Societa

Tenuto a battesimo il primo G7 inclusione e disabilità

Dal Canada alla Tunisia, dagli Usa al Giappone, dal Sud Africa al Vietnam l’impegno globale per l’attuazione della convenzione dell’Onu

di Monica D'Ascenzo

Le delegazioni di tutto il mondo sul palco allestito nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, 14 ottobre 2024. ANSA/GIANMATTEO CROCCHIONI

3' di lettura

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«Abbiamo bisogno di essere ascoltati». Il messaggio sul palco dell’inaugurazione del G7 Inclusione e disabilità è di Francesca Donnarumma, sordo cieca laureata in giurisprudenza. Ma in realtà la sua è la voce di quasi otto milioni di italiani che vivono con una disabilità. Ad ascoltarla non solo la ministra italiana delle disabilità, Alessandra Locatelli, ma anche gli altri rappresentanti dei Paesi che parteciperanno in questi giorni al primo G7 dedicato al tema dell’inclusione e della disabilità. «È una giornata importante per il nostro Paese, ci ritroviamo qui per dare un segnale forte sull’inclusione, sulla disabilità e per la valorizzazione della persona» ha sottolineato la ministra Locatelli nell’apertura dei lavori, aggiungendo: «Ormai il cambiamento è iniziato anche nel nostro Paese con la riforma sulla disabilità, ma deve essere portato avanti anche nell’attività quotidiana, soprattutto sburocratizzando, semplificando, pensando sempre che qualsiasi cosa si fa lo si deve fare per tutti e soprattutto vedendo in ogni persona le potenzialità e non i limiti».

Da tutto il mondo

A farle eco le parole dei 12 ministri e capi delegazione che si sono alternati al microfono per portare il loro saluto e il loro impegno, a partire da Sara Minkara, consigliera speciale Usa per i diritti internazionali sulla disabilità che ha ringraziato Locatelli per aver «collocato la disabilità nella mappa del G7 a livello ministeriale.

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Questo non avrà un impatto solo sull’1,3 miliardi di persone con disabilità al mondo, ma su tutti noi», sottolineando poi il tema dell’occupazione: «Da qui al 2030 ci saranno 85 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo della tecnologia e noi dobbiamo essere parte di questa innovazione».

Nessuno viene lasciato indietro

Kamal Khera, ministra per la diversità, l’inclusione e le persone con disabilità del Canada ha evidenziato: «Oggi e nei prossimi giorni avremo l’occasione di dimostrare che stiamo facendo passi in avanti nel nostro impegno per rendere l’inclusione una priorità nelle nostre nazioni. Se come Paese vogliamo raggiungere il nostro pieno potenziale ci dobbiamo assicurare che l’accessibilità sia posta come priorità. In Canada vogliamo costruire un Paese senza barriere entro il 2040 nello spirito vero del “nulla senza di noi”».

E il concetto «nessuno deve essere lasciato indietro» è tornato nei discorsi dei ministri di diversi Paesi, dalla Gran Bretagna al Vietnam, dal Giappone al Sudafrica, dalla Tunisia alla Francia. «Nessuna persona sarà svantaggiata per la propria disabilità» ha ribadito Kerstin Griese, segretario di Stato presso il ministro federale del lavoro e degli affari sociali tedesco, mentre Alfred Mutua, ministro del lavoro e della protezione sociale del Kenya, ha spiegato l’impegno del Paese affinché «in tutte le istituzioni e in tutte le aziende ci siano persone con disabilità» nell’ottica di una società che sappia guardare a tutte le complessità del reale.

«Le sfide - ha poi sottolineato Helena Dalli, commissaria europea per l’uguaglianza - che dobbiamo affrontare possono essere superate solamente se allineiamo i nostri sforzi per attuare la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità in modo sistematico».

Le richieste di concretezza delle associazioni

Sul palco si sono alternati anche i rappresentanti delle associazioni e testimonial. Francesca, sorella di Anna con sindrome di Down, si è rivolta direttamente ai ministri: «Vi chiedo delle scuole a misura di tutti, vi chiedo che l’inclusione vada oltre l’accessibilità fisica, vi chiedo un’inclusione che continui nella vita adulta con più opportunità lavorative e progetti di autonomia. Sogno che Anna si possa realizzare in un lavoro che le piaccia e contribuire in una società che l’accoglie». Un sogno condiviso da tutte le famiglie che ieri riempivano la piazza Inferiore di San Francesco ad Assisi.

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