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Terziario, dai contratti minori retribuzioni giù fino al 40%

Secondo uno studio del Cnel l’applicazione di un contratto “minore” rispetto al Ccnl leader penalizza un aiuto pasticcere per 6mila euro, per un cameriere il delta sfiora i 4.900 euro con riflessi sui contributi pensionistici

di Giorgio Pogliotti

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Per un aiuto pasticcere l’applicazione di un contratto “minore” rispetto al contratto leader può comportare una penalizzazione di oltre 6mila euro (-40,4%). Per un cameriere d’albergo il delta sfiora i 4.900 euro (-28,9%) e per un cameriere di ristorante supera i 4.700euro (+25,6%).

Tutto ciò ha riflessi sul montante contributivo per la pensione, che è di gran lunga inferiore, ma le differenze si estendono anche gli istituti normativi contrattuali spesso peggiorativi nei contratti “minori” (straordinario, welfare, permessi).

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Differenze tra il 14% e il 40% nella retribuzione fissa

 È il quadro che emerge dallo studio realizzato da Michele Tiraboschi (presidente della Commissione dell’informazione Cnel e ordinario di diritto del lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia) e Larissa Venturi (Direzione per la programmazione e il coordinamento delle politiche settoriali del Cnel), discusso e approvato dalla Commissione dell’informazione del Cnel che si focalizza sul terziario di mercato, comparando i tre contratti leader del settore riconducibili al sistema contrattuale promosso da Confcommercio, con Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil con i due Ccnl sottoscritti da federazioni di categoria comparativamente non rappresentative ma che hanno un minimo grado di radicamento ed effettiva applicazione nel settore, cioè i Ccnl riconducibili al sistema Anpit-Cisal relativamente al commercio, al turismo e ai pubblici esercizi, prendendo a riferimento dieci profili professionali rappresentativi dei tre settori. La comparazione è stata effettuata dopo aver elaborato schede contratto per ciascun Ccnl e per ogni livello contrattuale applicando, come deliberato dalla Commissione dell’informazione, i parametri di valutazione previsti dal Codice dei contratti pubblici.

Lo studio prende in considerazione, in linea con le indicazioni del Codice contratti pubblici per la verifica della equivalenza contrattuale, le componenti fisse della retribuzione globale annua (minimi tabellari, contingenza, Edr mensilità aggiuntive e ulteriori indennità) e i trattamenti normativi basici (lavoro supplementare e straordinario, clausole elastiche nel part-time, periodo di prova, preavviso, permessi retribuiti, bilateralità, previdenza e sanità integrativa…), in vigore nel gennaio 2026 per una regione di riferimento (Emilia Romagna).

In tutti i profili esaminati, i contratti del sistema Confcommercio presentano livelli retributivi sensibilmente superiori rispetto ai contratti Anpit, con scostamenti che oscillano, a seconda delle figure professionali, tra il 14% e oltre il 40% della retribuzione fissa annua del terziario di mercato.

Differenze strutturali incidono in particolare sulla presenza della quattordicesima mensilità, sul livello complessivo dei minimi tabellari e, conseguentemente, sulla base imponibile previdenziale e sulla contribuzione pensionistica teorica. Un’ulteriore criticità riguarda l’inquadramento professionale: l’assimilazione di figure tradizionalmente collocate a livelli diversi nei contratti leader può determinare effetti significativi, in senso peggiorativo per i lavoratori, sul piano economico e normativo. Va segnalato che lo scorso 10 marzo è stato rinnovato dal sistema Anpit-Cisal il Ccnl del turismo e pubblici esercizi, ma dalle rilevazioni degli autori dello studio «il quadro non cambia, restano i divari e l’impatto è minimo».

Le distanze retributive per lo stesso profilo

Prendiamo un aiuto pasticcere, con il totale delle componenti fisse la retribuzione annua è di 21.614 euro con il contratto leader del sistema Confcommercio Fipe (livello 5), rispetto ai 15.394 euro del contratto “minore” per pari livello (D2), con una differenza di 6.220 euro (+40,4%). Il gap è legato all’incidenza della quattordicesima e dal livello complessivo della retribuzione fissa, si aggiunga poi la differenza sulla parte normativa, perché il Ccnl del sistema Confcommercio prevede, in media, maggiori tutele in materia di Rol e permessi, integrazioni malattia/infortunio, straordinari, welfare contrattuale, preavviso più lungo nelle anzianità elevate, mentre quello del sistema Anpit-Cisal presenta elementi di maggiore flessibilità organizzativa e un comporto progressivo più estensibile. La base contributiva ai fini pensionistici fa registrare una differenza di 2.052 euro a vantaggio del contratto leader.

