Tfr nel pubblico impiego tra ritardi e revisioni Ecco le magagne per i dirigenti della sanità
Per i lavoratori della Sanità pubblica non sono valutabili molti emolumenti del trattamento economico accessorio e, in particolare, per tutti i dirigenti non si conteggia la retribuzione di posizione parte variabile
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Il 17 febbraio scorso si è svolto a Roma un convegno nazionale sul tema “Il trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici”, organizzato da sette Confederazioni sindacali sulle complessive 14 riconosciute maggiormente rappresentative tra comparti e aree dirigenziali. Tra i principali promotori dell’iniziativa c’è la Cosmed che, con oltre 35.000 iscritti è la principale Confederazione sindacale della dirigenza del pubblico impiego e aggrega sei sindacati di categoria (Anaao, Aaroi, Fvm, Fedirets, Anmi, Andprosan) in rappresentanza di coloro che, a buon morivo, possono ritenersi i più danneggiati dalle norme capestro sulle liquidazioni nel pubblico impiego.
Una sentenza inascoltata
L’evento ha riscosso molto interesse e quasi tutti i giornali ne hanno parlato. In particolare, sul quotidiano del Sole 24 ore, l’articolo di Gianni Trovati ha ricostruito le vicende degli ultimi anni dalla sentenza della Corte costituzionale n. 130 del 23 giugno 2023 - totalmente inascoltata dal Governo – fino alla recentissima ordinanza del Tar Marche n. 105 del 15.2.2025 che ha rimesso nuovamente la questione alla Consulta. Oltre che ai tempi biblici previsti per il pagamento – anche fino a sette anni - ampio spazio è stato dedicato alla quantificazione di dettaglio delle perdite subite dagli interessati nonché alle proposte di legge avanzate dal M5S ma subito arenate in Parlamento per scontati problemi di copertura finanziaria. Si stima che l’impatto della vertenza si aggiri sui 4,4 mld di euro che, sommati ad altre pesantissime partite aperte – monetizzazione delle ferie, retribuzione dovuta durante le ferie, buoni pasto - porterebbero al default finanziario dello Stato.
Tutte le tematiche trattate nel convegno riguardano sostanzialmente la tempistica di pagamento del Tfs/Tfr che risale a 15 anni fa nella sua già inaccettabile definizione ma che, a causa dell’inflazione degli ultimi anni, ha raggiunto oggi livelli micidiali in termini di perdita di potere di acquisto.
Il gap di trattamento tra pubblico impiego e privato
L’aspetto che vorrei analizzare in questa sede va oltre rispetto al dibattito del convegno ricordato sopra e consiste in una questione che è a monte e precede i tempi di pagamento, cioè la notevole e ingiustificata differenza strutturale tra la liquidazione nel pubblico impiego e quella a carico dei datori di lavoro privati.
Nonostante l’ipocrita denominazione di “Tfr”, la liquidazione del personale della Sanità pubblica non ha niente a che fare con le regole sancite dall’art. 2120 cc, tanto è vero che si chiama ancora Indennità Premio di Servizio (IPS) come quando venne istituita nel 1968 a carico dell’Inadel. Queste le sostanziali differenze:








