Scenari

Tessile-abbigliamento, export in calo: il made in Italy minacciato dalla concorrenza a basso costo

Secondo Confindustria Moda nel 2025 le esportazioni italiane calano dell’1,6%. Tengono i mercati storici, arranca ancora l’Asia, con la Cina che sfiora il -12%. Il presidente Sburlati: «Necessarie politiche adeguate per sostenere la filiera»

di Redazione Moda

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Un contesto internazionale ancora complesso, una domanda disomogenea e una crescente pressione competitiva globale hanno pesato sull’export del commercio estero del Tessile-Abbigliamento italiano: secondo Confindustria Moda, nel 2025 le esportazioni del comparto si sono attestate a 36,9 miliardi di euro, in flessione dell’1,6%, a fronte di un aumento del 2,4% delle importazioni, salite a 26,5 miliardi di euro, segnalando una progressivo riequilibrio degli scambi e una maggiore penetrazione dei prodotti esteri nel mercato.

A sostenere l’export italiano sono ancora una volta i mercati storici: la Francia si conferma primo partner commerciale con 4,7 miliardi di euro (+0,7%), seguita dalla Germania (3,6 miliardi, stabile) e dagli Stati Uniti (2,9 miliardi, +0,8%). Si tratta di mercati maturi che continuano a garantire una base solida alla presenza internazionale del Made in Italy, nonostante il rallentamento del ciclo economico.

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Più critica, invece, la dinamica nei mercati asiatici, dove si registra una contrazione significativa delle esportazioni: la Cina segna un calo dell’11,9%, Hong Kong del 6,6% e la Corea del Sud del 16,3%. Un andamento che riflette il rallentamento della domanda globale e, in particolare, dei segmenti legati al lusso.

Sul fronte opposto, le importazioni mostrano una crescita, trainata soprattutto dai Paesi extra-UE, che rappresentano ormai oltre i due terzi dei volumi complessivi. La Cina si conferma primo fornitore con 4,6 miliardi di euro (+8,0%), seguita da una serie di Paesi asiatici in forte espansione: Bangladesh (+5,8%), India (+3,9%), ma soprattutto Vietnam (+24,0%) e Cambogia (+26,0%) registrano gli incrementi più marcati. Questa dinamica evidenzia un rafforzamento delle catene produttive internazionali a basso costo e una pressione crescente sulla competitività della filiera italiana, in particolare nelle fasi più esposte alla concorrenza globale.

Il saldo commerciale del settore resta positivo, ma in contrazione, confermando una fase di transizione che richiede attenzione e interventi mirati.

«Il 2025 mostra una tenuta dei nostri mercati di riferimento, in Europa e negli Stati Uniti, ma anche una preoccupante crescita delle importazioni, soprattutto dall’Asia in particolare relative all’ultra fast-fashion - ha dichiarato Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda -. È un segnale chiaro di pressione competitiva che impone di rafforzare la presenza internazionale e sostenere la filiera con politiche adeguate, in particolare nuovi accordi di libero scambio come quelli con il Mercosur, l’Australia e, con misure di tutela, con l’India»

In questo scenario Confindustria Moda ribadisce la necessità di interventi urgenti a sostegno della competitività del settore, dal costo dell’energia agli strumenti per l’internazionalizzazione, regole certe su 5.0 ed iperammortamento per preservare il ruolo centrale del Tessile-Abbigliamento italiano sui mercati globali ed il suo contributo al PIL italiano.

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