Ciclismo

Tour de France, il tappone alpino all’australiano O’Connor ma il più forte è sempre Pogacar

Il campione sloveno conferma la supremazia sulle Alpi, Vingegaard in ritardo

di Dario Ceccarelli

TOPSHOT - L'australiano Ben O'Connor del Team Jayco AlUla pedala fino al traguardo per vincere la 18ª tappa della 112ª edizione del Tour de France, 171,5 km tra Vif e Courchevel Col de la Loze, nelle Alpi, nel sud-est della Francia, il 24 luglio 2025. (Foto di Anne-Christine POUJOULAT / AFP)

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Da dove cominciamo?

Da chi ha vinto il tanto atteso tappone alpino (l’australiano Ben O’Connor, bravo, bellissima fuga)! o dai due eterni rivali che qui sul Col de la Loze, dopo 3 cime fuori categoria e 5450 metri di dislivello, avrebbero dovuto chiarire una volta per tutte a chi andrà questo 112esimo Tour de France?

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Partiamo dai due rivali. Il chiarimento c’è stato, anche perchè, diciamo la verità, non c’è più partita. Tadej Pogacar, maglia gialla sempre più gialla, ha di nuovo cancellato ogni dubbio. E’ lui il più forte. Facciamocene una ragione. Non c’è niente da fare. Potremmo allungare di un’altra settimana la corsa francese, ma il responso non cambierebbe di una virgola.

E lo si è visto anche questa volta. Avrebbe dovuto succedere il finimondo. Uno resa dei conti definitiva tra montagne da mozzare il fiato e tagliare le gambe. Invece poco o niente. Perfino il maltempo, tanto temuto, solo alla fine ha lanciato una spruzzatina d’acqua nella nebbia senza spaventare nessuno.

Tra le nuvole basse, a 500 metri dal traguardo, dove la rampa s’impennava, Pogacar ha deciso che era ora di chiudere quel noioso balletto che durava da ben 171 chilometri.

Uno scatto secco, un colpetto di gas quando ormai le gambe di tutti eran ricotta, e lo sloveno ha lasciato indietro Vingegaard, fino a quel momento la sua ombra. Un bell’allungo che con l’abbuono gli ha permesso di aumentare di altri 11 secondi il vantaggio sul rivale che ora si ritrova a 4 minuti e 26”. Un distacco pesante ma a cui va aggiunto un altro carico psicologico da undici: che la maglia gialla ha dimostrato di essere praticamente inattaccabile.

Vingegaard ci ha provato in tutti i modi, mettendo alla frusta la Visma, ma la verità è che il danese non è mai riuscito a fare la differenza. Il trenino dei big, che ogni tanto perdeva qualche vagoncino, tra i quali lo stesso Onley, che poi è arrivato quarto al traguardo mettendo il fiato sul collo a Lipowitz, è andato avanti senza che mai una volta i due rivali accennassero una stoccata. Un andamento lento che, alla fine, ha favorito solo Pogacar, ben protetto dai suoi scudieri. Chi doveva dar battaglia era infatti il buon Vingo, con tutto quel ritardo da recuperare. Ma i suoi assi non li ha potuti mettere sul piatto per un motivo semplice: che non li aveva e non li ha.

Le carte migliori, come si è visto soprattutto sui Pirenei, le ha sempre lo sloveno, che ora si si gode la sua 51esima maglia gialla ben sapendo che Parigi è sempre più vicina. Ora infatti manca solo una tappa alpina, quella che da Albertville va a La Plagne, per cambiare qualcosa. Ma cosa può fare Vingegaard davanti allo strapotere di Tadej? Questa di La Plagne è infatti una copia sbiadita con 40 chilometri in meno della tappa appena conclusa.

Nel ciclismo far troppi pronostici porta male, però non ci sono le premesse per un clamoroso ribaltone. Sul Col de la Loze, per dare un po’ di sugo al duello, si erano ritirati in ballo i fantasmi di una batosta che lo sloveno aveva patito tre anni fa dal danese. Una sconfitta bruciante che però Pogacar aveva già riscattato ad Hautacam. Niente colpi scena, questa volta: Pogacar, per evitar rischi, ha preferito smorzare il suo istinto di killer seriale accontentandosi di controllare la corsa e raggranellare ancora qualche secondo di vantaggio.

La sostanza è questa: caro amico Jonas, se non stai tranquillo al tuo posto, sarò ancora io ad attaccarti. Per cui, finiamola qui. Parigi è ormai vicina. Io mi prendo il mio quarto Tour e tu ti accontenti di un onorevole secondo posto. Che al Tour non è poi così disdicevole.

Da risolvere, a questo punto, è la questione del terzo posto. Lo scozzese Oscar Onley, talento di 22 anni, dopo una crisi iniziale è riuscito a stare nella scia dei due big guadagnando un discreto gruzzolo sul tedesco Florian Lipowitz, che ha chiuso con oltre tre minuti e mezzo di ritardo mantenendo comunque la maglia bianca.

Il suo terzo posto in classifica però vacilla. Onley lo tallona ed è facile che a La Plagne gli dia un’altra botta.

Due parole infine per il vincitore di giornata, Ben O’Connor. Il 29enne australiano è stato bravissimo ad infilarsi nella fuga di giornata sul Col du Glandon, a gestire la situazione sulla Madeleine e a portare l’attacco vincente sul Col de la Loze, quando ha staccato il colombiano Rubio pedalando tutto solo in una splendida scalata che per un giorno ha messo in ombra anche i due rivali.

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