Storie impresa

Tiziana Crociani, la “signora dei creativi” da Burberry alle pendici di Gubbio

Da 27 anni l’imprenditrice produce, con riserbo, i modelli per le maison mondiali del lusso: il pellegrinaggio nell’atelier segreto in un ex maneggio

di Simone Filippetti

Tiziana Crociani

5' di lettura

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La salita che porta al grande casolare, fuori le mura medievali di Gubbio, è molto ripida: alla sinistra si stanno accendendo le luci dell’Albero di Natale più grande del mondo, disegnato sulla parete del monte Ingino, in Umbria. Abbarbicata alle pendici del monte accanto, la grande abitazione, oggi restaurata in stile moderno e circondata dai cipressi, era un maneggio, negli anni ’80, sul punto più alto della città, il borgo di San Girolamo. Oggi è la casa-atelier di Tiziana Crociani, la silenziosa signora degli stilisti di mezzo mondo. Il luogo emana fascino: il casolare in pietra, abbellito da un giardino con piscina e fontana e un occhio alla sostenibilità dal riciclo dell’acqua piovana ai pannelli fotovoltaici mimetizzati, domina sui tetti in coppi dell’antica città medievale e la vista spazia fino al monte Subasio di Assisi.

Nella stessa valle, Prada ha scelto di inaugurare un nuovo maglificio; sempre qui da danni l’azienda Saldi produce per Max Mara. E a pochi chilometri da qui, c’è Solomeo, il borgo-azienda di Brunello Cucinelli, che fonde lusso globale con la tradizione locale: forse in Umbria alberga un qualche genius loci che coniuga manifattura e “Grande Bellezza”, o semplicemente col tempo è cresciuto un humus di competenze diffuse che oggi rendono la regione un distretto del tessile di lusso.

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L’azienda eugubina TiSTYLEiT non è un marchio conosciuto al grande pubblico, ma Tiziana da 27 anni produce i capi di alta sartoria e le collezioni da sfilata per le principali case mondiali del lusso: dalla città che secoli fa vide San Francesco ammansire il Lupo, oggi partono fino a 150mila capi l’anno. I nomi dei marchi sono “Top Secret”, e «la riservatezza è uno dei motivi per cui le case del lusso ci scelgono da anni», spiega Tiziana, ma molti dei pezzi esclusivi in vendita nelle grandi boutique di mezzo mondo sono prodotti da questa azienda manifatturiera che oggi occupa 90 persone: è uno dei grandi datori di lavoro della città.

Al Servizio di Sua Maestà (Burberry)

Vestita di nero con un gilet viola di pelo lungo, la signora racconta la sua storia. Nata in un villaggio dell’Appennino, dopo il liceo classico a Gubbio, decide di iscriversi a Economia e Commercio: negli anni ’90, nelle Università, la parola magica e di moda era “logistica integrata”, un po’ come oggi lo è AI. Si laurea con una tesi sulla vicina Merloni Termosanitari, azienda di Fabriano del compianto Francesco Merloni e oggi quotata in Borsa, ma non andrà mai a occuparsi di logistica integrata: la passione per la moda e lo stile la porterà dal suo concittadino Roberto Menichetti.

Lo stilista di Gubbio, sul finire degli anni ’90, era uno dei creativi più famosi e potenti al mondo. Burberry, la storica casa inglese degli impermeabili, lo aveva chiamato per una missione impossibile: rilanciare il marchio, finito in disgrazia. Menichetti accetta e una parte dello stile e della produzione di Burberry trasloca proprio a Gubbio, dove il creativo aveva anche un laboratorio manifatturiero di famiglia. L’eugubino riesce nel miracolo inglese, tanto che poi Burberry approda pure in Borsa.

