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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Si chiude l’opas di Poste Italiane sul 100% di Tim: secondo i primi calcoli l’azienda guidata da Matteo Del Fante arriva all’85,82% del capitale. Le adesioni sono salite al 65,72% del capitale (ovvero l’82,2542% sulle azioni oggetto dell’offerta); sommata la quota che già Poste possiede in Telecom Italia la partecipazione totale della società guidata da Matteo Del Fante nel gruppo telefonico sale dunque all’85,82% circa.
Pur avendo oltrepassato di parecchio la condizione soglia del 66,67% che aveva posto in precedenza l’azienda (e poi eliminato) e nonostante l’accelerazione rispetto a ieri (quando Poste era al 75,6%), Poste manca seppur di poco il 90%, soglia che avrebbe fatto scattare lo squeeze out che permette all’azionista che ha raggiunto una soglia elevata del capitale di acquistare in via coattiva le azioni residue degli azionisti di minoranza e procedere a un veloce delisting.
Ora quindi si aprono vari scenari se si vuole centrare in fretta l’obiettivo del delisting. Poste potrebbe comprare sul mercato oppure potrebbe fondere Tim con un’altra controllata, tipo Poste Mobile, per fare un esempio. In questo modo dovrebbe liquidare cash gli azionisti che non hanno aderito all’opas.
Poste Italiane aveva eliminato la condizione soglia minima del 66,67% nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto e scambio sulle azioni di Tim, dopo il rilancio di 30 centesimi nella parte cash, portando l’offerta a 1,97 euro per azione (a cui si aggiungono 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim consegnato).
Tim passa dunque sotto il controllo pubblico: il ministero dell’Economia e delle Finanze detiene, direttamente e tramite Cassa Depositi e Prestiti, oltre il 50,1% del nuovo gruppo combinato, perdendo definitivamente lo status di azienda privata e indipendente.