World Aquatics Championships Singapore 2025

Thomas Ceccon: «Non riesco a fare altro che nuotare»

Al via Campionati Mondiali di Nuoto dove l’oro olimpico dei 100 dorso arriva con la sicurezza di mesi di allenamento tra Brisbane e Miami, una dieta con poche eccezioni e l’impegno a dimostrare «che sono il più forte».

di Marcello Frisone

Il campione olimpico Thomas Ceccon durante la gara dei 100 metri dorso a Parigi 2024, che gli è valsa la medaglia d’oro.. (Photo by Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)

7' di lettura

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In vasca è pura velocità, fuori è cristallino. Parla senza filtri, con la trasparenza dell’acqua, il suo elemento. Thomas Ceccon, oro olimpico nei 100 metri dorso a Parigi 2024, quando lo incontriamo ha già lo sguardo proiettato verso questi Mondiali di nuoto di Singapore. Ci arriva con una buona dose di fiducia e un bagaglio pieno di allenamenti, molti dei quali dall’altra parte del mondo. «A fine aprile ho gareggiato in Australia, dove ero arrivato a gennaio. A Brisbane ho trovato un buon ritmo, volevo capire a che punto ero. Direi che sto bene, mi sono allenato intensamente. Nei 200 metri dorso, in particolare, ho notato dei miglioramenti netti, ma in generale posso dire di essere cresciuto». Da lì è passato in Florida, due settimane a maggio con il suo allenatore: «Non mi sono trovato bene come in Australia. Una volta rientrato a casa, ho ripreso ad allenarmi con più serenità». Questo periodo di viaggi non è stato soltanto una tappa sportiva, ma un modo per mettere un po’ di distanza, allontanarsi dalle tensioni e dal carico delle aspettative. «Avevo bisogno di cambiare aria, a casa non ce la facevo più, per mille motivi. L’anno olimpico è sempre particolare. C’è chi, dopo aver vinto, tende a rilassarsi e chi, al contrario, se non ha fatto bene, vuole riscattarsi. Io, per ora, sono sereno. Con tutto il lavoro fatto da inizio anno, mi sento più tranquillo del solito. Ho ancora voglia di gareggiare e ai Mondiali vado con l’intento di dare il meglio. Certo l’emozione non è più quella della prima volta. Ho già vinto tutto quello che si poteva vincere, quindi quella fame che avevo prima... beh, non è più la stessa». L’obiettivo ovviamente è sempre quello di migliorarsi, guardando al record dei 200 dorso stabilito nel 2009 da Aaron Peirsol – 1’51’’92 –, forte di un primato personale, ovvero il record italiano dei 200 dorso, 1’55”71, che Ceccon ha ottenuto recentemente ai campionati australiani Open di nuoto a Brisbane. E poi i 100 metri: qui il record mondiale è il suo, 51”60 ai Mondiali di Budapest, nel 2022.

Vista della sede delle gare di nuoto artistico e nuoto ai Campionati Mondiali di Nuoto di Singapore 2025, che si svolgeranno dall’11 luglio al 3 agosto.

Ci sono giorni in cui anche i campioni avrebbero voglia di starsene a letto, oziare, non ascoltare il richiamo della piscina. «Prima di Parigi, anche quando non ne non avevo nessuna voglia, mi buttavo in acqua di slancio perché la motivazione era altissima. Adesso lo faccio comunque, ma con uno spirito diverso. In Australia il divertimento di un contesto nuovo è stato un buon incentivo. Tornato a casa, ad allenarmi praticamente da solo, è più difficile trovare ogni giorno l’entusiasmo. Però fai leva sulla determinazione e sulla volontà: io lo faccio e basta. So che arriveranno momenti in cui sarà più dura di adesso, è sempre così. Ma cerco di non pensarci troppo: vado avanti, mi tuffo, mi concentro e nuoto».

