Finanza e cooperazione

Terzo settore, ecco quanto pesa in Italia la finanza sociale

Cgm Finance, sistema consortile che sostiene la cooperazione sociale, ha registrato una crescita dell’8,5% degli impieghi (27,1 milioni) nel 2025

di Daniela Russo

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La finanza sociale mostra nel 2025 segnali di tenuta. Nonostante la forte instabilità geopolitica e la volatilità dei mercati, si registra una ripresa dei finanziamenti e un rafforzamento di alcuni indicatori operativi. Allo stesso tempo, però, persistono criticità legate all’accesso al credito e alla capacità di trasformare le risorse disponibili in investimenti effettivi nell’economia sociale. È quanto emerge dai dati di Cgm Finance, il sistema finanziario consortile che sostiene lo sviluppo della cooperazione sociale, che chiude l’anno con un aumento degli impieghi e un rafforzamento della propria base sociale.

Le sfide imposte dalla “permacrisi”

Il 2025 si inserisce in una fase che molti operatori definiscono ormai di “permacrisi”, caratterizzata da una successione di shock globali: dalla pandemia da Covid-19 alle tensioni geopolitiche, fino agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. In questo scenario, anche i mercati finanziari hanno registrato volatilità e incertezza.

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Tuttavia, la riduzione dei tassi di interesse avviata dalla Banca centrale europea tra il 2024 e il 2025 ha contribuito a riattivare il credito, favorendo una ripresa dei finanziamenti anche nel comparto del non profit. In questo contesto, Cgm Finance ha registrato nel 2025 impieghi complessivi pari a 27,1 milioni di euro, in crescita dell’8,5% rispetto al 2024. Le nuove delibere ammontano a 16,9 milioni di euro, in aumento rispetto ai 16,2 milioni del 2024, mentre la raccolta si è attestata a 33,6 milioni di euro, con un incremento più contenuto (+1%) dopo il forte balzo dell’anno precedente.

Un elemento rilevante riguarda la struttura dei finanziamenti, sempre più orientata al medio-lungo periodo: l’87% delle operazioni ha una durata compresa tra i 12 e i 60 mesi, con una crescita delle operazioni di durata superiore ai cinque anni. «L’allungamento dei finanziamenti è un elemento importante perché consente alle organizzazioni di pianificare meglio gli investimenti», sottolinea il presidente di Cgm Finance, Francesco Abbà.

Il modello Cgm Finance

Alla base di questi risultati c’è il modello mutualistico su cui opera Cgm Finance, che rappresenta il braccio finanziario della rete Cgm, composta da oltre 630 cooperative e imprese sociali e più di 42mila lavoratori. Il sistema funziona attraverso la raccolta di risorse dai soci con eccedenze di liquidità, che vengono poi impiegate per finanziare altri soci. I depositi sono stati remunerati nel 2025 con un tasso medio del 2,21%, mentre i finanziamenti sono stati erogati a un tasso medio del 4,40 per cento.

La base sociale di Cgm Finance continua a crescere: al 31 dicembre 2025 i soci sono 437, con 23 nuovi ingressi nell’anno, tra cooperative sociali, consorzi, fondazioni e associazioni. Si tratta di una rete diffusa su tutto il territorio nazionale, con una maggiore concentrazione nel Nord Italia ma con operazioni anche nel Mezzogiorno.

Un contributo rilevante allo sviluppo dell’attività è arrivato dagli strumenti europei di garanzia. In particolare, l’accordo con il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), nell’ambito del programma InvestEU, ha consentito di rafforzare l’accesso al credito per le imprese sociali. La garanzia copre fino all’80% del rischio dei finanziamenti per un periodo che può arrivare a 12 anni e ha contribuito a migliorare le condizioni di accesso per i beneficiari. Negli ultimi cinque anni, le operazioni garantite hanno superato le 280 unità, per un totale di oltre 45 milioni di euro.

Uno sguardo critico sul futuro

Accanto agli elementi positivi, restano tuttavia alcune criticità strutturali. Il primo tema riguarda l’accesso al credito: a fronte di un numero elevato di organizzazioni non profit attive in Italia, solo una quota limitata riesce a instaurare rapporti stabili con il sistema finanziario. A incidere sono diversi fattori, tra cui i requisiti prudenziali applicati dalle banche e i tempi di istruttoria.

Le possibili direttrici di sviluppo riguardano sia il lato dell’offerta sia quello della domanda. Da un lato, si evidenzia la necessità di rafforzare gli strumenti di garanzia e di sviluppare prodotti finanziari con orizzonti temporali più lunghi, coerenti con la natura degli investimenti sociali. Dall’altro, emerge l’esigenza di sostenere il rafforzamento patrimoniale delle organizzazioni e di migliorarne la capacità di pianificazione finanziaria.

Il non profit continua a confermare una certa resilienza anche nelle fasi di crisi, con segnali di crescita in termini di occupazione e volumi di attività. Resta però aperta la sfida di rendere più efficace il collegamento tra finanza e sviluppo sociale, rafforzando un ecosistema che, pur mostrando segnali di evoluzione, non ha ancora espresso appieno il proprio potenziale.

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