NAIROBI - L’episodio sembra alle spalle. Le tensioni sottostanti non lo sono. Lo scorso primo agosto le autorità del Tigray hanno accusato il governo centrale di Addis Abeba di aver intentato una «guerra aperta» a colpi di artiglieria e droni su Shererina, sul confine occidentale fra la regione e il Sudan. L’amministrazione, capitanata dal Tigray People’s Liberation Front, contesta ad Addis Abeba la violazione dell’accordo di pace di Pretoria del 2022, minando un’intesa già fragile in origine e sempre più precaria nella sua attuazione. Le scintille fra i vertici tigrini e l’esecutivo di Abiy sono tutt’altro che inedite, complici le accuse etiopi di una sinergia tattica fra l’amministrazione di Macallè e un nemico a intermittenza come l’Eritrea. Le ultime violenze fanno temere una crescita di scala, a poco più di due mesi da un voto che ha rinsaldato il potere del Progress party di Abiy. Lo scenario di un’escalation immediata va accolto con cautela.
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«È dal dicembre del 2024 che ci si aspetta una nuova guerra» fa notare Federico Donelli dell’Università di Trieste. Sono più salienti, dice Donelli, le dinamiche interne ed esterne che potrebbero riverberarsi nell’area.
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Sul fronte interno, sia il governo centrale etiope che l’Eritrea hanno provato a «intestarsi» un ruolo di mediazione per accrescere il proprio peso nel Tigray. Sul fronte esterno, dice Donelli, è «evidente» che gli intrecci del Tigray rilevano tensioni e allineamenti più ampi fra Sudan, Corno d’Africa e Mar Rosso.
Il rischio di effetto domino fra Corno d’Africa e Mar Rosso
II combattimenti di Shererina incidono «più per la geografia che per la portata» evidenzia Bravin Onditi dell’HORN International Institute for Strategic Studies, sottolineando un tassello cruciale: gli scontri si sono consumati nel corridoio di Welkait, «l’unico lembo di terra in cui la disputa interna dell’Etiopia, la guerra del Sudan e la questione eritrea si toccano tutte insieme».
Un nuovo conflitto nel Tigray, ricorda Onditi, potrebbe evolversi in un conflitto interstatale con più attori e fronti di ostilità intrecciati: l’Eritrea dopo mesi di tensioni, il Sudan dell’esercito regolare di al-Burhan, la Somalia sotto lo scacco degli Shabaab. Il tutto, dice Onditi, sullo sfondo di un orizzonte chiave: la costa del Mar Rosso e gli intrecci di alleanze, con gli Emirati arabi uniti vicino all’Etiopia e l’Arabia Saudita orientata verso Asmara. Abiy, dice Onditi, ha vinto «comodamente» a giugno ma si ritrova incalzato su troppi fronti. La combinazione di forza politica e vulnerabilità territoriale, dice Onditi, è «il punto esatto in cui scoppiano le guerre».
Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"
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