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Il successo delle Olimpiadi lascia un segno che può cambiare profondamente. «Come atleta, sì, mi ha cambiato. Ho acquistato più consapevolezza di me stesso, di quello che posso fare. Come persona, invece, no. Partecipo a qualche evento, qualche sfilata, la gente mi riconosce per strada, mi chiedono una foto, un selfie insieme. È tutto molto bello, ma io resto quello di sempre. I miei genitori mi hanno dato dei valori quando ero ragazzino, e io quei valori me li tengo stretti».

A 24 anni Ceccon considera ancora un lusso il fatto di poter vivere del suo sport. «È la cosa migliore che possa capitare a una persona, fare quello che ama. Io giro il mondo grazie al nuoto – anche se, a dire il vero, durante le gare non vedo molto dei luoghi in cui sono, a parte la piscina! –, ma ho possibilità che il 95 per cento dei miei coetanei non ha. E se guardo ai miei guadagni, non sono quelli di un calciatore o di un tennista, però mi bastano per fare ciò che voglio. Qualche volta mi piacerebbe saltare un allenamento, poi penso a chi si sveglia all’alba per andare in ufficio, in fabbrica o a studiare tutto il giorno. Quanta gente è fortunata come me a questa età?».

Un ritratto di Ceccon: quest’anno gareggia ai Mondiali di nuoto di Singapore, in programma dall’11 luglio al 3 agosto.

Quando prova a fare il conto delle medaglie vinte, si prende qualche secondo, poi alza le spalle. «Non saprei il numero preciso, ma tra Europei, Mondiali e Olimpiadi saranno una trentina». Lo dice con una naturalezza disarmante, la stessa che usa sulle questioni economiche. Gli chiedo qual è stato il suo acquisto più folle. «Non spendo quasi niente per me, compro un telefono nuovo ogni tre o quattro anni. La spesa più grande che ho fatto è stata una borsa Louis Vuitton per mia madre subito dopo le Olimpiadi. Lei non la voleva, ma io ho insistito: non le avevo mai regalato nulla. Era una cifra che adesso posso permettermi, ma in generale non faccio mai regali molto costosi, mi viene male. Io sono cresciuto con poco e conosco bene il valore dei soldi. Qualcuno mi dice che con i premi e i guadagni che ho ottenuto, dovrei iniziare a spendere di più, ma ho appena comprato casa e devo pagare quella. Non la considero un investimento, perché ci vivo. Per il resto è mio padre che mi aiuta a gestire qualche investimento in azioni, Etf e altro, affidandosi a professionisti».

Ceccon è nato a Thiene, provincia di Vicenza, nel 2001, si è allenato a Creazzo, poi si è trasferito a Verona sette anni fa. Considera il Veneto la sua casa, ma con sfumature diverse. «Nel periodo della scuola, non potevo uscire, mi allenavo troppo. Un po’ mi manca quella parte di vita, le uscite di gruppo, i grandi amici che ci si fa fra l’infanzia e l’adolescenza… Oggi sto bene, sono contento di vivere a Verona, però mi piace viaggiare. A Brisbane, a parte il cibo che non è il massimo, il clima e l’ambiente sono fantastici. Non mi trasferirei lì per sempre, ma ci tornerei volentieri per un altro periodo». Proprio il cibo, del resto, è un suo punto debole: Ceccon ama i dolci, soprattutto il cioccolato, e fa di tutto per evitarli. «Al ristorante vado al massimo una volta ogni due o tre settimane. Dopo le Olimpiadi, mi sono lasciato andare con qualche bicchiere in più – lo so, un atleta non dovrebbe farlo. Risultato? Sono tornato con sei chili in più. Ma ho 24 anni, mi piace divertirmi di tanto in tanto».

Nel 2018, l’ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro della Polizia ha rappresentato la vera svolta per la sua vita. «Lo ripeto: è bellissimo poter vivere di sport. Non tutti si rendono conto della fortuna di potersi allenare per anni, viaggiare e intanto prendere uno stipendio. Quando sono entrato nelle Fiamme Oro, mi ero appena trasferito. Mio padre, Loris, lavorava di notte come infermiere; mia madre, Gioia, era venuta con me e quindi non lavorava. Dovevamo pagare l’affitto. Lo stipendio mi ha permesso di continuare a nuotare e andare a scuola. È stato importante».

