Giappone

Tokyo da assaporare tra whisky, sushi e bar con vista

Cocktail sorprendenti e anguille gourmet nel tour fra bar e ristoranti che raccontano l’identità multiforme della capitale

di Maurizio Maestrelli

Il Monte Fuji, simbolo del Giappone, visto da Tokyo, dalla quale dista circa 100 km.

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Basta poco per rendersi conto dei contrasti che convivono a Tokyo. In alto, i grattacieli del quartiere di Ginza, il cuore dello shopping di lusso in città, sono animati da pubblicità tridimensionali in movimento in stile Blade Runner mentre, più sotto, giovanotti in evidente, smagliante forma trasportano estasiati turisti sui jinrikisha - quelli che chiamiamo “risciò” italianizzando il termine inglese “rickshaw” - lungo le strade del centro. I servizi igienici sono un concentrato di tecnologia che richiede al neofita uno studio approfondito e negli ascensori è sempre posizionato un kit di pronto soccorso, ma in molti locali il conto viene fatto ancora a mano, come forse solo in alcune trattorie in Italia. Dalle parti del celebre incrocio di Shibuya, attraversato quotidianamente da orde di turisti che vi si immortalano per almeno una foto ricordo, ha un grande successo tra la gioventù della capitale un negozio pieno solamente di distributori automatici di capsule a sorpresa, ognuna delle quali contiene un qualche personaggio in miniatura di una qualunque degli anime che vanno per la maggiore. A qualche fermata di metropolitana, invece, il tempio Asakusa Sensoji è ancora frequentato da persone che, dopo essersi lavate le mani a una fontana, accendono bastoncini di incenso secondo il rituale buddista.

L’arte del sushi

Tokyo è futuro e passato che convivono nel presente, ma le contraddizioni che all’inizio sembrano quasi stridere in realtà compongono un’armonia composta da etica (la cortesia è una virtù praticata da chiunque) ed estetica. Un’unione che si percepisce anche nel lavoro di un itamae, il termine giapponese riservato con grande rispetto solo ai maestri che padroneggiano l’arte del sushi, i preziosi bocconi di riso sui quali riposano filetti di pesce di qualunque tipo. Gesti misurati, poche parole, una porzione per volta, somministrata al cliente come un dono. Da Otaru Masazushi anche il colore e la forma del piatto sono scelti in funzione del sushi che viene servito: al banco di questo locale nel quartiere di Ginza si sta come a teatro e, anche se potrebbe parere strano agli occhi di un occidentale e se si accetta il suggerimento, il cibo è accompagnato da un highball, ovvero un long drink a base di whisky e soda.

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Dove assaporare whisky & Co

Whisky ovviamente giapponese, perché dopo la Scozia e l’Irlanda è proprio il Giappone la terza culla del distillato di malto. E non da ieri. L’avventura di Nikka, ad esempio, una delle distillerie più importanti del Paese, muove i primi passi nel 1919, quando il ventenne Masataka Taketsuru, rampollo di una famiglia di produttori di sake, decide di imbarcarsi per la Scozia. Quando torna in patria, dopo qualche anno, lo fa con una moglie scozzese e una profonda conoscenza di alambicchi e malto d’orzo. Fonda una sua prima distilleria a Yoichi, sull’isola di Hokkaidö, e una seconda, nel 1969, più a sud, tra le montagne di Sendai. Nikka ha il suo prodotto più famoso nel Nikka From the Barrel, che nel 2025 ha festeggiato il suo primo quarantennale, ma per il Nikka Highball che si beve in Giappone si usa solitamente il meno impegnativo Black (in Europa noto come Nikka Days) proprio perché il drink è bevanda popolare, poco alcolica, perfetta per accompagnare sushi e sashimi ma anche il più informale katsukarē, un semplice piatto di riso ricoperto da una salsa al curry della quale spesso si può decidere il grado di piccantezza, accompagnato da carne o da verdure. O, ancora, i piatti a base di anguilla, la specialità di Unatetsu, piccolo ristorante nel quartiere di Shinjuku devoto alle unagi, le anguille di acqua dolce diverse dalle anago, quelle di mare. Da oltre sessant’anni il ristorante propone le anguille in mille modi diversi e del pesce non butta via niente servendo anche le loro lische, grigliate come un croccante snack che introduce alla cena. Ma il whisky giapponese, negli ultimi anni salito alla ribalta mondiale proprio in virtù del rinnovato successo, in linea con le nuove tendenza a moderare il consumo di alcol, dell’highball torna prepotentemente protagonista nei suggestivi cocktail bar che animano la notte di Tokyo. Anche lì si possono vivere le presunte contraddizioni della capitale del Giappone: da un lato l’eleganza raffinata del Virtù, ai piani alti dell’hotel Four Seasons nel quartiere Ōtemachi, dove si può sorseggiare la loro versione dell’Old Fashioned ammirando dalle grandi vetrate le luci della città sottostante, e dall’altro l’atmosfera informale e un po’ caotica degli stretti vicoli di Golden Gai, dove ogni porta introduce a un bar talmente piccolo che bastano cinque o sei persone per riempirlo, ma dove è certamente più facile fare amicizia con il titolare.

Anche concludere la serata passeggiando per il centro di Tokyo è sempre un’esperienza, non solo perché la città è notoriamente ai vertici delle classifiche mondiali in termini di sicurezza, ma perché ci si può sempre imbattere in qualche bancarella che vende i taiyaki, un dolce a forma di pesce inventato a Tokyo nel 1909 che, nella sua versione classica, contiene una farcitura a base di fagioli azuki zuccherati, e sorprendentemente buono a dispetto dell’idea che noi occidentali abbiamo dei fagioli. Non molto lontana, a dire il vero, da quella che avevamo riguardo le lische d’anguilla.

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