Tra geopolitica e dazi, come le imprese si preparano a un futuro di instabilità
Con un ordine mondiale frammentato e tensioni economiche in crescita, le aziende devono adattare strategie e supply chain per affrontare rischi e volatilità crescenti
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L’instabilità geopolitica, la polarizzazione sociale e la crescente frammentazione e contrapposizione tra Stati stanno cambiando profondamente il modo in cui organizzazioni pubbliche e private gestiscono il rischio, mentre l’accelerazione tecnologica ridefinisce gli equilibri economici a velocità sempre più sostenuta. Secondo la 21ª edizione del Global Risks Report, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG) il 50% dei leader globali interpellati (1.300 personalità nei campi delle imprese, della finanza, dei governi, delle istituzioni internazionali) si attende nei prossimi due anni uno scenario “turbolento” o “tempestoso”, quota che sale al 57% su un orizzonte di dieci anni, mentre solo l’1% degli intervistati si attende uno scenario tranquillo, in entrambe le prospettive temporali.
A livello generale, ben il 68% dei leader di imprese, finanza, governi e istituzioni internazionali interpellati prevede un ordine globale multipolare o frammentato entro dieci anni, mentre solo il 6% immagina una rivitalizzazione dell’ordine multilaterale guidato dagli Stati Uniti.
Nel breve termine, invece, il rischio globale numero uno è rappresentato dal “confronto geoeconomico”, ovvero l’uso strategico di strumenti economici come sanzioni, dazi e screening degli investimenti per perseguire obiettivi geopolitici, indicato dal 18% dei rispondenti, seguito dal conflitto armato tra Stati al 14%. In un contesto già segnato da tensioni commerciali, sanzioni, controlli sugli investimenti e uso strategico delle catene di fornitura, la competizione economica si afferma come principale fattore di instabilità: non è più una conseguenza delle tensioni politiche, ma diventa un terreno di confronto.
Non sorprende, quindi, che nella graduatoria dei rischi globali salgano rapidamente anche la recessione economica e l’inflazione, rispettivamente all’11° e al 21° posto, entrambe in aumento di otto posizioni rispetto al 2025, mentre il rischio di scoppio di una bolla speculativa guadagna sette posizioni, attestandosi al 18° posto. Segnali che riflettono un sistema finanziario esposto a correzioni improvvise, soprattutto in presenza di shock geopolitici o di cambiamenti repentini delle aspettative sui tassi.
Le imprese, quindi, sono sempre più chiamate a riallineare strategie e posizionamenti, sapendo che ogni scelta - da quelle di mercato a quelle etiche – può avere conseguenze rilevanti, anche a livello reputazionale.









