% nel distretto della Sardegna e del -39% nel distretto dell’Appennino Meridionale.Quello della Sicilia, che a maggio ha ottenuto la dichiarazione dello stato di emergenza, è stato Il territorio maggiormente colpito dal deficit di precipitazione (-25%) dove, nel 2024, sono caduti poco più di 500 mm di pioggia, corrispondenti a circa 13 miliardi di metri cubi, rispetto a una media annua sul lungo periodo 1951-2024 di circa 665 mm, corrispondenti a 17,2 miliardi di metri cubi di precipitazioni totali. Tra le regioni che devono fare i conti con la mancanza di precipitazioni ci sono anche la Puglia, con un deficit annuo di precipitazione del -23% rispetto alla media di lungo periodo, il Molise e la Basilicata con un deficit del -20%.

Le acque sotterranee

C’è poi l’aspetto legato alle acque sotterranee. «A livello europeo, il 77% dei corpi idrici si trova in stato chimico buono, mentre il 91% delle acque sotterranee è in uno stato quantitativo buono - si legge nel rapporto Ispra -. Più o meno analoga la situazione in Italia, dove le percentuali di corpi idrici sotterranei in stato chimico e quantitativo buono sono leggermente minori, il 70% per il chimico e il 79% per il quantitativo». Non solo: «In Europa generalmente le acque continuano a essere influenzate da contaminanti, principalmente da inquinamento atmosferico legato alla produzione energetica da carbone e da inquinamento diffuso derivante dall’agricoltura - proseguono i ricercatori Ispra -. Analoga situazione in Italia, dove le fonti diffuse prevalenti sono legate all’uso agricolo e dove risulta rilevante anche l’inquinamento legato agli scarichi urbani».

Occhi puntati sulla direttiva europa

Dall’istituto di ricerca e protezione ambientale viene rimarcato che gli occhi restano puntati «oltre che sulla completa applicazione della Direttiva Quadro sulle acque dell’UE, sull’aumento della resilienza dei sistemi idrici, anche in risposta alle mutate condizioni climatiche, come dettato dalla Strategia europea “EU Water Resilience”; indispensabile in ogni caso promuovere, ad ogni livello, un utilizzo sostenibile e responsabile della risorsa idrica».

Alcune zone dell’Austria potrebbero trovarsi in futuro a dover fronteggiare una carenza d’acqua a causa dei cambiamenti climatici. In un’analisi del luglio 2024, Greenpeace ha identificato 471 comuni in tutta l’Austria “ad alto rischio di scarsità d’acqua acuta nel 2050”. Secondo l’analisi, i comuni interessati si trovano in regioni in cui, negli anni di siccità, le acque sotterranee disponibili sono inferiori a quelle necessarie per l’approvvigionamento idrico pubblico, l’industria e l’agricoltura, il che potrebbe portare a conflitti d’uso.

Il caso dell’Austria

L’emergenza idrica sta crescendo anche in un Paese vicino, a nord: in Austria, dove il 60% della popolazione è preoccupato per le future carenze idriche. Oltre il 90% è anche favorevole a misure di protezione specifiche e l’87% vuole che le aziende industriali paghino per il loro consumo di acqua. Questi atteggiamenti sono stati raccolti in un sondaggio rappresentativo di oltre 2.000 intervistati, condotto dall’istituto di ricerche di mercato e di opinione Integral per conto di Greenpeace e pubblicato nell’agosto 2024

Il 63% dei partecipanti ha dichiarato di aver notato carenze idriche regionali in Austria negli ultimi due anni - in particolare la fascia d’età superiore ai 70 anni ha risposto affermativamente a questa domanda, mentre i più giovani sotto i 19 anni erano meno consapevoli del problema. Sei intervistati su dieci hanno inoltre espresso il timore che la carenza d’acqua possa verificarsi più frequentemente in futuro.

Secondo Greenpeace, circa il 70% del consumo totale di acqua in Austria è imputabile all’industria, che in genere non paga nulla per l’acqua che utilizza. Gli intervistati hanno riscontrato una certa incomprensione: L’87% ritiene che le aziende industriali dovrebbero essere obbligate a pagare per il loro consumo di acqua. Inoltre, il 91% degli austriaci vorrebbe che il prossimo governo federale elaborasse piani precisi per la tutela dell’acqua.

Il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Gestione delle Acque ha pubblicato un piano di protezione dell’acqua potabile nel luglio 2023. Cinque i punti:

1. il Ministero collaborerà con i Länder federali per migliorare la base di dati e le previsioni per una pianificazione lungimirante (precauzione) e per la preparazione di misure in caso di scarsità d’acqua

2. il Ministero metterà a disposizione un totale di 3 milioni di euro nei prossimi 3 anni per la ricerca sull’utilizzo efficiente dell’acqua e per garantire l’approvvigionamento idrico.

3. il Ministero collaborerà con i fornitori di acqua e con gli Stati federali per intensificare ulteriormente le campagne di informazione sull’uso consapevole dell’acqua potabile.

4. nell’ambito degli attuali negoziati per la perequazione finanziaria, il Ministero sosterrà un aumento del budget annuale di finanziamento, in modo da poter attuare rapidamente, oltre all’ampliamento e al rinnovamento delle infrastrutture esistenti, anche le misure necessarie per adattare l’approvvigionamento di acqua potabile ai cambiamenti climatici.

5. il Ministero discuterà i piani esistenti a intervalli regolari insieme agli Stati federali e ai fornitori di acqua e li valuterà in relazione ai punti rilevanti a livello nazionale.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Kim Son Hoang (Der Standard, Austria).

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