Mobilitazione

Todde: «No a Sardegna isola carcere con i detenuti del 41 bis»

Una scelta che, secondo quanto sottolineato dalla presidente della Regione, andrebbe a penalizzare le comunità locali, oltre che sull’intera isola.

di Davide Madeddu

Carcere di Bancali. (ANSA/Vincenzo Garofalo)

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

«No all’isola carcere con i detenuti del 41 bis». Più che uno slogan è un invito alla mobilitazione. A lanciarlo è la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde «contro la decisione del Governo di trasferire i detenuti ad alta pericolosità nelle strutture detentive dell’isola».

L’appello non è che l’ultima sequenza di una serie di prese di posizione e iniziative avviate dai rappresentanti delle istituzioni e comunità locali contro questa possibilità. Ossia il trasferimento dei detenuti in regime di 41 bis nelle carceri dell’isola.

Loading...

Il reel della presidente

Oggi il reel della presidente pubblicato sui suoi canali social, dedicato al tema dell’utilizzo di tre carceri sarde, Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, come strutture destinate al regime del 41 bis.

Nel video, vengono ripercorse le tappe istituzionali avviate sul tema.

A iniziare dalla nota inviata a giugno dello scorso anno al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, proprio a proposito delle prime indiscrezioni e poi notizie sull’ipotesi di destinare le case circondariali di Bad’e Carros, Bancali e Uta al detenuti in regime di 41 bis. A settembre l’incontro.

La ricostruzione

«Il ministro ricostruisce la presidente della Regione - aveva assicurato che nessuna decisione sarebbe stata assunta senza il coinvolgimento delle istituzioni regionali». Tutto risolto? Non proprio. «Questo coinvolgimento, però, non c’è stato - ricostruisce la presidente ricordando, richiamando il verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, in cui il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha fornito un’informativa che, secondo Todde, conferma l’esistenza di un disegno preciso -.

Nel documento si fa riferimento a sette carceri dedicate al 41 bis in Italia, preferibilmente localizzate nelle aree insulari, e vengono indicate, per la Sardegna, proprio le strutture di Bad’e Carros, Bancali e Uta.

Inoltre, rispetto ai 192 posti inizialmente previsti, è indicato un incremento di almeno il 20%, che porterebbe a circa 240 detenuti al 41 bis, oltre un terzo dell’intera popolazione nazionale sottoposta a questo regime». Una situazione respinta dalla presidente anche nel corso delle numerose manifestazioni.

Si penalizza l’isola e la sua economia

Una scelta che, secondo quanto sottolineato dalla presidente della Regione, ma anche dai sindaci dei Comuni interessati a questi trasferimenti, andrebbe a penalizzare le comunità locali, oltre che sull’intera isola.

«Parliamo di un impatto diretto sull’economia, sulla sicurezza dei territori - prosegue -, sulla sanità pubblica finanziata dai sardi e sull’esecuzione penale ordinaria, perché i detenuti sardi sarebbero costretti a scontare la pena fuori dalla Sardegna». Senza dimenticare i problemi che potrebbero sorgere «anche a livello di investimenti economici e di prospettive. Non e non ci meritiamo di essere considerati come la Cayenna d’Italia».

Da qui la decisione di lanciare la mobilitazione. «Non possiamo accettare che la Sardegna venga trasformata in un’isola carcere - ribadisce -. Per questo motivo chiedo ai sardi e alle sarde di far sentire la propria voce insieme a me, per dire con forza che la Sardegna non ci sta e che vuole scegliere da sola il proprio destino».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti