Thomas Ceccon: «Non riesco a fare altro che nuotare»
Al via Campionati Mondiali di Nuoto dove l’oro olimpico dei 100 dorso arriva con la sicurezza di mesi di allenamento tra Brisbane e Miami, una dieta con poche eccezioni e l’impegno a dimostrare «che sono il più forte».
7' di lettura
7' di lettura
In vasca è pura velocità, fuori è cristallino. Parla senza filtri, con la trasparenza dell’acqua, il suo elemento. Thomas Ceccon, oro olimpico nei 100 metri dorso a Parigi 2024, quando lo incontriamo ha già lo sguardo proiettato verso questi Mondiali di nuoto di Singapore. Ci arriva con una buona dose di fiducia e un bagaglio pieno di allenamenti, molti dei quali dall’altra parte del mondo. «A fine aprile ho gareggiato in Australia, dove ero arrivato a gennaio. A Brisbane ho trovato un buon ritmo, volevo capire a che punto ero. Direi che sto bene, mi sono allenato intensamente. Nei 200 metri dorso, in particolare, ho notato dei miglioramenti netti, ma in generale posso dire di essere cresciuto». Da lì è passato in Florida, due settimane a maggio con il suo allenatore: «Non mi sono trovato bene come in Australia. Una volta rientrato a casa, ho ripreso ad allenarmi con più serenità». Questo periodo di viaggi non è stato soltanto una tappa sportiva, ma un modo per mettere un po’ di distanza, allontanarsi dalle tensioni e dal carico delle aspettative. «Avevo bisogno di cambiare aria, a casa non ce la facevo più, per mille motivi. L’anno olimpico è sempre particolare. C’è chi, dopo aver vinto, tende a rilassarsi e chi, al contrario, se non ha fatto bene, vuole riscattarsi. Io, per ora, sono sereno. Con tutto il lavoro fatto da inizio anno, mi sento più tranquillo del solito. Ho ancora voglia di gareggiare e ai Mondiali vado con l’intento di dare il meglio. Certo l’emozione non è più quella della prima volta. Ho già vinto tutto quello che si poteva vincere, quindi quella fame che avevo prima... beh, non è più la stessa». L’obiettivo ovviamente è sempre quello di migliorarsi, guardando al record dei 200 dorso stabilito nel 2009 da Aaron Peirsol – 1’51’’92 –, forte di un primato personale, ovvero il record italiano dei 200 dorso, 1’55”71, che Ceccon ha ottenuto recentemente ai campionati australiani Open di nuoto a Brisbane. E poi i 100 metri: qui il record mondiale è il suo, 51”60 ai Mondiali di Budapest, nel 2022.
Ci sono giorni in cui anche i campioni avrebbero voglia di starsene a letto, oziare, non ascoltare il richiamo della piscina. «Prima di Parigi, anche quando non ne non avevo nessuna voglia, mi buttavo in acqua di slancio perché la motivazione era altissima. Adesso lo faccio comunque, ma con uno spirito diverso. In Australia il divertimento di un contesto nuovo è stato un buon incentivo. Tornato a casa, ad allenarmi praticamente da solo, è più difficile trovare ogni giorno l’entusiasmo. Però fai leva sulla determinazione e sulla volontà: io lo faccio e basta. So che arriveranno momenti in cui sarà più dura di adesso, è sempre così. Ma cerco di non pensarci troppo: vado avanti, mi tuffo, mi concentro e nuoto».
Il successo delle Olimpiadi lascia un segno che può cambiare profondamente. «Come atleta, sì, mi ha cambiato. Ho acquistato più consapevolezza di me stesso, di quello che posso fare. Come persona, invece, no. Partecipo a qualche evento, qualche sfilata, la gente mi riconosce per strada, mi chiedono una foto, un selfie insieme. È tutto molto bello, ma io resto quello di sempre. I miei genitori mi hanno dato dei valori quando ero ragazzino, e io quei valori me li tengo stretti».
A 24 anni Ceccon considera ancora un lusso il fatto di poter vivere del suo sport. «È la cosa migliore che possa capitare a una persona, fare quello che ama. Io giro il mondo grazie al nuoto – anche se, a dire il vero, durante le gare non vedo molto dei luoghi in cui sono, a parte la piscina! –, ma ho possibilità che il 95 per cento dei miei coetanei non ha. E se guardo ai miei guadagni, non sono quelli di un calciatore o di un tennista, però mi bastano per fare ciò che voglio. Qualche volta mi piacerebbe saltare un allenamento, poi penso a chi si sveglia all’alba per andare in ufficio, in fabbrica o a studiare tutto il giorno. Quanta gente è fortunata come me a questa età?».
Quando prova a fare il conto delle medaglie vinte, si prende qualche secondo, poi alza le spalle. «Non saprei il numero preciso, ma tra Europei, Mondiali e Olimpiadi saranno una trentina». Lo dice con una naturalezza disarmante, la stessa che usa sulle questioni economiche. Gli chiedo qual è stato il suo acquisto più folle. «Non spendo quasi niente per me, compro un telefono nuovo ogni tre o quattro anni. La spesa più grande che ho fatto è stata una borsa Louis Vuitton per mia madre subito dopo le Olimpiadi. Lei non la voleva, ma io ho insistito: non le avevo mai regalato nulla. Era una cifra che adesso posso permettermi, ma in generale non faccio mai regali molto costosi, mi viene male. Io sono cresciuto con poco e conosco bene il valore dei soldi. Qualcuno mi dice che con i premi e i guadagni che ho ottenuto, dovrei iniziare a spendere di più, ma ho appena comprato casa e devo pagare quella. Non la considero un investimento, perché ci vivo. Per il resto è mio padre che mi aiuta a gestire qualche investimento in azioni, Etf e altro, affidandosi a professionisti».