Passiamo ad un’altra figura, quella del macellaio specializzato: in questo caso la differenza tra la retribuzione globale annua del contratto leader e di quello minore è di 5.572 euro (27.745 euro contro 22.173 euro) con uno scostamento del 25,1%. Anche in questo caso sul versante normativo lo studio del Cnel evidenzia che la differenza è determinata dall’incidenza della 14ª mensilità e dal livello complessivo della retribuzione fissa del Ccnl. Non solo. Sul versante normativo il Ccnl del sistema Confcommercio-Fipe prevede, in media, maggiori tutele in materia di: permessi e Rol, copertura economica malattia/infortunio, durata periodo di prova, maggiorazioni part-time e straordinari, welfare contrattuale e previdenza complementare più strutturati. Quello Anpit Cisal presenta maggiore flessibilità organizzativa e un comporto estensibile, ma tali elementi «non compensano gli scarti sulle tutele principali». La differenza retributiva ha effetti sul montante contributivo ai fini pensionistici che ha uno scarto di 1.838 euro a vantaggio del Ccnl Fipe.

Passiamo ad un cameriere di albergo, il Ccnl Confcommercio Federalberghi prevede 21.804 euro (livello 5) rispetto ai 16.909 euro del Ccnl Anpit Cisal (per livello d1) con un differenza di 4.895 euro, ed uno scostamento del 28,9%. Che ha riflessi sulla contribuzione annua ai fini pensionistici, che ha un divario di 1.615 euro. Sul piano normativo il contratto leader prevede, in media, maggiori tutele in materia di riduzione oraria e permessi straordinario più protetto, durata del periodo di prova, integrazioni malattia, welfare settoriale strutturato. Il contratto “minore” offre maggiore flessibilità organizzativa e un comporto estensibile, ma anche in questo caso tali elementi «non compensano le differenze sulle tutele principali».

Per un cameriere di ristorante la differenza è di 4.714 euro, pari al 25,6%, anche in questo caso gli istituti normativi sono più vantaggiosi nel Ccnl Fipe (permessi, straordinario, integrazioni malattia, welfare), e si registra una differenza di 1.556 euro nella contribuzione annua ai fini pensionistici.

Tre novità importanti

«Questo lavoro di analisi è importante per almeno tre ragioni – spiega il professor Tiraboschi -, la prima è che finora ci sono state molte ricerche comparative, ma questo è il primo studio di una istituzione pubblica a cui, peraltro, la legge assegna espressamente la potestà di disporre indagini, anche di natura campionaria, sulle retribuzioni e le condizioni di lavoro nel settore privato. La seconda è che i ricercatori potevano usare parametri decisi arbitrariamente, in questo caso si usano parametri di legge previsti dal Codice dei contratti pubblici. Il terzo è che queste risultanze sono a beneficio delle istituzioni, delle parti sociali e delle 4.500 stazioni appaltanti per trarre le loro valutazioni sulla equivalenza contrattuale e il dumping retributivo nel terziario».

Proliferano i Ccnl di microsigle

Come è noto il presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha promosso la riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti per far “pulizia” del gran numero di Ccnl siglati da associazioni non rappresentative, con un’applicazione irrisoria, che spesso prevedono condizioni peggiorative per i lavoratori. Anche nel terziario di mercato si assiste alla proliferazione negli anni di Ccnl depositati nell’Archivio del Cnel, la stragrande maggioranza con campo d’applicazione residuale: si è passati dai 26 (1995) ai 37 (2005), ai 112 (2015) fino ai 263 rilevati al 31 dicembre 2025 (il 25% dei Ccnl vigenti del privato presenti nell’Archivio) riferiti a un totale di 5.272.680 lavoratori e di 879.448 aziende. «Questa proliferazione di contratti - aggiunge Tiraboschi - che hanno un’applicazione del tutto residuale è probabilmente legata al fatto che una volta depositato il Ccnl all’archivio del Cnel, i soggetti firmatari chiedono ad Inps e Inail i codici per la riscossione di contributi a favore di patronati ed enti bilaterali che rappresentano un’importante fonte di ricavi».

Proprio per lanciare un segnale al governo, le associazioni datoriali più rappresentative (Federturismo Confindustria, Fipe Confcommercio, Assoturismo Confesercenti, Federalberghi …) hanno inviato una lettera, disertando il tavolo del 17 marzo al ministero delle Imprese dove erano state convocate un gran numero di micro sigle, minacciando di non presentarsi al ministero del Lavoro alla riunione del 9 aprile sul lavoro stagionale se verranno convocate anche organizzazioni non rappresentative che praticano il dumping contrattuale.

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