Terrawatt, in pipeline 200 Megawatt per progetti fotovoltaici. Focus sul Centro Italia
«Siamo in forte crescita e continuiamo a investire in nuove iniziative sul territorio», spiega in una intervista a Radiocor, il ceo Patrizio Donati
3' di lettura
3' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor)- Nata nel 2022 da una diversificazione della Donati Spa, attiva nel settore delle opere pubbliche di infrastrutture, Terrawatt punta sul Centro Italia per sviluppare impianti fotovoltaici. «Al momento», spiega il ceo, Patrizio Donati, in una intervista a Radiocor «abbiamo più o meno 200Megawatt di fotovoltaico in sviluppo. I primi megawatt dovrebbero essere allacciati entro questa estate e abbiamo quasi 60Megawatt di eolico che stiamo sviluppando on shore e poi quasi 200 Megawatt di Bes che stiamo sviluppando separatamente».
«Per quanto riguarda la nostra pipeline fotovoltaica pensiamo di ottenere gli iter autorizzativi alla costruzione su tutti i nostri progetti che sono quasi una ventina tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027», ha aggiunto. A livello geografico «siamo focalizzati esclusivamente in Italia, in particolare nel Centro Italia e in regioni come la Basilicata dove abbiamo 60 Megawatt di progetti eolici che stiamo realizzando. Il programma è di continuare a investire nell’eolico perché crediamo nella bontà dell’investimento soprattutto onshore. La nostra pipeline è in forte crescita e continuiamo a investire in nuove iniziative sul territorio».
Donati ritiene che il conflitto in Iran possa apportare cambiamenti importanti in tema di rinnovabili. «Credo che la volontà si sposterà sempre più sulla necessità di una indipendenza energetica. Penso che dal 2027 in poi cominceremo a vedere molti più stimoli a livello legislativo per favorire investimenti o comunque per accelerare gli iter autorizzativi. In Italia ci sono molti progetti e solo autorizzandone una parte possiamo tranquillamente arrivare ai nostri obiettivi del 2030 ma il problema sono gli iter legislativi che sono fermi da anni. Serve una spinta per sbloccare i progetti già in cantiere».
Parlando in generale del settore il top manager evidenzia come sul fronte dell’eolico on shore «gli iter autorizzativi molto complessi da gestire. In molti pensano al fotovoltaico pensando che il sole sia uniforme un po’ ovunque mentre con l’eolico i vincoli sono molto più complessi da gestire. Le zone dove si possono realizzare questi impianti sono molto combattute dai diversi operatori. Non siamo nell’Irlanda del Nord dove riceviamo un vento costante. L’impatto di questi interventi è molto più serio sul paesaggio rispetto a un impianto fotovoltaico». Ancora di più questo ragionamento si applica al segmento off shore: «in Italia bisogna mantenere una distanza di circa 12miglia nautiche dalla costa che è una distanza importante. Quindi implica che i siti che verranno realizzati dovranno sostenere grandi investimenti d connessione. A questo va aggiunto la complessità non solo della tutela dell’ambiente ma anche quella tecnica che, sempre a differenza del Mare del Nord dove il fondale è relativamente basso e quindi si possono realizzare impianti con i pali nel fondale marino, l’Adriatico, che è la nostra principale risorsa di vento, ha un fondale molto basso e non permette realizzazione di impianti di questo genere». Secondo il top manager «ad oggi c’è un grande sviluppo dell’eolico on shore negli anni ma quello off shore è rimasto sostanzialmente in stallo perché per poter realizzare questi impianti gli investitori non accettano le dimensioni di rischio senza avere un minimo di garanzia tramite aste statali per fissare le proprie revenues. Dal 2024 stiamo aspettando le gare in questo settore e questo ha portato ad uno stallo».









