Big tech

Tesla crolla, Musk perde il «tocco magico»

Il titolo scende sotto i mille miliardi di capitalizzazione, lontana dagli obiettivi-monstre alla vigilia del piano di incentivi al ceo - Pesa la trimestrale, i ritardi di Optimus e l’effetto SpaceX

(AP Photo/Godofredo A. Vásquez) AP

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Brusco risveglio per Tesla, con il titolo che a Wall Street ha perso oltre il 15% negli ultimi giorni, precipitando molto vicino alla soglia psicologica dei 300 dollari, sotto i mille miliardi di capitalizzazione, azzerando tutto il guadagno degli ultimi dodici mesi. Non solo è lontanissima la vetta degli 8.500 miliardi di dollari di capitalizzazione, formulata dal ceo Elon Musk alla fine dell’anno scorso in occasione della presentazione del personale maxi-piano di remunerazione decennale, ma anche la soglia dei 3.500 miliardi, stimata da molti come il punto di approdo successivo una volta passata la boa dei 1.000 miliardi, appare al momento un ostacolo difficile da raggiungere.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’ultima trimestrale è stata per molte ragioni deludente, ma le ragioni delle difficoltà sono, ancora una volta, in gran parte slegate dal business automobilistico e riguardano i ritardi nella messa a terra della strategia di espansione nel comparto dei robotaxi e dell’intelligenza artificiale, e investono per certi versi anche la recente Ipo di Spacex.

Loading...

Dall’orbita al ritorno a terra

La convinzione di molti analisti è che la compagnia di lanci spaziali di Elon Musk possa essere stata in questi anni, il carburante di gran parte dell’ipervalutazione di Tesla. Al di là della quota di Spacex in pancia all’azienda automobilistica texana, i business e le strategie aziendali delle due realtà sono separati, ma le attività sono compenetrate: Tesla vende batterie Megapack e Cybertruck a SpaceX, mentre il chatbot di Ai Grok è disponibile in alcuni veicoli Tesla. Ma, soprattutto, fino a prima della Ipo, i multipli di Tesla incorporavano, in parte, anche alcune aspettative «rivoluzionarie» di una parte del mercato (sperando magari in un’integrazione futura, in modo da giustificare gli obiettivi di capitalizzazione monstre). Ora che Spacex è quotata, un’alternativa «pura» sul mercato c’è, e molti flussi si sono spostati in questa direzione. Va da sè, poi, dalla parte opposta, che il recente crollo della stessa Spacex, scivolata sotto il prezzo dell’Ipo, abbia trascinato anche Tesla, cannibalizzandola, anche a causa dei rischi incrociati riguardanti gli sviluppi delle due società. Musk, nella sintesi di molti osservatori, starebbe perdendo il suo «tocco magico» nella capacità di convincere gli investitori sul fatto che la direzione di navigazione del suo impero sia quella corretta.

La lenta corsa di Optimus

Questo porta al secondo fattore del rallentamento del titolo, vale a dire le prospettive ancora non del tutto convincenti su una rapida adozione dei robotaxi e in generale delle nuove sfide legate all’intelligenza artificiale che il gruppo sta affrontando. Anche lo stesso Elon Musk, a questo proposito, è stato abbastanza elusivo nell’ultima conference call con gli analisti, giustificandosi con un non ottimale stato di salute. Oltre alla difficile espansione dei servizi di robotaxi sul mercato americano, il ritardo riguarda, in particolare, anche lo sviluppo del robot umanoide Optimus. Le stime iniziali avevano previsto oltre 1.000 robot pienamente operativi e produttivi all’interno delle fabbriche Tesla entro la fine dello scorso anno. In realtà l’obiettivo è ancora lontano: Tesla ha confermato di aver dismesso definitivamente le storiche linee di montaggio delle auto Model S e Model X nella fabbrica di Fremont per fare spazio ai macchinari di Optimus, ma la produzione formale sulla nuova linea non è ancora iniziata e l’avvio, previsto nelle prossime settimane sarà, per dirla con le partole dei vertici, «estremamente lento».

L’equilibrio dei conti

Sono proprio gli impegni sull’Ai che hanno condizionato l’ultima trimestrale di Tesla, che ha registrato un aumento delle consegne e una crescita dei ricavi, accompagnata però da un incremento delle spese, che ha gravato sugli utili. Nel dettaglio, i ricavi totali sono stati nel trimestre pari a 28,24 miliardi di dollari (+26% rispetto allo scorso anno), superando le stime degli analisti ferme a 26,71 miliardi. L’utile per azione è stato invece di 0,33 dollari, sotto del 39% rispetto agli 0,54 dollari stimati dagli analisti. L’utile netto è stato di 1,11 miliardi di dollari, in calo del 5% su base annua, sostenuto parzialmente solo da guadagni contabili una tantum, mentre il margine lordo complessivo è sceso al 16,8% (contro il 19,4% atteso). Il Capex, come previsto e annunciato in più occasioni, è più che raddoppiato, balzando a 5,79 miliardi di dollari (+142%) per finanziare l’acquisto di infrastrutture di calcolo e chip per l’Ai. A causa di questi massicci investimenti, Tesla ha dovuto registrare un deficit di cassa di 1,1 miliardi di dollari, bruciando liquidità. È la prima volta che succede dall’inizio del 2024. Inoltre le spese di ricerca e sviluppo sono salite a 2,37 miliardi di dollari, guidate dall’addestramento dei modelli per il software dei Robotaxi e per il robot Optimus. In sintesi, Tesla sta investendo massicciamente per diventare leader nel settore dei veicoli autonomi e dei robot umanoidi in futuro. Ma il mercato, sebbene avvertito, ha reagito negativamente a una prospettiva di free cash flow negativi nel breve termine, oltre che all’Ebitda margin in calo (penalizzato da minori prezzi medi di vendita delle auto e dal calo degli incentivi).

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti