Ciclismo

Tour, ultima salita. Ad Arensman la tappa, Wingegaard è secondo. Ma Pogacar è il Re

I due rivali, insieme al tedesco Lipowitz e allo scozzese Onley (in pratica il podio di questo Tour) si sono guardati per l’ennesima volta decidendo che andava bene così

di Dario Ceccarelli

Tadej Pogacar. (EPA/Martin Divisek)

3' di lettura

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Tra i due litiganti il terzo gode. E vince. Nell’ultima tappa di montagna, quella che avrebbe potuto aggiungere qualcosa a un Tour dominato da Pogacar, non succede quasi nulla.

E così le uniche due emozioni vengono dalla nuova vittoria dell’olandese Thymen Arensman, detto il “Pellicano” per la sua corporatura longinea (192 cm x 60 kg) e da un rocambolesco scontro sulla linea del traguardo tra un forzuto addetto alla sicurezza e sua maestà Tadej Pogacar.

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Uno scontro assolutamente fortuito, quasi da comiche alla Stanlio e Olio, che ha aggiunto un briciolo di humour a una tappa davvero noiosa e quasi sempre controllata con il bilancino dalla maglia gialla e da Vingegaard, i due eterni rivali, che ormai in questo Tour si muovono ogni giorno in coppia come i carabinieri.

Con la benzina in riserva (anche Pogacar rivela il suo lato umano) nessuno due si è sentito in grado di scatenare la bagarre. E così, in questa tappa accorciata di 35 km rispetto ai 130 previsti per un focolaio di epidemia bovina, i due leader hanno preferito una velenosa tregua. Che più o o meno suona così: io questa tappa non riesco a vincerla, però non ci riuscirai nemmeno tu. Un quadro programmatico, ben compreso da Arensman, che a metà dell’ultima salita verso La Plagne ha osato prendere l’iniziativa allungando sui big di una trentina di secondi.

I due rivali, insieme al tedesco Lipowitz e allo scozzese Onley (in pratica il podio di questo Tour) si sono guardati per l’ennesima volta decidendo che andava bene così. Che la vittoria di Arensman, la seconda in questo Tour, risolveva un delicato problema diplomatico tra la maglia gialla e la sua ingombrante ombra.

Nel finale, complicato dalla pioggia e dall’asfalto scivoloso, l’olandese, stringendo i denti, è riuscito ad anticipare di due secondi Vingegaard e Pogacar, come sempre incollati uno con l’altro. Poco più indietro (4 secondi) è arrivato Lipowitz che, con un altro allungo, è riuscito a consolidare il terzo posto approfittando di una leggera crisi dello scozzese Onley, adesso a più di un minuto dal tedesco. Per Lipowitz una orgogliosa rivincita dopo gli azzardi della tappa precedente. Un posto sul podio è garantito praticamente anche a lui. E pure la maglia bianca non dovrebbe togliergliela più nessuno. Da registrare infine la giornata nera di Roglic. Che prima ha fatto il gradasso e poi si è inabissato con un ritardo di oltre 25 minuti che lo fa scivolare all’ottavo posto in classifica generale

“Sono assolutamente distrutto” ha detto Arensman con gli occhi fuori dalle orbite. “Non posso crederci. Già non potevo credere d’aver vinto a Superbagnares, figuriamoci una seconda in una delle tappe più difficili del Tour. Ho visto che gli uomini di classifica si stavano controllando, così io sono andato dritto senza pensarci troppo. Quelli sono due campioni, Tadej e Jonas. Tutti sanno cosa sono capaci di inventare quei due due. Io sono solo umano, però volevo provare a batterli. E ci sono riuscito. Sono andato più veloce che potevo senza più guardarmi indietro. Un sogno…”

Che bellezza. Tutto bene quello che finisce bene. Pogacar è contento perchè ormai ha conquistato il suo quarto Tour. Vingegaard perché si è dimostrato l’unico vero avversario del marziano, riuscendo questa volta anche a precederlo sul traguardo. Senza però vincere la tappa, ma insomma bisogna sapersi accontentare.

E infine è contento questo simpatico olandese volante, detto il Pellicano, che alzando lo sguardo oltre la lotta dei due rivali è riuscito a capire che questa poteva diventare la sua grande giornata di gloria. La seconda in questo Tour. Mica noccioline.

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