Tir, imprese in fermento su transizione ecologica e dimensioni dei veicoli
In Italia elettrificazione al palo mentre gli operatori invocano la neutralità tecnologica. Salvini: «Contrari alla direttiva europea sui mega Tir»
di Marco Morino
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Il futuro delle flotte pesanti si gioca in Europa. In particolare, due dossier avranno un impatto rilevante sugli investimenti delle imprese: la transizione ecologica e la revisione della direttiva comunitaria su pesi e dimensioni dei veicoli industriali (Tir). Sul primo punto, la posizione delle imprese di autotrasporto, italiane ed europee, è chiara: sì alla transizione ecologica, no ai mandati di acquisto. Il riferimento è all’intenzione, manifestata dalla Commissione europea, di introdurre obiettivi obbligatori di acquisto di veicoli a zero emissioni (Vec) per gli operatori del trasporto. L’idea è quella di accelerare la decarbonizzazione delle flotte pesanti, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e favorendo l’adozione di tecnologie elettriche e a idrogeno.
Secondo il settore dell’autotrasporto, quelli che vengono definiti «mandati» rischiano di distorcere il mercato e di imporre oneri insostenibili alle imprese, soprattutto alle Pmi e alle aziende familiari, già alle prese con costi crescenti e margini di guadagno ridotti. Secondo le imprese, il trasporto su strada è impegnato nella decarbonizzazione, ma ritiene che la domanda di veicoli a zero emissioni debba crescere naturalmente, una volta garantite le condizioni favorevoli (infrastrutture di ricarica diffuse, costi accessibili, incentivi mirati).
Neutralità tecnologica
L’Italia, da parte sua, è impegnata in un serrato confronto con l’Europa per affermare il principio della neutralità tecnologica contro il dogma del «tutto elettrico» imposto dalla Commissione: ovvero, la possibilità di ricorrere a combustibili alternativi come i biocarburanti (tipo il biodiesel Hvo, che Eni ricava da scarti vegetali o animali e distribuito già in 600 stazioni in tutta Italia, oppure il biogas) quali soluzioni per ottenere la decarbonizzazione delle flotte pesanti. La presidente Ursula von der Leyen ha lasciato intendere la sua disponibilità ad accettare la neutralità tecnologica anche per l’autotrasporto. Ma per ora restano solo parole.
Dice Massimo Artusi, presidente di Federauto (concessionari): «In Italia, la transizione ecologica nel trasporto pesante è ancora al punto di partenza. Nel 2024, le immatricolazioni di camion elettrici sopra le 3,5 tonnellate sono state 213. Mi sorprende il trionfalismo di certi commenti, che si aggrappano alla percentuale di crescita del 115% rispetto ai 99 immatricolati nel 2023, facendo finta di non leggere che la quota dei Bev sul totale delle immatricolazioni è dello 0,3 per cento. E se vogliamo restare alle percentuali, quei 213 camion elettrici rappresentano lo 0,02% di un parco circolante di 752mila mezzi. Per di più - continua Artusi - si tratta in prevalenza di veicoli della fascia di peso immediatamente superiore alle 3,5 tonnellate: in pratica di furgoni un po’ più grandi. Al di sopra di questo peso, i camion elettrici immatricolati lo scorso anno in Italia sono stati 19 tra le 5 e le 16 tonnellate e 24 sopra le 16 tonnellate (30 nel 2023). E stando al parco circolante calcolato dall’Aci, sopra le 7,5 tonnellate, al 31 dicembre 2024 soltanto 26 erano su strada. C’è poco da trionfare». Anche nei Paesi in cui l’elettrificazione dei trasporti è più diffusa, grazie a massicce sovvenzioni pubbliche, come Svezia e Olanda, i camion pesanti a batteria non superano il 7% del parco. Osserva Artusi: «Gli obiettivi europei, se non saranno modificati, resteranno una chimera per tutti, almeno finché saranno in vigore le norme che legano la decarbonizzazione del trasporto stradale unicamente alla trazione elettrica».
Anche Anita (Confindustria) sostiene da tempo la neutralità tecnologica. Dice il presidente di Anita, Riccardo Morelli: «Nel corso dell’ultimo Consiglio ambiente Ue sulla revisione della legge Clima, il governo italiano ha sostenuto la nostra posizione, impegnandosi per introdurre un’indicazione chiara rispetto alla necessità di non imporre preclusioni sulle tecnologie utili a realizzare la decarbonizzazione. Allo stesso tempo, richiamiamo alla necessità che gli Stati membri possano essere sostenuti nel percorso di transizione ecologica dell’autotrasporto merci attraverso lo stanziamento di risorse europee per il ricambio strutturale delle flotte».



