Passione motori

Tra cielo e terra: due leggende dell’aeronautica e delle quattroruote

Gioielli vintage che ritornano grazie al lavoro intrepido di artigiani restauratori. Dalla Germania a Lisbona, due storie di visionari che hanno riportato in vita veri capolavori da collezionisti e intenditori.

di Lisa Corva

Un superleggero Junkers A50Junior. © Sajin Media

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Tutto comincia con un bambino, un padre e un aereo conservato in un museo. Il bambino è Dieter Morszeck. Il padre Richard, proprietario di una fabbrica di valigie, lo portava spesso con sé al Deutsches Museum, il museo della scienza e della tecnica di Monaco di Baviera.

Lì rimanevano incantati davanti a uno Junkers, per la precisione uno Junkers Ju 52 del 1932, l’aereo superleggero in alluminio ondulato. Per il padre, un’intuizione: costruire con quella lamina corrugata delle valigie. Lavorava infatti nella fabbrica di famiglia, che produceva cappelliere e valigeria fin dal 1898, ma in cartone e pelle. Così creò i trolley in alluminio che sono poi diventati un successo in tutto il mondo con il nome di Rimowa, acronimo di Richard Morszeck Warenzeichen. E quel bambino? Dieter non pensava alle valigie. Aveva un sogno: salire su quell’aereo, diventare pilota.

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Un sogno ora finalmente realizzato, perché, dopo aver venduto Rimowa al colosso Lvmh, ha deciso di provare a costruirli lui stesso, quegli aerei vintage, in una cittadina sveva. E dallo scorso anno si possono anche provare in Italia, in un piccolo aeroporto rimasto quasi fermo nel tempo, il Nicelli, costruito al Lido di Venezia negli anni Trenta. Sorvolare la Laguna, vedere il campanile di piazza San Marco come se si potesse toccare, è un’emozione incredibile. È lì, in una vecchia stazione Esso restaurata, che Junkers ha il suo headquarter italiano.

Come in tutte le storie leggendarie, il successo è fatto (anche) di date e numeri: 1859, l’anno in cui nacque Hugo Junkers; 1895, quando fondò, a Dessau, Junkers & Co., tecnologia termica e di riscaldamento. 1915: con la Prima guerra mondiale, invece di stufe, costruì il primo aereo interamente in metallo al mondo, lo Junkers J1. Poi la guerra, la Seconda.

Con un salto di un secolo, eccoci nel 2015, anno in cui Dieter Morszeck ha aperto la fabbrica Junkers a Dübendorf, in Svizzera; 2016, parte il volo inaugurale della prima replica dello Junkers F13. Gli aerei vengono ricostruiti rispettando gli standard di sicurezza moderni: una serie limitata di high-quality aircraft, il fascino dell’aviazione di ieri con le moderne tecnologie di volo. In media, ogni superleggero richiede 2.500 ore di lavoro manuale e mille singoli componenti progettati e prodotti in azienda: una perfezione quasi da orologeria, e infatti gli Junkers sono diventati anche luxury watches. Ecco che cosa può fare il sogno di un bambino.

PER VIAGGI OFF ROAD

Un’officina che sembra un grande laboratorio orafo: è Coolnvintage, a Lisbona, dove Ricardo Pessoa con il suo team recupera, smonta e restaura meticolosamente Land Rover vintage, per poi rivenderle in tutto il mondo. Ne realizza massimo 15 all’anno, perché riportarle alla luce è un lavoro di precisione e pazienza, oltre che – sottolinea – di amore.

«Quello che io chiamo craft, ossia l’artigianato, il mestiere, richiede tempo, umiltà e ripetizione. Solo allora diventa arte», spiega. «Ogni nostro restauro richiede più di mille ore e include mille chilometri di test su strada. Il veicolo viene smontato fino all’ultimo bullone, ogni componente tracciato, ogni passaggio documentato. Il telaio viene scansionato in 3D, corretto o rifatto. Motore, cambio e assali vengono ricostruiti pezzo per pezzo. C’è un nuovo cablaggio, pannelli in alluminio restaurati o fabbricati ex novo, quindi premontati sul telaio. Interni tagliati e cuciti a mano. Documentiamo tutto, in modo che tra trenta o quarant’anni i figli dei nostri clienti possano ripercorrere ogni decisione e scegliere se mantenerla o riportarla alle specifiche originali».

Una LAND ROVER Series 3(SIII) del 1977. ©Tobias Ilsanker

La storia delle Land Rover inizia nel 1947, in Gran Bretagna, quando Maurice Wilks disegnò il primo modello ispirandosi alla Jeep, per creare un veicolo agricolo, robusto e versatile. Ora il marchio è parte del gruppo Jaguar, ovvero gli indiani di Tata Motors. Ma il fascino e l’heritage sono indiscutibilmente inglesi, soprattutto per le Land che Ricardo Pessoa e i suoi clienti amano: quelle segnate dal tempo. «Ho iniziato a restaurarle nel 2012 e sto ancora imparando, ogni auto mi insegna qualcosa di nuovo. La mia unica ossessione è farne un’altra, e farla meglio. La prima l’ho comprata a 18 anni: per me, è la forma della libertà». I clienti sono «per il 50 per cento europei, il resto da tutto il mondo, fino a Singapore. Ci sono diversi collezionisti seriali come me: penso al gentleman inglese che ne ha già cinque, una per ogni sua dimora di campagna, in Francia e Portogallo. E che me ne ha appena commissionata un’altra per la sua casa di Londra».

Per chi ritira la sua Land Rover restaurata a Lisbona, un consiglio di viaggio da Ricardo Pessoa: le spiagge di Comporta, e una villa design al mare costruita da un suo grande amico, Casas Na Areia, con il pavimento letteralmente di sabbia. Fa parte del circuito Silent Living, su progetto di uno dei più noti architetti portoghesi, Manuel Aires Mateus. Perché le Land Rover sono fatte anche per questo: per guidare senza strade, in libertà.

DA COLLEZIONE COOLNVINTAGE, coolnvintage.com. JUNKERS, orologi-junkers.it. JUNKERS AIRCRAFT, junkersaircraft.com. RIMOWA, rimowa.com.

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