Fintech

Token, un ponte tra finanza tradizionale e decentralizzata

Con Conio Ferrari porta su blockchain la Rossa che vince a Le MansCon due operazioni UniCredit verifica la tecnologia e forma il mindset interno

di Pierangelo Soldavini

Le Mans. Ferrari ha tokenizzato la 499P, che da tre anni si impone nella 24 Ore

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In Formula Uno non domina, ma a Le Mans la Ferrari negli ultimi anni non sbaglia un colpo. Ora la Rossa si presenta in pole position anche sulla pista virtuale della blockchain, con il progetto di tokenizzazione della 499P, la macchina che da tre anni si impone nell’iconica 24 Ore sul circuito francese. Dalla collaborazione con Conio è nato un wallet digitale a disposizione dei partecipanti all’esclusivo programma Hyperclub su cui conservare i token per partecipare all’asta con in palio il modello vincente di Le Mans.

Se ora il progetto coinvolge il centinaio di clienti top della Ferrari, Conio non è nuova alla tokenizzazione di asset reali: l’anno scorso ha lanciato il progetto ebitts con Enel con il token rappresentativo di quote di impianti rinnovabili che rende l’energia verde accessibile a tutti i clienti tramite blockchain.

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«Asset fisici tokenizzati possono essere il sottostante di uno strumento finanziario - pensiamo ai certificati su bitcoin che si trovano già a mercato -, con la possibilità anche di certificare il sottostante in maniera probabilmente più sicura e trasparente – spiega Andrea Conso, avvocato specializzato in diritto dei mercati finanziari advisor del progetto -. In questo senso rappresenta un ponte tra la finanza decentralizzata e quella tradizionale, anche se bisogna verificarne l’effettiva efficienza in termini economici: questi strumenti non sfuggono alla regolamentazione e questa forma di dematerializzazione “decentralizzata” neppure esclude la necessità che a “maneggiarli” siano sempre e solo gli intermediari vigilati, come una banca depositaria che deve sempre custodire gli asset dei fondi, ancorché tokenizzati».

Il segnale di UniCredit

Dopo la sessione del Fintech Milano Hub di Banca d’Italia dedicato a questi strumenti, due anni fa Cdp ha inaugurato l’era della tokenizzazione in Italia con il primo bond digitale da 25 milioni di euro sottoscritto da Intesa Sanpaolo. A fine 2025 UniCredit ha dato un segnale di fiducia nella nuova digitalizzazione dei mercati finanziari con il lancio di due progetti: un minibond da cinque milioni di euro a favore di E4 Computer Engineering, sottoscritto insieme a Cdp, e una nota strutturata destinata a investitori privati con capitale protetto e rendimento indicizzato all’Euribor a tre mesi.

«La tokenizzazione permette di superare alcuni limiti attuali della finanza tradizionale rendendo liquidi asset oggi illiquidi e, grazie alla programmabilità garantita dalla blockchain, più dinamici ed efficienti alcuni processi. La riduzione dei livelli di intermediazione si traduce in minori costi e migliora, rendendola più fluida, l’esperienza cliente, soprattutto per un target prioritario della banca come le Pmi - sostiene Luca Colombo del team Strategy di UniCredit -. L’obiettivo è ridurre la complessità di applicazione di questa nuova tecnologia e rendere il processo talmente semplice e immediato da riuscire a offrire un servizio migliorativo al cliente, superando le barriere di adozione».

I due progetti lanciano un segnale importante per il trasferimento della finanza tradizionale su blockchain. Anche a livello globale sono nati progetti che indicano come la tokenizzazione possa rappresentare davvero la nuova fase della finanza: JpMorgan ha lanciato un money market fund su Ethereum, mentre il fondo Buidl di Blackrock è cresciuto nel primo semestre 2025 da 500 milioni di dollari a quasi 3 miliardi. Intanto il Nyse sta lavorando a una piattaforma per la contrattazione 24/7 di azioni tokenizzate e, in Europa, Boerse Stuttgart Digital ha introdotto una soluzione per il settlement di asset digitali. I dati dell’Osservatorio Blockchain & Web 3 del Politecnico di Milano, presentato oggi, segnala l’accelerazione della tecnologia: lo scorso anno sono stati avviato 101 nuovi progetti di questi strumenti a un totale di 156 a livello globale, due terzi dei quali focalizzati su strumenti finanziari.

Un potenziale inespresso

Ma il potenziale della tecnologia non si riflette ancora nel numero e nella qualità dei progetti: «La filiera del mondo della finanza è molto lunga e non è sempre semplice portare su blockchain l’intero processo, ci si limita a singole parti: si tratta quindi di ripensare l’intera catena del valore, coinvolgendo tutti gli attori, anche quelli più timorosi. In questo ambito, il complesso quadro normativo si è adeguato alle sperimentazioni, tuttavia è necessario verificare che non ci siano carenze e discrepanze per rassicurare gli operatori di mercato nel muoversi in questo ambito - commenta la direttrice dell’Osservatorio Valeria Portale -. In Italia l’azione dei big della finanza risulta senz’altro fondamentale per aprire il mercato coinvolgendo anche gli altri attori, che spesso si fermano alla progettazione. La complessità dell’implementazione richiede l’integrazione di diversi soggetti. Ognuno è chiamato a fare la sua parte e le authority regolamentari hanno il compito di non bloccare i progetti di valore favorendo quindi l’innovazione».

