Tra i giovani medici vincono le specialità più remunerative. Un confronto europeo
I giovani medici italiani evitano specialità meno remunerative ma cruciali per la sanità pubblica. Tendenza simile in Europa, con qualche differenza
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In Italia gli sbocchi professionali, soprattutto se prevedono la possibilità di lavorare nel privato con guadagni più alti, fanno la differenza tra i giovani medici italiani al momento di decidere quale specializzazione intraprendere. Pochissimi giovani camici bianchi a esempio scelgono di specializzarsi per diventare microbiologi o virologi (tanto di moda ai tempi del Covid) o farmacologi che lavorano in gran parte nel settore pubblico.
Ma anche per diventare patologi clinici, radioterapisti o medici che curano il dolore: per queste specialità dal 60% all’80% dei posti assegnati per diventare medico attraverso il corso di specializzazione sono andati deserti nell’ultimo round che ha assegnato le borse di specializzazione che garantiscono uno “stipendio “ di circa 1700 euro al mese.
Ma soprattutto poco più di un giovane dottore su due sceglie di seguire dopo la laurea il corso di specializzazione necessario per imparare a impugnare un bisturi da chirurgo o per lavorare dentro un pronto soccorso: due specialità cruciali queste per far andare avanti gli ospedali, ma che nell’ultima selezione in autunno scorso hanno visto rispettivamente il 45% di posti non assegnati per emergenza urgenza (439 su 976 borse di studio) e il 37% per chirurgia (247 su 622 posti).
Al contrario sono gettonatissime altre specialità dove i posti sono completamente esauriti come pediatria, oftalmologia, dermatologia o chirurgia plastica ed estetica o quella per le malattie cardiovascolari che forma i futuri cardiologi. Specialità, queste, che ogni anno si dimostrano più attrattive anche per le carriere successive che promettono, soprattutto per gli sbocchi nell’attività privata con possibilità di guadagni maggiori. Complessivamente su 15.283 contratti regionali messi a bando per il concorso di specializzazione medica di quest’anno ben 2.569 - il 17% - non sono stati assegnati. Un numero preoccupante anche se in calo rispetto alla precedente selezione quando le rinunce raggiunsero il 25% delle borse: in pratica una borsa su quattro non veniva scelta. Un miglioramento probabilmente legato anche ai mini aumenti sulle borse studio, in particolare proprio per quelle specialità meno scelte che riceveranno aumenti in media di 100 euro in più al mese.
Vediamo un confronto con altri paesi europei.