Il sentimento di gratitudine è una nota ricorrente, si rinnova molte volte nel corso della nostra conversazione. Al primo posto, non ha esitazioni, mette i suoi genitori. «Quando ero piccolo nuotavo in una piscina di Schio e ricordo che dicevo a mio padre che non mi sentivo seguito abbastanza dagli allenatori, facevano i turni, andavano a prendersi il caffè. Anziché dirmi di «non fare il difficile» o pensare che fossero i capricci di un bambino, i miei genitori hanno iniziato a portarmi a Vicenza per allenarmi quasi tutti i giorni: mio padre e mia madre si facevano 45 minuti all’andata e 45 al ritorno. Hanno fatto sacrifici che non tutti farebbero, nonostante la nostra famiglia non fosse ricca. Vogliono un gran bene a me e a mio fratello». Efrem è maggiore, ha due anni più di Thomas. «Nuotava con me, era molto forte e spesso mi batteva in allenamento. Era il mio punto di riferimento e ci divertivamo insieme. Tutti gli dicevano che era bravo, lui era l’unico che non ci credeva per davvero. Abbiamo due temperamenti diversi. Ha ottenuto qualche podio nei campionati italiani, ma poi ha mollato e ha trovato la sua strada: adesso fa l’infermiere, come nostro padre, e si è sistemato».

Nella costellazione degli affetti, ci sono gli amici, quelli veri, che non sempre coincidono con i compagni di corsia. «Forse fra noi c’è un po’ di invidia, di rivalità, non lo so. Certo, ci si conosce, ci si allena insieme, ci si vuole bene, ma l’amicizia profonda è un’altra cosa. Io ho solo un paio di amici che posso davvero definire tali: uno nuotava con me, e ora abita a Roma, l’altro era mio compagno di scuola a Vicenza. Ero molto legato a Federico Burdisso, ora un po’ meno. Il gruppo della Nazionale mi piace, è bello, ma per me gli amici sono altrove». Sul fronte sentimentale, invece, la situazione è semplice: la fidanzata non c’è. «Forse sarebbe potuta arrivare in Australia, chissà, e magari sarei rimasto lì, ma per ora sono single».

Il futuro è ancora tutto da costruire. «Che cosa farò fra dieci, vent’anni? Me lo chiedo spesso, ma non trovo una risposta. Proprio non lo so. Non ho passioni forti al di fuori dell’acqua, mi piacerebbe restare nel mondo del nuoto, anche se non è facile come sembra». Per ora, intorno all’acqua ruota tutto il suo mondo. «Anche quando sono in vacanza, amo il mare. Con mio fratello da piccoli andavamo in montagna a raccogliere funghi, e mi piacerebbe tornarci prima o poi. Ma per il momento, se riesco a ritagliarmi del tempo libero, faccio una settimana in Sardegna, ho una compagnia di amici a Cagliari». Quanto agli hobby, «sinceramente nessuno. Non riesco a fare altro che nuotare. Quando ho un po’ di tempo libero magari gioco a beach volley e in Australia, quando riuscivo, andavo a surfare fino a tre volte a settimana sulla Gold Coast. Di solito però, nei momenti di pausa, cerco anche di dormire. Sono troppo stanco e devo recuperare». Ecco il grande lusso di un campione olimpico, amato, fortunato e di successo, prima della sfida dei Mondiali di nuoto: chiudere gli occhi e dimenticare la sveglia.

APPUNTAMENTI MONDIALI DI NUOTO DI SINGAPORE, dall’11/7 al 3/8, worldaquatics-singapore2025.com.

Riproduzione riservata ©
  • Marcello Frisone

    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Digitale-Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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