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Tecnologia: il “Buy European” è possibile

di Giacomo Chiorino*

Adobestock

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Il piano “Made in Europe” dell’UE, in rampa di lancio in questi mesi, punta a una vera e propria ricostruzione della sovranità della manifattura europea, fiore all’occhiello della nostra economia e impatta su aziende produttrici di beni e di servizi.

Un’ottima idea. Cosa possiamo fare invece noi consumatori per aiutare l’Europa a diventare più forte e indipendente e per farla uscire da questa scomodissima posizione di “cuscinetto” fra la sempre meno affidabile America e la sempre più forte Asia?

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La nostra tesi è che lato consumi sia spesso una questione di abitudine quella che ci mantiene ancorati a fornitori non europei, di scomodità e di tempo necessario per cambiare. Non una questione di qualità del prodotto.

Abbiamo fatto una lunga analisi sul campo allo scopo di mostrare come il “Buy European” sia applicabile a molti settori e ve lo mostriamo per una delle aree più “difficili” e cioè quella legata alla tecnologia, settore dominato da altri paesi e dove l’Europa offre, apparentemente, poco.

Pensiamo che il ragionare a medio termine su cosa voglia dire avvalersi di un’azienda europea, specie nello scenario geopolitico attuale, abbia molto senso. Cosa succederebbe alla vostra vita se Alphabet decidesse di staccare la spina al vostro account e alla vostra Gmail? Per decisione propria o imposta da qualcuno. Quali problemi dovreste affrontare? Quante informazioni perdereste? Quanti servizi a cui accedete andrebbero risettati?

Analizzando a fondo quattro aree diverse (browsers, e-mail providers, messaggistica e pagamenti digitali) abbiamo scoperto che le alternative ci sono:

- Browser: stufi di passare i vostri dati al quasi monopolista Google (Usa, market share 65%) o a chi vi propone Apple sul vostro Iphone (Safari, Usa, 17%) o a Microsoft (Hedge, Usa, 5%)? Avete varie alternative europee, le migliori delle quali ci paiono essere Vivaldi (Norvegese, iperpersonalizzabile, molto sicuro e tutelante lato privacy dei vostri dati) e Qwant (Francia, motore di ricerca puro con un buon funzionamento anche su mobile).

- E-mail provider: le alternative europee ai colossi Gmail, Yahoo, Icloud o Me.com (tutti made in Usa) non mancano. Proton Mail vi offre un ottimo servizio e anche la sicurezza della privacy Svizzera. Le tedesche Tuta Mail e Mailbox.org sono considerate molto sicure e sono state costruite con una particolare attenzione alla crittografia dei dati.

- Messaggistica: ad oggi sembra impossibile trovare alternative a WhatsApp (USA), ma in Europa lato privacy e sicurezza siamo più avanti. Ci sono Threema (Svizzera), 12 milioni di utenti e 2000 aziende o scuole che la impiegano su larga scala, funziona con crittografia end-to-end, e non c’è bisogno di registrare un numero di telefono o un indirizzo e-mail. Wire (Svizzera e Germania), 20 milioni di utenti, perfetta per la messaggistica aziendale e le videoconferenze in alternativa a Teams (Usa), con estrema attenzione alla privacy e ai dati interni.

- Pagamenti digitali: qui l’Europa è una potenza tecnologica spesso sottovalutata perché grazie a normative come la PSD2 ha favorito la nascita di soluzioni che oggi competono alla pari (e in alcuni casi superano) i colossi statunitensi. Il caso più emblematico è Adyen, la piattaforma olandese rivale di Stripe (USA) e della costosissima in termini di commissioni PayPal (USA), che in un’unica piattaforma tecnologica connette direttamente i commercianti ai vari circuiti di pagamento mondiali, semplificando la gestione di e-commerce e punti vendita fisici. Oppure c’è Wero, il nuovo sistema di pagamento europeo nato dall’iniziativa EPI (European Payments Initiative) che si propone come l’alternativa diretta ai circuiti Visa/Mastercard, permettendo pagamenti istantanei da conto a conto tramite smartphone. Anche Nexi (Italia) è un player importante che ha comprato numerosi competitors crescendo molto nell’ultimo decennio.

(*) Esperto di analisi economiche di Banca Patrimoni Sella

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