Ed è questo anche l’intento di UniCredit che ritiene i due progetti solo l’inizio di un percorso che potrà proseguire ulteriormente sfruttando le competenze nate all’interno dell’ecosistema italiano della blockchain: “Hanno avuto anche lo scopo di testare il mercato, verificare l’affidabilità e la scalabilità della tecnologia nonché formare il mindset interno al gruppo - spiega Alessio Sulpizi, Advisory & Financing Solutions dell’istituto -. Crediamo in questa tecnologia e puntiamo quindi ad acquisire l’esperienza per essere leader. Abbiamo iniziato con un minibond e un’obbligazione strutturata ma non ci poniamo limiti: l’obiettivo sul lungo periodo è valutare la tokenizzazione di ulteriori asset class e altri prodotti di investimento, ovviamente sempre valutando i benefici per i clienti».

Progetti in vista

«Le due operazioni effettuate con UniCredit potranno funzionare come volano per il mercato e, come provider tecnologici, abbiamo già riscontrato un interesse concreto da parte di altri grandi operatori. Abbiamo dimostrato che è uno strumento disponibile non solo per istituzionali, ma anche per Pmi e per investitori private, magari domani si potrà estendere anche al retail, magari con prodotti customizzati per i diversi clienti», conferma Tommaso Cattaneo, business development di BlockInvest, l’operatore che ha collaborato per la tokenizzazione degli strumenti dal punto di vista tecnologico: «L’opportunità che offre la tokenizzazione è quella di rendere liquidi mercati e strumenti che oggi non lo sono, con l’ottimizzazione della gestione di tutti i processi, con trasferimenti sicuri e trasparenti».

La semplificazione può avere, quindi, un grande valore anche per i processi della finanza tradizionale. Assogestioni è da tempo all’avanguardia per operare la digitalizzazione nativa delle quote di fondi e, in prospettiva, realizzare fondi che investono in asset digitali, in modo da massimizzare il potenziale di efficienza della tecnologia. «La vera frontiera dell’innovazione – commenta Roberta D’Apice, direttore Affari legali e regolamentari di Assogestioni - non è soltanto portare gli investitori tradizionali sulla blockchain, ma portare strumenti regolamentati – come le quote di fondi – nei contesti in cui la liquidità digitale già opera, preservando le tutele giuridiche e regolamentari proprie del risparmio gestito. In assenza di strumenti compatibili, questa liquidità rischia infatti di svilupparsi al di fuori dei circuiti vigilati europei, con un impatto diretto sulla competitività dei prodotti dell’Unione».

Il “cash on-chain”

Il rischio è, quindi, perdere il treno di un business dalle potenzialità enormi con ricadute negative per l’economia del settore. Ma servono anche infrastrutture che risultano ormai indispensabili. «Perché queste iniziative possano diventare scalabili servono una maggior coesione con il regolatore sugli aspetti ancora aperti, la creazione di un mercato secondario di questi strumenti e, soprattutto, il contante on-chain per rendere digitale l’intero processo», prosegue Colombo di UniCredit.

I due progetti della banca avrebbero, così, potuto essere conclusi in maniera contestuale nella transazione se avessero avuto a disposizione una valuta pronta per la blockchain e invece hanno dovuto fare ricorso agli strumenti tradizionali.

«Quello che manca oggi è il “cash on-chain”, la possibilità di avere una tipologia di valuta che interagisca in maniera efficiente con la blockchain, coprendo l’intero processo che parte già nativamente digitale», ribadisce Cattaneo di BlockInvest. Non è quindi un caso se UniCredit figura tra i promotori, insieme a Banca Sella, del progetto Qivalis che mette insieme una dozzina di banche europee per la creazione di una stablecoin in euro per avere uno strumento digitale che eviti di dover passare da quelle legate al dollaro che si stanno sviluppando sull’onda della politica di Donald Trump.

Se le stablecoin si candidano a essere il volto presentabile delle criptovalute con il legame con valute fiat, la tokenizzazione punta a diventare il ponte tra la finanza tradizionale e quella decentrata con le sue efficienze e le potenzialità. Poi si aggiunge anche la politica a soffiare nella stessa direzione: «La tokenizzazione diventa molto d’attualità anche per il mondo cripto – sottolinea Conso -: l’aumento della tassazione sugli investimenti in cryptoasset con la Legge di bilancio finisce per scoraggiare la detenzione diretta spostando l’attenzione dell’investitore verso prodotti come Etf ed Etp che non sono altro che una rappresentazione sintetica dei cryptoasset».

Così corre voce negli ambienti finanziari che questi strumenti possano venire quotati in tempi brevi anche alla Borsa italiana.

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