Tiziana, invece, impara il mestiere della produzione dei capi di lusso. Tra i tanti fornitori di Menichetti e Burberry c’è anche lo Studio Roscini: è un’altra azienda umbra, di Spello, da decenni specializzata in campionari e modelli per le grandi firme. «Mi chiedono di tenere i rapporti con questo fornitore e nasce una grandissima affinità con Anna Maria Roscini»,+ prosegue Tiziana, tanto che, alcuni anni dopo, la signora le fa un’offerta e la ragazza lascia Menichetti. Rimarrà moltissimi anni nello Studio Roscini: l’intesa con Anna Maria è così forte che Tiziana sale fino al ruolo di amministratore delegato. «Lì ho imparato tutto il possibile nella produzione di capi di lusso e nell’amministrazione di un’azienda manifatturiera», chiosa.

Il casolare-atelier di TiSTYLEiT

Alle pendici di Gubbio, l’imprenditrice Tiziana Crociani ha una casa-laboratorio dove, in un luogo ameno e riservato, nascono i capi della maggiori case mondiali del lusso

Parigi non val bene una messa

Le strade di Tiziana e Anna Maria, a un certo punto, si separano: è il 2014. Lei si dimette dall’azienda. I clienti storici con cui aveva negli anni stretto rapporti le promettono di sostenerla se si mettesse in proprio. Apre una partita iva e va in giro a fare dei pacchetti di campionari di aziende della moda. Nel frattempo rifiuta un’offerta di lavoro da Parigi perché «nella vita bisogna farsi guidare dalle proprie passioni». E la sua passione è fare capi di lusso. Le serve, innanzitutto, un locale dove ricevere i clienti e produrre. Lo trova dentro un un ex convento di monache, ristrutturato, nel centro di Gubbio: i primi clienti si innamorano del posto. L’attività ingrana e serve un locale più ampio: trova un casolare in campagna, con un roseto. Anche lì, un luogo che fa innamorare. Ma l’azienda cresce e serve più spazio ancora. Allora, arriva il casolare in pietra con annesso atelier segreto (più un laboratorio alle porte della città).

Oggi TiSTYLEiT fattura sopra i 10 milioni di euro (con utili dell’8%): il tutto tenendo sempre un basso profilo, mai inaugurazioni o eventi. L’anno di svolta è stato il 2017: «Non ce la facevo più da sola. Avevo bisogno di una mano». Il marito, Fabrizio Darena, già l’aiutava: dal lunedì al venerdì lavorava in un’azienda di calcestruzzo del gruppo Financo e nei fine settimana teneva la contabilità della TiSTYLEiT. È finita che la moglie ha assunto il marito, come direttore finanziario, oltre ad altri 15 dipendenti che in quell’anno da 5 passano a 20.

Capitalismo Artigiano

La ricetta della TiSTYLEiT è una “artigianalità industriale”. Ogni mattina, Tiziana fa il giro della fabbrica per parlare con tutti i dipendenti: ascolta anche i problemi personali. L’atelier creato nell’ex maneggio garantisce l’esigenza di segretezza dei clienti e un indispensabile grado di “poesia” perché «per produrre il bello bisogna essere circondati dal bello». Per questo anche il laboratorio è arricchito da opere d’arte e ha pure una mini-palestra con il meglio delle macchine Technogym: «Il benessere dei lavoratori è per me fondamentale». La filosofia del “capitalismo umanista”, resa celebre da Cucinelli, è un tratto comune e non per spirito di emulazione, ma perché è un valore diffuso in una regione ancorata alla tradizione.

Il 2024 è stato l’anno del rallentamento del lusso, dopo anni di crescita, pur interrotti dalla pandemia: anche la TiSTYLEiT ha risentito, indirettamente, della gelata. Ma non è quello a spaventare. Il vero problema della manifattura tessile oggi è la manodopera: TiSTYLEiT fatica a trovare lavoratori. L’anno scorso dall’Istituto Professionale locale si sono diplomate appena 5 maglieriste: «Bisogna ridare dignità ai lavori manuali, oggi snobbati perché ritenuti meno prestigiosi». Eppure è proprio la manifattura a essere più anti-fragile: durante il Covid, TiSTYLEiT non ha lasciato a casa nessun dipendente, mentre nel mondo del digitale è stato un disastro. Pure la carriera è assicurata: la responsabile dell’atelier di produzione è una ragazza con poco più di 30 anni.

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