Tra cielo e terra: due leggende dell’aeronautica e delle quattroruote
Gioielli vintage che ritornano grazie al lavoro intrepido di artigiani restauratori. Dalla Germania a Lisbona, due storie di visionari che hanno riportato in vita veri capolavori da collezionisti e intenditori.
di Lisa Corva
4' di lettura
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Tutto comincia con un bambino, un padre e un aereo conservato in un museo. Il bambino è Dieter Morszeck. Il padre Richard, proprietario di una fabbrica di valigie, lo portava spesso con sé al Deutsches Museum, il museo della scienza e della tecnica di Monaco di Baviera.
Lì rimanevano incantati davanti a uno Junkers, per la precisione uno Junkers Ju 52 del 1932, l’aereo superleggero in alluminio ondulato. Per il padre, un’intuizione: costruire con quella lamina corrugata delle valigie. Lavorava infatti nella fabbrica di famiglia, che produceva cappelliere e valigeria fin dal 1898, ma in cartone e pelle. Così creò i trolley in alluminio che sono poi diventati un successo in tutto il mondo con il nome di Rimowa, acronimo di Richard Morszeck Warenzeichen. E quel bambino? Dieter non pensava alle valigie. Aveva un sogno: salire su quell’aereo, diventare pilota.
Un sogno ora finalmente realizzato, perché, dopo aver venduto Rimowa al colosso Lvmh, ha deciso di provare a costruirli lui stesso, quegli aerei vintage, in una cittadina sveva. E dallo scorso anno si possono anche provare in Italia, in un piccolo aeroporto rimasto quasi fermo nel tempo, il Nicelli, costruito al Lido di Venezia negli anni Trenta. Sorvolare la Laguna, vedere il campanile di piazza San Marco come se si potesse toccare, è un’emozione incredibile. È lì, in una vecchia stazione Esso restaurata, che Junkers ha il suo headquarter italiano.
Come in tutte le storie leggendarie, il successo è fatto (anche) di date e numeri: 1859, l’anno in cui nacque Hugo Junkers; 1895, quando fondò, a Dessau, Junkers & Co., tecnologia termica e di riscaldamento. 1915: con la Prima guerra mondiale, invece di stufe, costruì il primo aereo interamente in metallo al mondo, lo Junkers J1. Poi la guerra, la Seconda.
Con un salto di un secolo, eccoci nel 2015, anno in cui Dieter Morszeck ha aperto la fabbrica Junkers a Dübendorf, in Svizzera; 2016, parte il volo inaugurale della prima replica dello Junkers F13. Gli aerei vengono ricostruiti rispettando gli standard di sicurezza moderni: una serie limitata di high-quality aircraft, il fascino dell’aviazione di ieri con le moderne tecnologie di volo. In media, ogni superleggero richiede 2.500 ore di lavoro manuale e mille singoli componenti progettati e prodotti in azienda: una perfezione quasi da orologeria, e infatti gli Junkers sono diventati anche luxury watches. Ecco che cosa può fare il sogno di un bambino.









