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Telecomunicazioni
Tlc europee sotto pressione in scia ai conti deludenti di Wind3
Gli analisti confermano la «necessità di un’operazione di consolidamento con Iliad, l’unico partner industriale ancora disponibile»
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Vendite sulle telecomunicazioni in Europa (Euro Stoxx 600 di comparto -0,1%) con gli analisti che riportano al centro la necessità di un consolidamento del mercato, a seguito dei risultati deludenti di Wind3 nel primo semestre.
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Andando con ordine, Ck Hutchison (società madre di Wind3, che ha chiuso alla Borsa di Hong Kong con un ribasso pari a -3,04%) ha dichiarato che le proprie attività hanno registrato un primo semestre misto ma generalmente solido, con i guadagni nel retail, nei porti, nelle infrastrutture e negli investimenti che hanno compensato le pressioni nelle telecomunicazioni e la perdita delle operazioni portuali in Panama. In particolare, quindi, le telecomunicazioni sono rimaste la divisione più problematica. In Europa, infatti, la concorrenza in Austria e la perdita di ricavi wholesale di Wind3 hanno pesato sui risultati, nonostante la società abbia spinto su tagli ai costi e strumenti di produttività basati sull’intelligenza artificiale.
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Così, alla luce dei risultati «deludenti» di Wind3, gli analisti di Intermonte confermano la «necessità di un’operazione di consolidamento con Iliad, l’unico partner industriale ancora disponibile, in un contesto in cui l’Italia è l’unico dei mercati europei di Ck Hutchison ancora in contrazione».
Nel dettaglio, i ricavi di Wind3 nei primi sei mesi del 2026 sono diminuiti del 4% su base annua e il margine lordo è sceso del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato dalla perdita di alcuni contratti all’ingrosso, compensata solo in parte da un leggero miglioramento del margine netto sui servizi ai clienti. Di conseguenza, l’ebitda e l’ebit sono scesi rispettivamente dell’11% e del 73% su base annua a tassi di cambio costanti. Il controllo dei costi e la riduzione degli ammortamenti hanno compensato solo in parte il calo del margine lordo. Il margine ebitda si è attestato al 33%, in calo di 3 punti percentuali su base annua, mentre l’operating free cash flow (340 milioni di euro, -8% su base annua) ha mostrato maggiore resilienza, attestandosi al 18,5% dei ricavi (-0,8 punti percentuali su base annua) grazie a una riduzione degli investimenti (13,1% dei ricavi, -1,6 punti percentuali su base annua).
Secondo le prospettive della società, le telecomunicazioni dovrebbero rimanere sotto pressione, ma il gruppo ha dichiarato di essere focalizzato sulla riduzione dei costi, sulla fidelizzazione dei clienti e sui guadagni di produttività guidati dall’intelligenza artificiale.
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Per gli esperti di Intermonte, una riduzione del numero di operatori favorirebbe la ripresa del mercato nel settore, a vantaggio anche di Tim: la sim stima un potenziale di crescita di circa 250 milioni di euro all’anno in termini di ricavi/ebitda aggiuntivi per ogni aumento di 1 euro del ricavo medio per utente dei servizi mobili e della banda larga per i consumatori.
In particolare, secondo gli analisti, «Tim potrebbe trarre vantaggio da questo potenziale rialzo in qualità di futuro azionista di Poste Italiane, soprattutto perché l’integrazione tra Tim e Poste potrebbe contribuire ad accelerare la ripresa del mercato in Italia». Gli esperti ritengono infatti che l’unione tra Tim e Poste possa aumentare la pressione sugli operatori più piccoli «affinché procedano a un consolidamento per acquisire dimensioni maggiori e competere meglio con un attore in grado di contare sulla più vasta rete di distribuzione del Paese, composta da circa 13.000 uffici postali e 4.000 punti vendita Tim».
L’attuale obiettivo di prezzo della sim su Poste Italiane (33 euro per azione) incorpora, con una probabilità del 30%, uno scenario di ripresa del mercato che potrebbe generare circa 500 milioni di euro di ebitda annuo aggiuntivo (valore attuale netto di 2,8 euro per azione), grazie a un aumento di 2 euro del ricavo medio per utente consumer di Tim (mobile e banda larga), «sufficiente – spiega Intermonte - a colmare il divario rispetto alla media europea, almeno nel mercato della telefonia mobile».
Al momento, però, i titoli delle compagnie del comparto scontano le prospettive a tinte fosche delineate da Ck Hutchison: a Piazza Affari (Ftse Mib -0,23%), Poste Italiane arretra dello 0,63% a 27,02 euro, Tim dello 0,41% a 7,593 euro. Debole anche Orange, -0,06% a Parigi, e Vodafone, -0,54% a Londra.
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